Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

giovani presi in esame. Ed è possibile, studiando queste diverse ac centuazioni, ritornare ancora una volta alla tipo logia già tracciata, per arricchirla ancora di parti colari e di dettagli, nel tentativo di fornire, que sta volta, un quadro sufficientemente completo. Innanzitutto sembra definitivamente confer mata la presenza di un gruppo di giovani che si reputa — ed è davvero — forte sul mercato del lavoro. Sono in maggioranza maschi (ma ci sono certamente anche un buon numero di donne), e sono coloro che rifiutano il lavoro di operaio co mune soprattutto perché è monotono e non con sente autonomia, o perché è poco retribuito. In questo tipo sono certamente inclusi questi operai specializzati che non accetterebbero di fare l ’ im piegato generico. In secondo luogo si ritrova, anche nelle rispo ste a queste domande, quel 30% circa di giovani che esplicitamente dichiarano di essere disposti a fare l ’ operaio comune. Si tratta — come già si è visto — di giovani con un basso titolo di studio, che non ritengono di poter trovare un lavoro mi gliore e che ritengono soddisfacente la retribu zione di un operaio comune. Anche questi gio vani sono in maggioranza maschi; ma, rispetto al gruppo precedente, è assai probabile che la quo ta di giovani donne sia, in questo caso, più alta. Inoltre, nella distribuzione delle risposte si trova traccia anche del terzo dei gruppi di giova ni che erano stati individuati in precedenza. So no ancora una volta soprattutto maschi: quegli stessi che, tra tutti i caratteri possibili di un lavo ro, chiedevano prima di tutto che il lavoro fosse leggero, ora dichiarano di non essere preparati a fare l ’ operaio non perché sia monotono o poco retribuito, ma perché è faticoso. Di questo gruppo, con buona probabilità, fanno parte quei lavoratori autonomi, che sareb bero disposti a fare gli uscieri, o i bidelli. L ’ analisi delle risposte a queste ultime do mande, tuttavia, non si limita ad offrire una ve rifica positiva a questi gruppi già intravisti in precedenza. E possibile, infatti, tentare di deli neare i caratteri di altri tre gruppi, questa volta composti quasi soltanto da donne. Il primo gruppo è composto da giovani donne con un titolo di studio basso. Esse sono disponi bili a fare l ’ impiegato generico, o l ’ usciere, o la bidella, e rifiutano il lavoro nell ’ industria manu- fatturiera non perché monotono e poco interes sante, ma soprattutto perché troppo faticoso. E questa avversione alla fatica che rende que ste donne diverse da quelle incluse nella compo nente «ordinaria» della forza lavoro, di cui si è già detto. Con quelle donne, tuttavia, queste

hanno in comune un tratto: l ’ essere preparate e disposte a lavorare ad orario di lavoro completo. Il secondo gruppo include invece una buona parte di quelle donne che non accetterebbero di fare nessuno dei lavori elencati. Il motivo addot to, come si è visto, è soprattutto che il lavoro non corrisponde al titolo di studio, o che è faticoso. Molte di queste donne hanno quindi certamente un titolo di studio alto, e cercano un lavoro im piegatizio qualificato. Molte di queste donne, ancora, sono certamente incluse tra quelle che, ad una domanda precedente, rispondevano di preferire il lavoro a tempo parziale. E molto pro babile — per fare un esempio delle appartenenti a questo tipo — che in questo gruppo siano in cluse tutte quelle donne diplomate o laureate che vedono nell ’ insegnamento l ’ unica maniera di conciliare il lavoro con l ’ esigenza di assolvere ai compiti domestici. Infine, vi è un ultimo gruppo, relativamente ristretto, composto dalle donne disposte soltanto a fare la lavorante a domicilio. Il loro livello di istruzione non è probabilmente alto come nel gruppo precedente, ed esse — non è chiaro se per ragioni oggettive o soggettive — sentono con grande intensità il dovere di assolvere ai loro compiti domestici. Sembra ragionevole supporre che, in precedenza, avessero risposto di essere di sponibili a guadagnare di meno pur di lavorare ad orario ridotto. Sarebbe assai interessante, a questo punto, tentare di valutare il peso relativo di ciascuno dei gruppi di cui si è tentato di tracciare rapidamen te un profilo. A questo stadio dell ’ analisi questo tipo di va lutazione non è possibile. Si può invece osservare, tirando in qualche modo le fila di quanto si è detto, che l ’ offerta di lavoro è tutt ’ altro che uniforme. A quella artico lata segmentazione della domanda di lavoro che è stata spesso, in altre sedi, posta in rilievo, corri sponde, dunque, una altrettanto ricca segmenta zione dell ’ offerta di lavoro. E si può aggiungere, anche, che le variabili fondamentali che influiscono su questa segmen tazione sembrano essere da un lato il sesso e il li vello di istruzione (o di professionalità), dall ’ al tro, e del tutto non trascurabile, il sistema di va lori individuale. Quel sistema di valori che diffe renzia il gruppo dei giovani maschi che hanno compiuto una scelta per «poco lavoro e poco red 5. Conclusioni

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