Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
gnare tra le 400 e le 600 mila lire al mese; il 16,1% guadagnano meno; il 14,9% guadagna no di più. Poiché è ragionevole assumere che la grande parte di coloro che non rispondono — che sono il 9% — appartengano alle classi di reddito più elevate, è assai probabile che nella realtà questa quota superi il 20%. I lavoratori hanno redditi di gran lunga più al ti delle lavoratrici: la percentuale di maschi che guadagnano più di 500 mila lire al mese è poco meno che doppia rispetto alla percentuale delle femmine. I giovani meno pagati, inoltre, si raggruppano in misura particolarmente rilevante nelle classi d ’ età inferiore (15-17 anni). Uno strato consistente dei giovani con basso li vello di reddito è presente sia tra gli operai che tra gli impiegati ed i lavoratori autonomi. Inse gnanti, impiegati e lavoratori autonomi, tutta via, sono categorie professionali assai meno omo genee dei giovani operai. In particolare, tra i la voratori autonomi coloro che guadagnano molto e coloro che guadagnano molto poco sono per centualmente più numerosi che negli altri grup pi sociali. In parte queste forti differenze di red dito dipendono dal fatto che, mentre nelle classi di età più elevate le forme del lavoro autonomo coincidono — in buona sostanza — con quelle degli «adulti», tra i più giovani molti sono dispo sti non soltanto ad intraprendere, ma anche ad «inventare» forme di attività «marginali» che, con tutti i vantaggi «del non dipendere da nessu no», sono tipicamente a basso reddito. La relazione tra retribuzione e livello di istru zione, infine, non è affatto lineare. Se è vero che i lavoratori che hanno una retribuzione più ele vata si riscontrano con maggiore frequenza tra i diplomati ed i laureati, va notato d ’ altra parte che la fascia di reddito più bassa è composta in proporzioni simili da giovani che al massimo hanno ultimato le scuole dell ’ obbligo e da di plomati e laureati. Le componenti più discriminate dell ’ occupa zione giovanile sembrano essere, dunque, le donne ed i più giovani. Per quanto riguarda questi ultimi la discrimi nazione ha una duplice origine: tra gli occupati che appartengono alle classi di età inferiori, è re lativamente più elevata la quota di coloro che hanno un basso grado di istruzione e si sono pre sentati sul mercato del lavoro da poco tempo. È più alta cioè la quota di forza-lavoro che non ha avuto alcun addestramento specifico, né a scuola né, soprattutto, sul lavoro e che tende ad essere «intrappolata» nelle attività a minor contenuto professionale.
Diverse le ragioni della discriminazione nei confronti delle donne. In primo luogo, la divi sione tra «lavori maschili» e «lavori femminili» tende a precludere alle donne l ’ accesso ai posti di lavoro di particolare responsabilità e che go dono di un maggior riconoscimento sociale. In secondo luogo, non meno importante, la segregazione della forza-lavoro femminile nei posti di lavoro meno qualificati e meno retribuiti deriva dal suo maggior costo. Nota F. Padoa Schioppa: «Sebbene (...) le la voratrici siano efficienti quanto i loro colleghi maschi quando siano poste in identiche condi zioni a svolgere le stesse mansioni, esse costano più dei lavoratori perché, in presenza di una ten denziale eguaglianza retributiva, fattori biologi ci, culturali e sociali abbassano la durata media della loro vita attiva, riducono le ore annue da esse lavorate, aumentano l ’ assenteismo e la insi curezza delle loro prestazioni lavorative». Seppure con minore chiarezza, inoltre, è pos sibile individuare un terzo gruppo di giovani con titolo di studio alto, che fanno lavori mal retri buiti e/o poco soddisfacenti. Questo strato ha dimensioni modeste ed è composto, probabilmente, da giovani che hanno terminato gli studi da poco e, nell ’ attesa di un lavoro migliore, si accontentano di ciò che trova no: l ’ esempio tipico è quello dei diplomati che accettano, solitamente per poco tempo, i lavori manuali meno qualificati. Caratteristiche per molti versi simili hanno i giovani insegnanti che insegnano nelle scuole private «per fare punti» o i neolaureati, specializ- zandi, ecc. che gravitano intorno agli istituti universitari mantenendosi con altre attività a tempo parziale. In questi ultimi esempi, tutta via, l ’ accento va posto sul fatto che si tratta di componenti della offerta di lavoro assai «rigide»: si tratta, cioè, di giovani che, nel lungo periodo, sono disposti ad accettare solamente tipi di lavo ro con caratteristiche particolari. 5. Conclusioni Quanto discusso fin qui è largamente coerente con la tesi della «eterogeneità qualitativa dell ’ of ferta di lavoro giovanile avanzata da S. Bruno. L ’ idea di fondo è che l ’ offerta di lavoro giovanile è “ segmentata ” : strati forza-lavoro con caratteri stiche oggettive e soggettive diverse costituiscono gruppi “ non reciprocamente competitivi ” — e non facilmente sostituibili — che operano su di versi segmenti del mercato del lavoro». In particolare, i percorsi studio-lavoro dei gio
110
Made with FlippingBook Ebook Creator