Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

mati negli istituti a indirizzo umanistico (magi strali, istituto d ’ arte, licei) hanno sicuramente più difficoltà a trovare un lavoro non soltanto dei diplomati negli istituti tecnici per l ’ industria e l ’ agricoltura, ma anche dei diplomati negli istituti tecnici commerciali. Del pari le difficoltà di trovare impiego per un laureato in lettere so no sicuramente maggiori che non per un laurea to in economia. All ’ interno di ciascuno dei quattro sottomer cati si riscontrano differenze profonde sia sulle condizioni di lavoro che nella retribuzione. E, presumibilmente, le possibilità di aver accesso da subito ad un «buon» impiego si modificano anche relativamente alle informazioni sui posti di lavoro disponibili delle quali il singolo lavora tore è in possesso. In questo contesto assumono rilevanza due aspetti: la famiglia di appartenen za e le esperienze di lavoro durante gli studi. Proprio perché la famiglia è uno dei canali privi legiati di accesso al mercato del lavoro, apparte nere ad una famiglia «forte» consente ragione volmente un migliore inserimento nel lavoro. Il fatto che, in alcuni casi, si riscontri continuità tra il tipo di lavoro svolto durante e al termine degli studi, sembra suggerire che, a parità di altre con dizioni, i giovani che hanno lavorato a scuola ab biano un inserimento più agevole nel mercato del lavoro. Entrambi i fattori, evidentemente, giovano a svantaggio dei giovani che provengono dalle classi sociali meno agiate e che iniziano a lavorare al termine dell'obbligo. I diversi sottomercati non sono tra loro rigida mente divisi. I risultati della ricerca sembrano indicare che la mobilità professionale dei lavora tori al di sotto dei 30 anni dà origine ad almeno tre flussi significativi: — il primo tra il lavoro manuale non qualifi cato ed il lavoro non manuale qualificato; — il secondo tra il lavoro manuale non quali ficato ed il lavoro manuale qualificato; — il terzo tra l ’ area del lavoro manuale e l ’ area del lavoro non manuale; questo terzo flus so riguarda prevalentemente lavoratori poco pro fessionalizzati. Nei primi due casi — dal lato dell ’ offerta di lavoro — hanno un ruolo determinante i proces si di apprendimento che si compiono sul merca to: sia l ’ acquisizione di professionalità specifica sul lavoro che, in qualche misura, gli stessi corsi professionali, favoriscono la mobilità ascendente nella scala occupazionale; più in generale al di sopra di 24-26 anni, assume importanza il siste ma di automatismi connesso con l ’ anzianità di lavoro. Nel terzo caso, la mobilità del lavoro manuale

verso il lavoro non manuale sembra essere deter minata, in primo luogo, dal sistema di valori nei confronti del lavoro: dalla valutazione, cioè, che i giovani danno nei confronti del lavoro da «col letto blu» e da «colletto bianco». I processi di differenziazione dell ’ offerta di la voro descritti, pur cogliendo alcuni aspetti strut turali sono, in qualche senso, delle «scatole vuo te» se non si considerano le domande specifiche in relazione al lavoro che si manifestano nel mondo dei giovani e che tendono a modificare i loro comportamenti sul mercato. Nel mercato del lavoro nel suo complesso e all ’ interno di cia scun sottomercato, in altre parole, si riversano le esigenze e le aspirazioni in termini di orario di lavoro, di aspettative di reddito e di qualità del lavoro, che sono il sintomo di una segmentazio ne dell ’ offerta di lavoro giovanile assai più arti colata. 1. Premessa Ci si propone, in questa sezione, di descrivere quale sia il modo in cui i giovani guardano al la voro: con quale disponibilità, con quali aspetta tive, muovendo quali critiche alle domande che vengono loro rivolte dall ’ apparato produttivo. In questa prospettiva — e in questa fase di esame preliminare dei dati raccolti — vengono presi in considerazione tre gruppi di domande. Il primo era rivolto a studiare i criteri di giudi zio sulla base dei quali i giovani valutano i posti di lavoro disponibili; il secondo gruppo di do mande mirava ad accertare quali fossero l ’ orario di lavoro, il settore di lavoro, ed il datore di lavo ro preferiti; il terzo insieme di domande infine — in qualche modo ribaltando l ’ ottica seguita all ’ inizio — tentava di porre in luce quali fossero i lavori che i giovani preferirebbero non fare, e le ragioni di questo rifiuto. L ’ obiettivo perseguito, in questo lavoro di analisi dei dati raccolti, non è stato semplice- mente quello di dar conto del modo in cui i gio vani si sono suddivisi tra le varie opzioni che era no loro offerte dal questionario: si è cercato, in vece, di raggruppare i giovani in diversi «tipi» complessi, ciascuno definito da più parametri. Il tentativo compiuto ha, ovviamente, il senso IL L ’ ATTEGGIAMENTO VERSO IL LAVORO

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