Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nografici) toccando infine il problema dell ’ abor to. Pur nei limiti di un questionario precodifica to, che non consente di spiegare le ragioni pro fonde di ogni scelta, tuttavia non sembra arbi trario tentare una lettura delle risposte orientata a far emergere i tratti di una morale sociale, inte sa come sensibilità collettiva a giudicare l ’ insie me e ognuna delle questioni sollevate. Cosa si osserva dalle risposte? 6.1. 1 conflitti sociali Esce confermato il prevalente orientamento a sinistra già altrove constatato: la serrata è «molto grave» per il 73,1 % ; il picchetto solo per il 25 % ; lo sciopero dei servizi pubblici per un 21 %. Pur in presenza di questa consistente maggio ranza schierata dalla parte del lavoro dipendente non ci sembra di poco peso che almeno 1 intervi stato su 4 dichiari essere «tollerabile», «non gra ve», o «giusto» chiudere la propria fabbrica come risposta ad uno sciopero o ad una iniziativa ope raia. Da cosa nasce questo diffuso auspicio al ripri stino di quei metodi forti nei conflitti di classe che la pratica corrente ha per lo più abbandona to? Sia sul picchetto che sullo sciopero dei servizi pubblici a prevalere non sono i giudizi di «non grave» e «giusto», ma quelli di «grave ma inevita bile e tollerabile». Pur non essendo il margine di differenza ampio, si può osservare che raccoglie maggiori consensi una concezione che vede i conflitti sociali più come contrattazione tra inte ressi differenti che come antagonismo irriducibi le tra le classi. In altri termini ci sembra che la sottolineatura posta contemporaneamente sulla gravità ed an che sulla inevitabilità e tollerabilità, per esempio del picchetto, stia a testimoniare della presenza di un ’ idea quasi come di accettazione delle rego le di un gioco (gioco che si considera tuttavia grave, ossia fonte di turbamento). Meno diffusa l ’ idea che la conflittualità sia giusta, ossia indispensabile, o ancora inevitabil mente originata dal conflitto tra le classi. Se non stupisce la severa condanna del lavoro minorile (83,1%) sorprende invece quella del la voro nero (84,1%), data la sua diffusione, la ta cita connivenza che interessi diversi stabiliscono attorno ad esso e la conseguente presenza e ac cettazione nell ’ ambito composito della econo mia locale. Viene da chiedersi come mai la coscienza dei

singoli mostri una coerenza di principi così com patta e diffusa. C ’ è un ambito in cui alla accetta zione formale si sovrappone una pratica diffor me, che non si vuole esplicitare? Conservano peso, nella determinazione dei giudizi, la classe sociale di provenienza e la pro fessione, confermando il prevedibile legame tra interessi ed opinioni, ma senza polarizzazioni troppo evidenti; si differenzia invece nettamente dalla media l ’ atteggiamento dei più giovani e degli studenti (probabilmente sono gli stessi): tra loro si registra una maggiore tolleranza per il lavoro minorile, condanna di sciopero e picchet to, minor durezza verso la serrata. Molti interrogativi si affollano attorno a questi dati, che stanno ad indicare la sicura presenza di una tendenza; ma di cosa si tratta? Di certo si può dire che l ’ onda lunga del ’ 68, che sembra lambire ancora le età superiori ai 20 anni, non esercita alcun influsso sui giovani nati dopo il I960; in particolare le tematiche del rap porto tra studenti e operai che sono state centrali nelle lotte studentesche dei primi anni ’ 70 non sembra abbiano depositato alcuna memoria sto rica, se è vero che il distacco più forte da un giu dizio di solidarietà con le posizioni degli operai si registra proprio tra gli studenti di scuola media superiore. Ciò che stupisce è, più che l ’ indifferenza, la presa di partito contraria, quasi a proporre una maggiore vicinanza dei propri interessi (di giova ne, di studente) con quelli delle classi economi camente più forti, una conseguente insofferenza per la conflittualità, una accettazione dei rap porti di potere esistenti quando essi escano dall ’ orizzonte controllabile del proprio quoti diano. 6.2. L'etica del lavoro «Fare il lavativo sul lavoro» è molto grave per 81,1%; grave ma inevitabile o tollerabile per 12,9%; non grave o giusto per il 3,2 %. «Assentarsi dal lavoro anche quando non si è malati» è molto grave per il 71,1%; grave ma inevitabile o tollerabile per il 29,9%; non grave o giusto per il 4,9%. Entrambi gli atteggiamenti raccolgono giudizi di severa riprovazione, anche se lo scarto del 10% non è forse privo di significato; si può pen sare che è più forte la condanna su «fare il lavati vo sul lavoro» perché è considerato un comporta mento indiscriminatamente rivolto a colleghi e capi, mentre l ’ assenteismo, colpendo diretta- mente e solo il datore di lavoro è visto con occhio

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