Problemi della transizione 1983

Realtà giovanile

I giovani qualificati, posti nel mercato del la voro, ed i giovani meno qualificati, che dal lavo ro vogliono soprattutto reddito, scelgono proba bilmente di lavorare a tempo pieno. I dati appe na riferiti pongono in luce, con una ulteriore specificazione rispetto a quanto si è detto sinora, che in questi due tipi sono incluse anche circa un terzo di tutte le donne disponibili al lavoro. In questi due tipi, cioè, che pure sono compo sti in prevalenza da maschi, vi è una forte com ponente femminile. Non è possibile, a questo li vello di elaborazione, capire in che modo le gio vani donne si distribuiscano tra la componente «forte», e quella che potrebbe dirsi «ordinaria», o «comune», della forza lavoro. Inoltre, quel 10% circa di giovani che vorreb bero lavorare soltanto «qualche giorno alla setti mana», o «qualche mese all ’ anno» certamente appartengono a quel gruppo di intervistati che hanno dichiarato la loro preferenza per un lavoro leggero. Ed è interessante osservare che le rispo ste nell ’ orario di lavoro mostrano che questi gio vani hanno origini sociali di vario genere e sono presenti in modo relativamente uniforme tra le diverse professioni. Un altro gruppo, infine, sempra prendere for ma dallà analisi a questa domanda: ed è rappre sentato da tutte quelle donne — pari, come si è detto, a due terzi del totale — che dichiarano di voler lavorare a tempo parziale, anche a costo di una diminuzione di reddito. Le risposte ottenu te, in altri termini, suggeriscono con grande chiarezza una forte differenziazione tra i sessi. Si vedrà, in seguito, di definire meglio l ’ atteggia mento verso il lavoro di questo gruppo di giova ni donne.

autonoma, anche se a basso reddito diminuisce in modo sensibile soltanto tra gli operai non pro fessionali, gli impiegati e gli insegnanti. Viene fatto di domandarsi come mai la dispo nibilità di lavoro autonomo sia minore tra gli operai comuni e tra i lavoratori «intellettuali». Per i primi, forse, ha un peso decisivo la man canza di professionalità, non soltanto nel senso che chi ha maggiore capacità professionale ha anche maggiore possibilità di lavorare «in pro prio», ma anche nel senso che alla professiona lità, alla conoscenza di un «mestiere», è spesso associato un maggiore attaccamento al lavoro. Una possibile risposta, nel secondo caso, è che almeno una parte degli impiegati e degli inse gnanti fanno un lavoro soddisfacente e relativa mente ben retribuito. Ma la ragione più impor tante è che — nonostante il moltiplicarsi delle forme più disparate di attività autonoma — molte sono di derivazione operaia e, di frequen te, il lavoro in fabbrica è un «passaggio obbliga to» per pervenire ad esse. Il lavoro autonomo, in altre parole, è assai più il punto terminale di una carriera operaia che non di una carriera impiega tizia. 3.3 Tempo pieno, part-time, o lavoro soltanto per alcuni giorni alla settimana? Dopo il settore ed il datore di lavoro l ’ altro elemento preso in considerazione è stato l ’ orario di lavoro. Anche in questo caso, come per la domanda precedente, i dati denunciano che l ’ atteggia mento verso il lavoro, rispetto alle generazioni precedenti, è profondamente cambiato. Soltanto il 30,5 % dei giovani inclusi nel cam pione, infatti, vorrebbero lavorare a tempo pie no; il 42,2% a tempo parziale ed il 10,9% sol tanto per qualche giorno alla settimana (7%) o per qualche mese all ’ anno (3,9%); per 1 ’ 11,4% non ha importanza ed il 4,9% non sono in grado di decidere. Circa un terzo dei maschi e quasi i due terzi delle femmine preferirebbero non lavorare a tempo pieno. Val la pena di osservare che la quota di giovani che lavorerebbero soltanto per alcuni giorni alla settimana o per qualche mese all ’ anno appare assai simile nei diversi gruppi professionali e tra giovani che hanno origini sociali del tutto diver se. Questi risultati consentono di aggiungere qualche tratto a quell ’ abbozzo di tipologia che nelle pagine precedenti si è tentato di delineare.

4. Ancora sui criteri di valutazione del lavoro

4.1. Ilavori rifiutati Un altro modo — seppure indiretto — di ac certare quale sia il tipo di lavoro preferito, è quello di identificare i lavori ai quali i giovani oppongono un rifiuto deciso, e di cercare i moti vi di questo rifiuto. Tenendo conto delle diffuse esperienze di la voro estivo, in cui molti giovani studenti trovano impieghi nei settori e nei ruoli più diversi, per evitare equivoci, si sono proposte due domande. La prima chiedeva: «Come lavoro precario o stagionale, per un

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