Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
marketing esistenti, anziché tentare di entrare in campi diversi con una innovazio ne radicale. A questo proposito è importante ridiscutere la tesi, diffusa ma parziale, che la ricerca applicata debba essere orientata prevalentemente verso prodotti tec nologicamente molto avanzati, a colmare il noto «gap» tecnologico; prodotti tradi zionali e tuttora indispensabili sono altrettanto importanti, purché la tecnologia di processo o di produzione venga opportunamente adeguata, in modo da poter an che competere sul mercato internazionale. Non dimentichiamo ad esempio che la bilancia commerciale americana è fortemente sostenuta anche dalle esportazioni di frumento, soia e granturco, cioè da «innovazioni» introdotte nella preistoria dall ’ uomo addirittura dell ’ età neolitica; ma quali e quante sono le più recenti in novazioni — di processo, di organizzazione, di selezioni genetiche — introdotte nell ’ agricoltura americana! Di fatto la produzione industriale italiana in larga mi sura riguarda settori a tecnologia matura, come mezzi di trasporto, abbigliamento, macchine utensili. Questi settori vanno sostenuti, con innovazioni che rendano i prodotti competitivi sui mercati, anche in vista della maggiore concorrenza dei Pae si emergenti. Leggiamo, a questo proposito, nel «Libro bianco sulla I.T.» della Con- findustria (maggio 1981): «Anche nelle fasi finali del ciclo di vita del prodotto pos sono esservi apporti di innovazione che modifichino sostanzialmente le caratteristi che del prodotto stesso. In moltissimi tipi di prodotto o gamme di processi produt tivi si possono ancora apportare modifiche determinanti (...) Nel medio termine sa ranno ancora prevalenti nel paese produzioni che utilizzano tecniche standardizza te, in quanto esse restano alla base di settori trainanti e insostituibili in fatto di esportazioni (...J Non si tratta in definitiva di operare una scelta alternativa tra massima concentrazione dello sforzo in pochissimi settori nuovi e di punta, caratte rizzati da prodotti ad alto contenuto di I.T. , o lo svolgimento di ricerca per una in novazione diffusa, ma di fornire con la ricerca una dosata risposta a tutti gli stimoli che possono derivare dalla specializzazione delle produzioni italiane nel contesto internazionale». Si noti che le trasformazioni produttive conseguenti alla automa zione e informatizzazione spinta della maggior parte dei processi produttivi e ge stionali tradizionali tendono alla graduale dissoluzione della distinzione fra com parti avanzati e comparti maturi; questi ultimi rimangono maturi per quanto con cerne il prodotto, ma sotto il profilo delle tecnologie e di produzione possono porsi addirittura all ’ avanguardia 16 . Ciò non significa tuttavia che possa essere sottovalutata la tendenza, manifestata si nell ’ ultimo decennio, allo schiacciamento dell ’ industria italiana sui settori a bas so contenuto tecnologico. 7. I nodi da sciogliere Dopo decenni durante i quali la classe politica italiana (e buona parte della classe economica) ha ignorato i problemi e il possibile ruolo della ricerca, si è entrati da al cuni anni in un periodo in cui la maggior parte delle persone in posizioni di respon sabilità ritiene che la ricerca, e in particolare la ricerca applicata, può e deve giocare un ruolo importante nella soluzione di molti problemi: competitività dell ’ indu stria, sviluppo del Mezzogiorno, esportazioni ad alto valore aggiunto, fonti energe tiche, salute, ambiente, riduzione della disoccupazione, e così via. E indubbio che l ’ esigenza segnalata negli ultimi anni anche dal P.C.I., di conso lidare il settore della ricerca scientifica e tecnologica, è pienamente valida, se non vogliamo che il nostro paese sia sempre più relegato a uno sviluppo^condizionato da 16 G.B. ZORZOLI, La formica e la cicala, Editori Riuniti, Roma (1982).
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