Problemi della transizione 1983
Realtà giovanile
tare a delle conclusioni fondamentalmente «con solatorie» a proposito del rapporto tra i giovani e la politica, conclusioni che non sono poi in grado di dire molto sugli aspetti problematici di questo stesso rapporto. Naturalmente quando si parla di «estraneità» si vuol mettere l ’ accento sui caratteri più signifi cativi del disinteresse, richiamati nel corso di tut ta questa esposizione; disinteresse che, tuttavia, difficilmente o in misura non rilevante, arriva a farsi critica radicale o rifiuto polemico esplicito. L ’ estraneità di cui parliamo si colora piuttosto di tinte sfumate e sembra quasi adottare precise strategie di camuffamento, accompagnandosi, dunque, e non contraddicendo, una adesione prevalentemente di carattere formale. I partiti sono considerati sì garanti del sistema democratico, insostituibili, ma poi la critica nei loro confronti è pesantissima ed è assai scarso il numero dei militanti; larga fiducia è accordata alle istituzioni, in particolare a quelle locali, ma il distacco nei confronti della partecipazione po litica attiva riguarda oltre il 70% degli intervista ti. Tutte le risposte sembrano intrecciate di que sta duplice trama: rispetto, ordine, civismo, rico noscimento dell ’ autorità di chi, anche in politi ca, detta le regole del gioco, e contemporanea mente distacco, disinteresse. Quasi un avvenuto riconoscimento di una divisione delle competen ze, un fiducioso affidarsi al rassicurante funzio namento del meccanismo della delega. Si obietterà ancora che i giovani trovano poi altri modi attraverso i quali esprimere la loro vo lontà di partecipazione politica, come testimo niano le tendenze verso nuove forme di aggrega zione sociale e culturale (ci riferiamo, ad esem pio, alle iniziative sulle questioni sollevate dai referendum). Ma questo avviene sempre, o in grande misura, al di fuori del sistema politico istituzionalmene inteso, il che suona da indiretta e valida conferma del ragionamento prima pro
posto. Un giudizio dunque fondamentalmente pes simistico? Ovviamente non si tratta di proporre in questi termini la questione. Fra l ’ altro, ad esempio, nel periodo intercorso tra la fine del rilevamento dei nostri dati e oggi fatti nuovi sono venuti a cam biare parzialmente il panorama dei rapporti tra la politica e i giovani, non ultimo il caso del mo vimento per la pace, giunto assolutamente im previsto e di impreviste proporzioni. Si tratta allora di procedere, invece, alla elabo razione di ipotesi di spiegazione sulla natura e sugli aspetti di ciò che è stata chiamata con il no me convenzionale di «estraneità», compito che va oltre il carattere di questa indagine. Tuttavia si possono, in sede conclusiva, avan zare alcuni suggerimenti. In primo luogo sarebbe utile sottoporre ad in dagine il peso che su questa estraneità può avere esercitato una certa latitanza delle forze politiche nell ’ affrontare esigenze e problemi qualitativa mente nuovi nel rapporto tra giovani ed istitu zioni. In secondo luogo bisognerebbe rendere conto degli spostamenti che «il politico», come dimen sione pratica e teorica, ha subito in questi ultimi anni, all ’ interno dei quali sembra prevalere il fe nomeno della politica intesa fondamentalmente come luogo di rapporti settoriali e corporativi. In terzo luogo occorrerebbe analizzare modi e contenuti di un processo che potremmo chiama re di vera e propria frantumazione della politica, che si è venuta via via dislocando in una molte plicità di rapporti di potere non più riassumibili sotto un ’ unica ed esclusiva istanza totalizzante. Come si vede sono tutte strade che attraversa no l ’ intero spazio caratterizzato dagli interroga tivi fondamentali sulle sorti della politica, del «politico», in una società altamente sviluppata. E sono strade che fino in fondo andrebbero percorse.
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