Problemi della transizione 1983

Realtà giovanile

cietà, una struttura organizzativa, programmi generali e particolari, mediazioni tra interessi di versi. D ’ altro lato constatiamo un impegno politico legato a uno o pochi interessi specifici, che acco munano persone di cultura, estrazione, status sociale diversi per il tempo necessario a condurre in porto la battaglia, senza programmi generali comuni sottoscritti a lungo termine, senza un co mune patrimonio storico e ideale. Vale la pena di entrare più in dettaglio in que sto confronto. Innanzitutto il sesso: in entrambi i casi i ma schi sono in numero maggiore rispetto alle fem mine, ma se aggiungiamo al secondo schiera mento le femministe, allora tra i sostenitori dei diritti civili la percentuale maschi-femmine qua si si pareggia (oltre a far aumentare il raggruppa mento di 2 punti in percentuale). (L ’ inclusione non ci sembra arbitraria, vista la prossimità poli tica tra i due movimenti, le molte battaglie con dotte assieme, l ’ assenza in entrambi i casi di un modo di organizzazione che faccia riferimento alla forma-partito). In secondo luogo l ’ età: in entrambi i casi sono le età più adulte ad essere maggiormente coin volte, in misura molto simile, segno questo che la distinzione tra i due gruppi non transita per interessi e problemi più o meno legati alla «gio ventù» dell ’ intervistato. Infine la professione e il ceto di provenienza: mentre operai e studenti sono in media con le al tre professioni tra gli attivisti di partito, con per centuali sempre attorno al 7%, gli operai sono, assieme alle casalinghe i più lontani dal movi mento dei diritti civili e gli studenti di poco sot to la media. E invece nel ceto medio alto, tra in termedi, impiegati e dirigenti che si concentrano le percentuali alte di adesioni a entrambi gli schieramenti, il che lascia supporre che le diffe renze non passano nemmeno su interessi legati alla collocazione sociale o alla condizione di la voro. Questi ceti sociali fanno evidentemente più politica degli altri, indipendentemente dal mo do scelto e dai temi di impegno; sembra che il discorso sulla politica appartenga ai ceti cultural mente più elevati e forse alle classi che detengo no più potere sociale. Al contrario l ’ estrazione sociale condiziona l ’ appartenenza nel modo più prevedibile: sono giovani di famiglia operaia a dichiararsi più lega ti a un partito, mentre dal ceto impiegatizio ven gono sia femministe che sostenitori dei diritti ci vili.

particolare: coloro che seguono con attenzione gli avvenimenti politici partecipando ad alcune iniziative, che sono più dell ’ 8% ; i sostenitori dei diritti civili, un 7%; le femministe, un 2%, gli attivisti di partito, un altro 7%; ed infine coloro che dichiarano «faccio politica a partire dai miei bisogni e rifiuto il sistema dei partiti», che sono il 3,6%. Complessivamente poco meno di un 30%. Può risultare interessante tentare un confronto tra gli attivisti di partito e coloro che dichiarano di far politica sui diritti civili e la difesa dell ’ am biente. Del primo gruppo fanno parte coloro che han no risposto «partecipo qualche volta alle iniziati ve del partito o del movimento di cui sono sim patizzante o iscritto», e «prendo parte attiva alla vita del mio partito e sono attivo nel diffondere opinioni ed orientamenti», anche se, a rigore, i primi sono meno attivisti dei secondi; all ’ altro gruppo appartengono giovani la cui attivazione politica è presumibilmente legata alle battaglie referendarie del 1980 ed al dibattito che le ha precedute. Colpisce intanto la constatazione che i due gruppi pesano allo stesso modo (7%) sull ’ insie me della popolazione intervistata, con una spro porzione evidente rispetto alle corrispondenti or ganizzazioni politiche: sono infatti soltanto lo 0,2% a dichiararsi legati al partito radicale o un gruppo ecologico (che furono i promotori «in primis» di quelle battaglie cui si accennava) mentre gli iscritti ad altri partiti sono complessi vamente il 15 %. Se ne possono trarre due conclusioni: intanto che l ’ iscrizione ad un partito evidentemente non coincide con l ’ attivismo politico, anzi almeno la metà degli iscritti non fa politica attiva (e forse molti entrano nel gruppo di coloro che, come abbiamo visto, si dichiarano contemporanea mente orientati e disinteressati); in secondo luo go che l ’ area di diffusione dell ’ interesse per i te mi sollevati dai referendum (ricordiamoli: abor to, ergastolo, ordine pubblico, porto d ’ armi) si estende ben oltre il ristretto raggruppamento ra dicale, probabilmente coinvolgendo militanti di altri partiti e comunque arrivando a costituire un centro di interesse e partecipazione politica con una sua forza e consistenza autonome. L ’ emergere di questi tratti ci suggerisce altre ipotesi che proponiamo almeno come interroga tive. Sembra quasi che si confrontino due modi diversi di fare politica. Da una parte abbiamo l ’ attività politica legata ad un partito, in cui sono presenti una precisa opzione ideologica, un ’ idea complessiva di so

123

Made with FlippingBook Ebook Creator