Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
in seguito alla nascita dei figli. Il 5,3%, invece, hanno cambiato tipo di lavo ro: alcune sono diventate lavoranti a domicilio; altre si sono inserite come coadiutrici nell ’ azien da del marito. Le donne che più delle altre hanno la carriera interrotta, spezzata o, in qualche modo, modifi cata dal matrimonio e dalla nascita dei figli, sembrano essere quelle che hanno un titolo di studio basso. L ’ impressione di fondo è, dunque, che — so prattutto tra le donne con un livello di istruzione elevato — il matrimonio e la nascita dei figli de terminino l ’ uscita dal mercato del lavoro o mo difichino il percorso lavorativo in misura molto meno massiccia che tra le generazioni preceden ti. 4.3. Le condizioni di lavoro A questo stadio di elaborazione dei dati, l ’ analisi delle condizioni di lavoro verte su tre in dicatori: il contratto di lavoro, le caratteristiche del lavoro ed il livello di reddito. La grande maggioranza dei lavoratori dipen denti (89,1%) hanno un regolare contratto; il 2,8% sono assunti in prova; il 4,6% a tempo de terminato; il 3,5% invece, lavorano senza un re golare contratto. Con contratti a termine sono occupati in mi sura maggiore le femmine dei maschi e gli im piegati più degli operai. Si può osservare, inol tre, che la percentuale dei giovani assunti a tem po determinato è più elevata nella pubblica am ministrazione che negli altri settori. A lavorare senza contratto sono prevalente mente le donne ed i più giovani. La quota del «lavoro nero» tra gli occupati che lavorano a tempo pieno sembra essere, dunque, di dimensioni modeste. Ciò non significa che lo sia in generale tra i giovani: con tutta probabilità — per le ragioni di cui si è detto nelle pagine precedenti — la quota di lavoratori in nessun modo tutelati si concentra soprattutto tra gli stu denti che lavorano a tempo parziale o solamente per alcuni mesi all ’ anno. Assai più significativo è l ’ esame delle condi zioni di lavoro. La parte più cospicua degli inter vistati affermano di lavorare in un ambiente con fortevole (77,5%) e di fare un lavoro interessan te (87,7%) e variato (79,6%) che richiede appli cazione (86,2%). In un numero relativamente limitato di casi, tuttavia, il lavoro richiede conoscenze particolari (30,2%), capacità di adattamento a situazioni
nuove (38,7%) e consente di incrementare la propria professionalità (40,4%); solamente il 33,7% dei giovani dichiarano di svolgere compi ti che permettono l ’ iniziativa individuale ed un numero ancora minore (23,5%) non sono sog getti ad uno stretto controllo da parte dei supe riori. Poco più della metà considerano il loro la voro socializzante e soltanto il 24,2% lavorano in gruppo. La grande maggioranza, infine, non ritengono di avere buone possibilità di carriera (79,8%) e di essere ben pagati (82,7%). Il lavoro delle donne ha caratteristiche negati ve assai più del lavoro degli uomini. Per una quota notevolmente superiore di donne, infatti, il lavoro è poco interessante, monotono, non ri chiede particolare destrezza e non comporta ac cumulo sensibile di capacità professionale. Poco più dell ’ 11% delle giovani lavoratrici — contro il 27,4% dei lavoratori — intravedono rilevanti possibilità di carriera. Nella distribuzione tra «buoni» e «cattivi» la vori, i giovani al di sotto dei 21 anni appaiono come i meno favoriti. Si può notare che i tipi di lavoro a minor contenuto professionale che non necessitano di capacità e conoscenze specifiche, i lavori più ripetitivi e nei quali il margine di ini ziativa individuale è più limitato, si concentrano in misura particolarmente sensibile in questa fa scia di età. Impiegati, insegnanti, lavoratori autonomi, intermedi e operai specializzati considerano il lo ro lavoro interessante e variato in proporzioni su periori rispetto agli operai qualificati e comuni. Operai qualificati e comuni hanno compiti che spesso non richiedono particolare applicazione e non consentono iniziativa individuale e accumu lo di professionalità, fanno tipi di lavoro che più di frequente non permettono i contatti umani e più delle altre categorie sono soggetti al control lo da parte dei superiori. Nondimeno, l ’ area la voro dequalificato (o, almeno, percepito come tale) è ben vasta anche fra i lavoratori «intellet tuali»: fra i giovani insegnanti ed impiegati, ad esempio, soltanto il 28% ritengono che per svol gere il loro «mestiere» siano necessarie capacità e conoscenze specifiche: una percentuale che — si noti — è dello stesso ordine di grandezza che tra i lavoratori manuali comuni. Va osservato da ultimo che, pur con ampi margini di insoddisfazione, i giovani laureati e diplomati danno un giudizio del lavoro che compiono più positivo di coloro che hanno un li vello di scolarità inferiore. Alcuni elementi importanti emergono anche dall ’ esame della retribuzione. Quasi il 60% dei giovani che lavorano hanno dichiarato di guada 109
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