Problemi della transizione 1983

Giovani in U.S.A.

denziali del 1972, nel giugno 1971 giunge a compimento una procedura condotta a tempo record di approvazione da parte dei necessari 2/3 degli stati del 26° emendamento della Costitu zione che abbassa l ’ età di voto a 18 anni. Poco dopo la Corte Suprema dichiara incostituzionali norme statali che richiedano lunghi periodi di residenza per essere ammessi al voto, dannosi so prattutto per i giovani che, con i managers, sono lo strato più mobile del paese. Contemporanea mente vengono attenuati gli ostacoli all ’ esercizio del diritto elettorale: le tasse sul voto sono già state eliminate durante la battaglia degli anni ’ 60 per rendere effettivo il diritto di voto ai neri. Vengono molto semplificate le procedure di re gistrazione 7 . Le elezioni del 1972 divengono la cartina di tornasole dell ’ impatto del mondo giovanile sulla vita politica del paese, almeno nei termini della politica tradizionale. Il candidato democratico George McGovern, progressista dell ’ ovest, appa re il rappresentante di molti di questi nuovi sog getti. La sua candidatura, così antitradizionale nella storia dei democratici, è in larga misura frutto delle riforme interne che il partito ha adottato per riassorbire i nuovi soggetti e le nuo ve tematiche. McGovern ha presieduto la com missione di riforma della selezione del candidato presidenziale: ha moltiplicato il numero delle elezioni primarie, che tolgono potere all ’ appara to del partito locale per trasferirlo all ’ ala più im pegnata dei militanti che vanno a votare regolar mente; il mondo giovanile ne esce valorizzato per l ’ intensità della sua partecipazione politica. Ha modificato il sistema di finanziamento delle campagne elettorali, togliendo potere ai grossi potentati economici e ai loro alleati nell ’ appara to tradizionale di partito per diffonderlo tra il pubblico e attribuirlo contemporaneamente al governo federale. Ha modificato la composizio ne della convenzione nazionale in modo che quote di delegati siano riservate alle donne, alle minoranze, ai giovani: all ’ appuntamento del 1972 che sceglie McGovern, il 22% dei delegati è sotto i 30 anni. Il blocco sociale inseguito dal candidato valorizza proprio queste fasce sociali: donne, nuova borghesia colta, minoranze etni che, neri, quanto del sud democratico si riesce a mantenere nella coalizione. Il settore tradizio nalmente centrale nella coalizione democratica

newdealista e lasciato fuori dal progetto mcgo- verniano è il movimento operaio organizzato: per la prima volta nel dopoguerra (salvo alcune defezioni per Eisenhower) i sindacati si dichiara no neutrali e di fatto sostengono spesso Nixon. All ’ elezione del 1972, ben 25 dei 135 milioni di aventi diritto sono costituiti da nuovi votanti, sia per il naturale ingresso di nuove classi d ’ età sia per l ’ abbassamento dell ’ età minima: il progetto di McGovern è legato al successo di una intensa campagna per portare alle urne larghe percen tuali proprio di quei soggetti sociali dove l ’ ap poggio al candidato democratico è molto diffu so. In un paese dove la percentuale dei votanti si aggira sul 50-60%, la capacità di mobilitare elet toralmente alte percentuali di strati con larghe maggioranze favorevoli, può incrementare forte mente le possibilità di successo. Sostenuto da una imponente organizzazione di volontari in maggioranza giovani, McGovern lancia una in tensa campagna di registrazione e mobilitazione dei giovani del paese 8 . Il tentativo fallisce clamorosamente sotto tutti i profili: i giovani da 18-20 anni si recano alle ur ne nella bassissima percentuale del 48,3%, le classi 21-24 del 50,7. Entrambe le percentuali sono più basse della media nazionale dei votanti che è del 56%. Egualmente si rileva errata l ’ as sunzione di una diffusissima preferenza per McGovern, che riceve soltanto il 50,5% dei voti espressi rispetto al 49,5% per Nixon. Nelle classi d ’ età 26-34 anni, Nixon riprende una sicura lea dership con il 60,5% dei voti espressi rispetto al 39,5 per McGovern. La tendenza all ’ astensioni smo giovanile continua per tutto il decennio, con un crollo che mostra che, malgrado l ’ insuc cesso, lo sforzo di McGovern era servito a tampo nare, pur a livelli così bassi, la fuga dalla parteci pazione elettorale. Nel ’ 76 infatti, alle elezioni che vedono Carter vittorioso, i voti dei 18-20enni sono il 38% degli aventi diritto (1972 = 48,3), dei 21-24enni il 45,6 (50,7), dei 25-34enni il 55,4 (59,7). Bassissima poi è la par tecipazione alle elezioni congressuali di medio termine: in quelle del ’ 74 e del ’ 78 le classi 18-20 votano al 20,8 e 20,1%, le classi 21-24 al 26,4 e 26,2%. In pratica metà della larghissima fetta di non votanti del 1976 sono sotto i 30 an ni. Inoltre i pochi votanti giovani mostrano di non essere necessariamente propensi al candida

8 A.M. GREELY, Building Coalitions. American Politics in thè 1970s, New York, New Viewpoints, 1974; K.P. P hillips and P.H. BLACKMAN, Electo- ral Reform and Voter Partecipation , Washington, American Enterprise In- stitute, 1975; W.J. CROTTY, Politicai

Reform and thè American Experience , New York, Crowell, 1977.

7 R. GUSFIELD, Mass Society and Ex tremist Politics, «American Sociologi ca! Review», Febr. 1962, pp. 19-30; W. HOLLSTEIN, Underground. Sociologia della contestazione giovanile, Firenze, Sansoni, 1971.

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