Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
maggiore frequenza tra i giovani in età inferiore ai 21 anni e sembrano essere più diffusi tra gli impiegati, in particolare tra gli impiegati nel ter ziario che tra gli operai. La mobilità verticale è più sensibile tra i giova ni con più di 24 anni. Seppure il dato sia statisti camente debole, inoltre, la mobilità verticale nell ’ industria sembra essere superiore alla mobi lità nel terziario. Si ricava l ’ impressione, infatti, che le carriere nell ’ industria siano più rapide che nel terziario e, in particolare che il «passaggio» da operai a impiegati sia più comune in fabbrica che nei servizi. I giovani che intraprendono un ’ attività auto noma — sia in seguito ad un periodo di adde stramento sul lavoro, sia per «spirito imprendito riale» o inserendosi nell ’ azienda dei familiari — sono una categoria assai composita: a fianco a giovani con basso livello di scolarità, vi sono an che giovani con titolo di studio relativamente elevato; del pari insieme a giovani che provengo no da famiglie di operai e artigiani, soprattutto nel caso del commercio, vi sono anche giovani che provengono da strati sociali alti. Coloro che hanno un lavoro che non richiede il titolo di studio conseguito sono prevalente mente diplomati negli istituti tecnici per ragio nieri e licenziati dai licei occupati come lavorato ri manuali comuni nell ’ industria e nel terziario. A completare il quadro, sono utili due ele menti: il primo riguarda le modalità di ricerca e di accesso al lavoro; il secondo le modalità di car riera per quella componente di occupati per i quali è possibile intravedere almeno un inizio di carriera «vera». La maggioranza degli occupati hanno trovato il lavoro attuale o usufruendo delle informazioni raccolte tra amici e parenti (41%) o presentan dosi direttamente a datori di lavoro (17,9%); il 21,7%, invece, hanno trovato lavoro tramite in vio di domande scritte o partecipando a concorsi; il 12,2% lavorano presso un familiare o un pa rente; solamente per il 4,7% è stata determinan te l ’ iscrizione agli uffici di collocamento. La ricerca del lavoro, dunque, avviene rara mente tramite canali istituzionali e, al contrario, assume una straordinaria importanza l ’ insieme dei rapporti sociali e familiari nei quali il singolo lavoratore è inserito. Per un verso ciò ripropone il problema della riforma del collocamento, del la sostanziale incapacità di questa sede di funge re da mediatore tra chi domanda e chi offre lavo ro. Per altro verso, soprattutto, testimonia che il singolo lavoratore, ancor più se giovane, ha una conoscenza molto parziale e limitata dei posti di lavoro disponibili: «la inefficienza e la scarsa tra
sparenza dei sistemi informativi e allocativi — osserva D. Del Boca — motivano il ricorso, da parte dei soggetti in cerca di occupazione, alla rete dei rapporti familiari come strumento di in formazione e di accesso al mercato del lavoro». Più precisamente, come sottolinea P. Oster- man, i giovani utilizzano canali di accesso al mercato del lavoro che sono stati già percorsi da persone che essi conoscono. I lavoratori dipendenti per i quali è possibile individuare una carriera in termini di continuità nel contenuto professionale del lavoro, aumento del grado di professionalità, miglioramento del le condizioni lavorative e del livello del reddito, si dividono in tre gruppi: — il 9% migliorano la propria posizione nel la scala occupazionale in modo assai complicato, cambiando non soltanto posto di lavoro, ma an che ramo di attività; — il 36,8% hanno una carriera nello stesso ramo di attività attraverso il cambiamento di set tore, di impresa e di posto di lavoro; — solamente il 54,2% hanno una carriera che si realizza tutta all ’ interno della stessa im presa e dello stesso posto di lavoro. Carriere «interne» — che si compiono, cioè, nello stesso posto di lavoro — e carriere «esterne» — contraddistinte dal mutamento del posto di lavoro e/o del settore e ramo di attività — si ri scontrano in proporzioni che, in prima approssi mazione, paiono dello stesso ordine di grandez za tra giovani con titolo di studio e professione differente. Assai poche sono le ricerche empiriche sul mo do in cui i giovani hanno il loro ingresso sul mer cato del lavoro. Alcuni autori (Davidson e An derson, Hollinshead, Osterman) dividono la mobilità professionale in due fasi nettamente di stinte. Nella prima fase — che comprende la gran parte dei giovani al di sotto dei 22 anni e coloro che hanno abbandonato la scuola da circa un an no e mezzo — la scelta del lavoro è casuale e la disponibilità verso il lavoro a tempo pieno è molto scarsa. Le imprese che offrono le condizioni di impie go migliori considerano troppo rischioso l ’ inve stimento per addestrare forza-lavoro poco «affi dabile» e tendono a non assumere questo strato di giovani alle loro prime esperienze lavorative che sul mercato del lavoro hanno un comporta mento particolarmente instabile. L ’ occupazione giovanile, dunque, si concentra in settori e tipi d ’ impresa in cui il contenuto del lavoro è basso, il posto di lavoro insicuro, e le possibilità di car riera molto limitate.
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