Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

gere i lavori elencati diminuisce nettamente. Soltanto il 50,4% dei giovani sarebbe disponibi le a fare l ’ impiegato generico; solo il 30,8% a fa re l ’ operaio semplice ed il 27,8% a fare il lavo rante a domicilio. Tra i mestieri elencati nella nuova domanda e che non lo erano nella vecchia, il lavoro di ope raio specializzato riceve il 44,8% di consensi; meno del 25 % dei giovani sono invece disposti a fare il bidello o l ’ usciere. Conviene, ora, seguire più in dettaglio il mo do in cui le risposte si caratterizzano per sesso, età, e posizione professionale. La disponibilità al lavoro impiegatizio, seppu re poco o nulla qualificato, è superiore tra le femmine, tra i giovani con meno di 24 anni, gli studenti e i disoccupati. Viceversa la disponibilità al lavoro operaio nell ’ industria manifatturiera è minore tra gli studenti ed i giovani in cerca di impiego, mentre è circa dello stesso ordine di grandezza tra i ma schi e le femmine: anche se i maschi accettano di lavorare come operai nelle imprese, mentre le femmine si dichiarano disposte a lavorare a do micilio. E utile notare che è inferiore alla media non soltanto la percentuale di lavoratori indipenden ti, ma anche di operai che accetterebbero di fare gli impiegati generici per un lungo periodo di tempo. La piccola quota di giovani disponibili a fare gli operai comuni nel terziario — e, in particola re, gli uscieri ed i bidelli — è composta in preva lenza da donne, da lavoratori poco professiona lizzati e, si badi, anche da lavoratori autonomi. Di fare i braccianti agricoli, infine, accettereb bero in misura più sensibile i maschi, i meno giovani, i lavoratori intellettuali ed i lavoratori autonomi. Questi dati suggeriscono almeno tre osserva zioni. La prima è che i giovani si dividono in proporzioni assai simili tra coloro che, per un lungo periodo di tempo, farebbero almeno uno dei lavori elencati e coloro che, invece, non sono disposti a farne neppure uno. La seconda è che, mentre è circa delle stesse dimensioni la quota di giovani che accetterebbe ro di fare gli operai specializzati e gli impiegati generici, il lavoro impiegatizio, anche al livello più basso, è preferito di gran lunga al lavoro operaio poco qualificato. La terza riguarda il diverso atteggiamento nei confronti di queste forme di attività da parte di giovani con caratteristiche differenti. Emergono elementi in gran parte già noti: la ridotta pro pensione al lavoro operaio nell ’ industria mani

breve periodo, accetteresti di fare — il bracciante agricolo;

— l'operaio semplice nell'industria; — l'operaio semplice nell'edilizia; — l'impiegato generico ; — il lavorante a domicilio» .

La seconda domanda, invece, tentava di porre in luce la eventuale disponibilità di giovani a svolgere gli stessi mestieri per un lungo periodo di tempo. In questo secondo caso si è sottoposto al giudizio dei giovani anche qualche altro lavo ro. In particolare, a quelli già elencati prima, so no stati aggiunti — l'operaio specializzato nell'industria; — l'operaio specializzato ne II-edilizia; — l'usciere in un ente pubblico; — il bidello in una scuola. Le risposte hanno dimostrato l ’ utilità di di stinguere tra la disponibilità a svolgere un lavoro per un breve periodo di tempo e la disponibilità a svolgere quello stesso lavoro per un lungo pe riodo della propria vita. Per un breve periodo, infatti, la maggioranza degli intervistati accetterebbero di fare l ’ impie gato generico (70,0%); l ’ operaio nell ’ industria manifatturiera (58,0%); il bracciante agricolo (53,3%); meno della metà — ma pur sempre una percentuale rilevante — accetterebbero, per poco tempo e come lavoro precario, di fare i la voratori a domicilio (49%) o i manovali in edili zia (37,9%). La disponibilità verso il lavoro manuale — a tempo determinato e non «a vita» — nell ’ indu stria e in agricoltura è maggiore tra maschi, men tre la disponibilità verso il lavoro impiegatizio, anche se poco qualificato, è superiore tra le don ne. L ’ atteggiamento verso le varie forme di lavoro precario non è sostanzialmente dissimile, invece, per giovani di età e condizione professionale di verse. L ’ unica differenza significativa, infine, tra i fi gli degli impiegati e, soprattutto, i figli dei diri genti e dei liberi professionisti, è che essi accetta no di lavorare in fabbrica meno dei figli degli operai e dei lavoratori autonomi. Il dato realmente importante è che un giovane su due, per un periodo limitato della propria vi ta attiva affermi di essere disposto a fare di tutto o quasi. Il rifiuto della fabbrica è presente in mi sura cospicua soltanto tra i giovani che provengo no dagli strati sociali più elevati. Radicalmente diverso è l ’ atteggiamento verso quegli stessi lavori, quando si tratti di svolgerli per un lungo periodo. In questo caso, infatti, la disponibilità a svol

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