Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
fatturiera delle donne, degli studenti e, forse, di una componente di giovani in cerca di impiego; il più forte orientamento delle donne e dei lavo ratori meno professionalizzati verso le attività terziarie che non richiedono capacità e conoscen ze specifiche. In questo quadro, tuttavia, vi sono alcuni dati che meritano di essere sottolineati: innanzitutto il fatto che molti giovani operai non siano affatto disposti a lavorare come impiegati generici; se condariamente il fatto che non pochi lavoratori autonomi accetterebbero di fare sia i bidelli che gli uscieri. Non vi è dubbio, per quanto riguarda il primo caso, che almeno una parte degli operai facciano un lavoro meglio retribuito e, non di ra do, anche più interessante degli impiegati d ’ or dine. Per quanto riguarda il secondo, invece, l ’ esistenza di una componente di lavoratori indi pendenti che farebbero alcuni dei lavori meno qualificati — ma, tipicamente, poco faticosi e ad orario corto — è un ’ ulteriore testimonianza di quanto, tra i giovani, sia composita questa cate goria di lavoratori. 4.2. Le motivazioni del rifiuto. Una proposta di tipologia degli atteggiamenti dei giovani verso il lavoro La domanda successiva, nel questionario, ten deva a chiarire le ragioni di questi rifiuti. Tra tutte le risposte, sono state esaminate soltanto le più significative, e cioè quelle che spiegano i motivi per cui gli intervistati si sono dichiarati non disponibili a fare, per un lungo periodo del la loro vita, gli operai semplici o gli impiegati d ’ ordine. I dati rilevati sono i seguenti. La monotonia, la mancanza di autonomia sul lavoro e la faticosità, sono le tre motivazioni principali che spingono molti giovani a rifiutarsi di fare per un lungo periodo di tempo gli operai o gli impiegati generici. Per altri la ragione del rifiuto si basa sulla non corrispondenza con il titolo di studio, sul fatto che si tratta di lavori poco retribuiti o con limita te possibilità di carriera. Non pochi ritengono di poter trovare un lavo ro migliore. La monotonia, l ’ assenza di autonomia, la bas sa retribuzione e le scarse possibilità di carriera costituiscono un deterrente più forte per i ma schi che non per le femmine; più donne che uo mini, invece, giudicano questi tipi di lavoro fati cosi o, in altri casi, non corrispondenti al titolo di studio.
Le motivazioni per le quali una quota cospi cua di giovani non accettano di fare a lungo gli operai e gli impiegati d ’ ordine non variano in modo sostanziale al variare dell ’ età. Va osserva to, tuttavia, che i più «anziani» più degli altri mettono l ’ accento sul basso livello di retribuzio ne, mentre i più giovani sottolineano in modo particolare la non corrispondenza con il titolo di studio. La ripetitività del lavoro ed i margini ridotti di iniziativa individuale sono le ragioni del «rifiu to» che ricorrono con maggiore frequenza tra gli operai più professionalizzati, gli intermedi ed i lavoratori indipendenti. Basso livello di paga e faticosità sono gli aspetti sui quali più si soffer mano sia gli operai comuni che i giovani in cerca di impiego. Tra gli studenti, infine, sono assai numerosi coloro che non sono disposti a fare questi mestieri perché aspirano ad un impiego che corrisponda al titolo di studio e perché, più degli altri, confidano di trovare un lavoro mi gliore in un arco di tempo relativamente breve. In sostanza, quindi, sembra che i giovani, per motivare il loro rifiuto a svolgere i lavori presi in esame, facciano riferimento a tre motivi princi pali. In primo luogo vi è la parcellizzazione e la de gradazione del lavoro, il mancato utilizzo di ca pacità acquisite, il rifiuto della divisione gerar chica del lavoro. La critica, dunque, sembra ri volgersi in modo particolare verso gli aspetti di depauperazione del lavoro codificati dal taylori smo e strettamente connessi con la divisione so ciale del lavoro che è propria delle società indu striali. Il secondo ordine di ragioni per le quali non si accettano questi tipi di lavoro è costituito dalla loro faticosità o dal basso livello di retribuzione. Da ultimo, è interessante che così tanti stu denti siano convinti di poter trovare in breve tempo un lavoro migliore dell ’ operaio e dell ’ im piegato generico. Questo ottimismo nasce pro babilmente dal fatto che i loro coetanei, ed i gio vani di poco più grandi che hanno ultimato gli studi, riescono a trovare un lavoro giudicato sod disfacente con relativa facilità. E questo, quindi, un atteggiamento che, in misura non piccola, deriva dalla elevata capacità di assorbimento, an che di forza lavoro qualificata, da parte del tes suto economico reggiano. E un segno dei modi in cui la buona salute dell ’ economia di questa regione influenza i comportamenti dell ’ offerta di lavoro «effettiva» e «potenziale».
Questi tre atteggiamenti hanno accentuazione ed esiti diversi a seconda delle caratteristiche dei
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