Problemi della transizione 1983
Innovazioni tecnologiche
scelte fatte altrove, che la bilancia dei pagamenti continui a peggiorare, la disoccu pazione ad aumentare e così via. Prima di iniziare un discorso concreto e non sem plice tuttavia è necessario ridimensionare le aspettative: i nodi da sciogliere sono prioritariamente politici, economici, etici, di funzionalità amministrativa, di con dizionamenti intemazionali, di coordinamento, di rispetto delle leggi, di chiusure corporative. Una ricerca approfondita di geodinamica serve a poco se manca un ser vizio e una rete sismica nazionale; una misura microquantitativa di dosaggio degli inquinanti è inutilmente raffinata quando sono inefficaci i controlli pubblici; uno studio avanzato sull ’ edilizia antisismica non eviterà che speculatori coperti politica- mente impieghino falso cemento armato per edifici destinati a divenire tombe alla prima scossa; una ricerca di farmaci buoni non eviterà l ’ abuso e lo spreco di farmaci inutili; non sono necessari nuovi studi di fisiologia dell ’ udito per sapere che l ’ in quinamento acustico di alcune fabbriche è elevato; è inefficace un finanziamento alla ricerca industriale come quello attraverso i fondi IMI, quando le procedure di approvazione di un progetto richiedono più di due anni. Esiste un divario incolmabile fra la cultura scientifica del Paese e la cultura della struttura burocratica dei Ministeri', il livello tecnico, culturale e soprattutto organiz zativo dell'Amministrazione dello Stato è tale che scienziati e tecnici non hanno a chi travasare i risultati del loro lavoro. Molti servizi essenziali sono insufficienti o inefficienti. Le conoscenze scientifiche disponibili, pur tenendo conto che l ’ Italia investe nella ricerca meno di un quinto di quanto spendono la Germania Federale e la Francia, sono sufficienti per rispon dere a una parte delle domande che il Paese pone. In alcuni settori specifici indubbiamente è necessario un grosso sforzo di ricerca ben mirata e ben coordinata con i progetti dell ’ utenza, produttiva o sociale che sia. Bisogna però saper distinguere fra i problemi risolubili in base a risultati scientifici e a tecniche già acquisiti e quelli per i quali è necessario invece cercare nuovi risulta ti o sviluppare e sperimentare nuove metodologie. Buona parte dei problemi di in teresse pubblico rientra nel primo gruppo, anche se può richiedere una «gestione attiva» per il trasferimento di conoscenze, brevetti e know-how alle situazioni speci fiche; ma spesso si tratta di attività che rientrano nella categoria del servizio, an corché qualificato, più che della ricerca vera e propria. La classe dirigente italiana ha fatto ben poco di concreto a favore della ricerca, al di là di rituali riconoscimenti formali sul ruolo che essa dovrebbe avere. Basti pensa re che il Ministero della Pubblica Istruzione per decenni ha negato alle Università i finanziamenti indispensabili (ancora recentemente sono stati decurtali i fondi per la ricerca nelle Università e negli Istituti del CNR), che da molti anni si è in attesa di una legge di riordino del Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica, che sono mancati gli strumenti per avviare le ricerche applicate previste dalla legge n. 675 sulla ristrutturazione e riconversione industriale, che è assente un coordina mento fra iniziative analoghe facenti capo ai vari Ministeri ed Enti Pubblici di Ri cerca, che per oltre un decennio il CNEN (ora ENEA) è rimasto pressoché inattivo. Citiamo, a questo proposito, da una recente intervista di Visentini: «Nella scarsa responsabilità di chi l ’ aveva proposta e nelle ingenue illusioni di chi in Parlamento tanto si impegnò per essa, la 675 doveva essere una legge di programmazione, e in vece si risolse nel nulla: tranne le consuete elargizioni di migliaia di miliardi alle Partecipazioni Statali, e qualche sovvenzione, più o meno clientelare». La grande industria tende a rinchiudersi, non ha fiducia nella ricerca pubblica, chiede solo finanziamenti per i suoi centri, dei quali, negli ultimi anni, ha ridotto le dimensioni. La maggior parte dei centri di ricerca delle principali industrie italia ne si limita ad un ruolo di servizio tecnico della produzione: razionalizzazione di un processo, qualità del prodotto, applicazione di licenze importate, ecc. I centri sono isolati. Una ulteriore difficoltà sta nel fatto che le industrie in declino hanno un potere politico molto più forte delle industrie emergenti: sono grandi e vecchie, intere città o regioni dipendono da esse, non solo la mano d ’ opera, ma i fornitori, i distri
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