Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

legato al sorgere di bisogni specificatamente gio vanili (musica, vestiario, pubblicazioni). Conte stualmente e con influenze reciproche, nasce e si afferma una «cultura giovanile», un mondo di valori e comportamenti individuati su base gene razionale. La sua prima caratteristica politica è la rottura con la tradizione liberale: l ’ interventi smo federale di marca newdealistica, ripreso da Kennedy e ancor più dalla Grande Società di Johnson, era andato ad arenarsi nella seconda metà degli anni sessanta nelle rivolte dei ghetti negri e nel tunnel della guerra in Vietnam: in dubbiamente l ’ iniziativa economica dello stato keynesiano aveva molto contribuito a formare le condizioni economiche generali e i programmi specificatamente rivolti agli studenti, che aveva no permesso l ’ emergere di una «generazione po litica» giovane. La tradizione liberale tuttavia, chiusa nella logica del «Warfare-Welfare State», dello stato della guerra e del benessere, con il ruolo rilevante del complesso militare industria le, sembrava incapace di ricostituire il consenso nazionale da una parte, e di soddisfare il deside rio di cambiamento che toccava diversi settori della società, in cui (come nel caso dei negri, del la povertà, delle minoranze) emergevano persi stenti sperequazioni. Il «gap generazionale» ven ne anche a significare una accentuata delegitti mazione agli occhi dei giovani del sistema politi co e delle fonti di autorità nel corpo sociale e nel le istituzioni pubbliche. La seconda caratteristica della cultura giovanile è lo stretto legame tra nuovi valori morali, stili di vita e comportamenti politici radicali. La critica all ’ etica del lavoro, il tema dell ’ autorealizzazione personale al posto delle contropartite economiche e di prestigio di una carriera, il tentativo di scoprire nuovi rap porti interpersonali individuali e collettivi attra verso le comuni, la liberalizzazione della morale sessuale, le nuove preferenze estetiche e negli stili di vita, sono strettamente legati alla critica all ’ America come «società malata», ai partiti po litici, al mondo economico, all ’ apparato militare e ai suoi collegamenti con il settore educativo, alle ingiustizie razziali, all ’ imperialismo all ’ este ro. La critica si esprime in forme di partecipazio ne politica radicale, quali manifestazioni, nuove organizzazioni di sinistra, scioperi, distruzione delle cartoline precetto. Una terza caratteristica di questa cultura è non solo la sua distanza dalle

precedenti generazioni ma anche tra quel terzo di mondo giovanile coinvolto nella vita di colle ge, e la maggioranza che non vi partecipa: questi ultimi in generale sono distanti dalla «controcul tura» o perché assumono atteggiamenti politici radicalizzati da altre situazioni (per esempio, i giovani neri e di minoranza sono anch ’ essi radi calizzati [all ’ inizio degli anni ’ 70 il 55% di loro pensava che la società fosse malata e il 76% non democratica], ma la tradizione di discriminazio ne cui la comunità nera è sottoposta rende pro babilmente meno accentuato il «generation gap»); oppure perché, come nel caso di lavorato ri, di casalinghe, di giovani di leva, i valori poli tici e personali prevalenti sono più tradizionali, più omogenei con le generazioni precedenti e (talvolta attivamente) opposti a quelli dei giova ni di college. Dai 4 milioni di studenti di college di età 18-21 anni (1972) si differenziano i 4 mi lioni di lavoratori a tempo pieno, il milione di casalinghe, i 900 mila giovani nelle high schools (in queste classi d ’ età), gli 800 mila militari, che per varie ragioni non condividono gli indirizzi dei primi 6 . Negli anni ’ 60 questa profonda frattura era meno apparente: quella caratteristica tipica del comportamento politico giovanile, che contrap pone a una maggioranza meno attiva una mino ranza con forme di partecipazione accentuate e intense, quindi particolarmente visibili, contri buì a convincere gli ambienti politici americani, soprattutto democratici, che gli atteggiamenti descritti coinvolgessero una fetta più ampia del mondo giovanile. D ’ altra parte la diffusione te levisiva della convenzione democratica di Chica go nel 1968 scandita dai furiosi pestaggi della polizia dell ’ ultimo classico boss politico, il sin daco Daley, contro i giovani dimostranti, aveva severamente danneggiato l ’ immagine del parti to. Inoltre non si trattava solo del problema gio vanile, ma di un complesso di nuovi soggetti, donne, neri, minoranze etniche, una nuova clas se media giovane e colta, attenta ai temi della qualità della vita, che sembravano cambiare il panorama sociale della politica americana. Di fronte a questa situazione, il sistema politi co e partitico americano reagì con una certa viva cità, cercando di cooptare c dare espressione a queste nuove domande. In particolare l ’ atten zione fu rivolta ai giovani. In vista delle presi

6 Y ankelovich , cit., pp. 3-4; L.M. S eagull , Youth and Change in Ame- rican Politics, New York, New View- points, 1977, p. 20; R. ROSZAK, Lana scita di una controcultura, Milano, Fel trinelli, 1976.

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