Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
ore alla settimana? — saresti disponibile a lavorare in un am biente malsano? — accetteresti un lavoro pesante e noioso?». La domanda, come è facile osservare, discrimi na in modo netto tra la lunghezza dell ’ orario e la monotonia o la penosità del lavoro. Le risposte si sono distribuite nel modo che se gue. Più dell ’ 80% dei giovani inclusi nel campio ne, sono disposti a lavorare più di 40 ore settima nali per guadagnare più di due milioni al mese. Questa percentuale è sensibilmente più bassa tra le donne, i giovani con più di 24 anni e gli im piegati. Fra gli altri la grande maggioranza (77,6%) lavorerebbero fino a 50 ore alla settimana. Non pochi (18,3%) sono disposti a lavorare fino a 60 ore settimanali ed alcuni (3,7%), ancora di più. Per ottenere un reddito elevato, più degli altri sono disposti a lavorare molto a lungo i maschi, i meno giovani, gli operai ed i lavoratori autono mi. Si può osservare, dunque, che tra i giovani con più di 24 anni è più elevata che nella media sia la percentuale di chi, comunque, non è disposto a lavorare a lungo, sia di quella di chi, pur di otte nere alti guadagni, è disposto a lavorare anche più di 50-60 ore alla settimana. Il confine fra gli uni e gli altri sembra coincidere, almeno in par te, con quello tra lavoratori intellettuali e lavora tori manuali. Molto più incerta, invece, è la scelta di fronte ad un lavoro pesante e noioso: pur di guadagna re 2 milioni al mese soltanto il 26,9% accette rebbero di farlo. Come nel caso precedente que sta quota cresce tra i maschi (32,2%) e tra i lavo ratori manuali (33,2%) mentre, al contrario, non varia in misura sensibile al variare dell ’ età. Infine, sono pochissimi coloro che, per perce pire un reddito elevato, accettano di lavorare in un ambiente malsano: la percentuale supera di poco il 5 %. Quali sono le implicazioni di questi dati? Vi è, innanzitutto, conferma del fatto che un certo numero non è, qualunque sia la ricompen sa, disposto a lavorare a lungo: sono coloro che rispondono di non essere, in nessun caso, dispo sti a lavorare più di quaranta ore alla settimana. Tra questi sono certamente inclusi coloro che alla domanda precedente chiedevano soprattutto un lavoro poco faticoso. Va notato il fatto che di questo gruppo fanno parte un gran numero di donne. Viene confermata, anche, l ’ esistenza di un gruppo di giovani che, per incrementare il loro
reddito, accetterebbero non soltanto di lavorare a lungo, ma anche di fare lavori pesanti e noiosi e, talvolta, di lavorare in un ambiente malsano. (Anche se, — è bene ricordarlo — è assai bassa la quota di coloro che per «danaro» sono disposti ad accettare condizioni di lavoro cattive molto a lungo). Si può forse avere un ’ idea dello spessore di questa fascia riflettendo al fatto che, come si è detto, la percentuale di intervistati disponibile, per un alto reddito, a fare un lavoro «pesante e noioso» è del 32,2 %. Tutti gli altri giovani sembrano disponibili, in cambio di un alto reddito, a lavorare molto a lungo, ma non a svolgere un lavoro pesante e noioso. Si prepone, quindi, ancora una volta il problema del contenuto del lavoro, che mostra anche in questo caso di avere una importanza as solutamente decisiva. (Il contenuto del lavoro, si badi, può essere definito in modi diversi: si va dal lavoro «interessante e variato», a quello «so cialmente utile», a quello «che consente molti contatti»). 3.1. La scelta tra agricoltura, industria e terzia rio Il 10,2% degli intervistati preferirebbero lavo rare in agricoltura; il 15,9% nell ’ industria ed il 27,9% nel terziario; molto vasta l ’ area degli «in decisi» (27,5%) e dei giovani per i quali il settore di attività non è importante (18,3%). A voler lavorare in agricoltura e nell ’ industria sono più i maschi delle femmine, mentre tra queste ultime, sono assai più numerose coloro che preferirebbero un impiego nel terziario. Verso il settore terziario, si orientano in misu ra particolarmente sensibile gli studenti (35,6%) ed i lavoratori autonomi (34,7%). Analogamen te preferiscono l ’ impiego nei servizi e nella pub blica amministrazione una percentuale elevata (38,2%) dei figli dei dirigenti e dei liberi profes sionisti. Tra i giovani, dunque, la quota più elevata sceglierebbero di lavorare — e, come si è dimo strato, effettivamente lavorano — nel terziario. È forse interessante notare che gli strati giovanili che più degli altri hanno questo orientamento sono gli stessi dai quali provengono buona parte degli occupati nella pubblica amministrazione e nei servizi. Questo dato è un ulteriore elemento 3. Il settore di lavoro, il datore di lavoro, e l ’ orario di lavoro preferiti
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