Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

vede il numero dei giovani in età 14-24 anni, pa ri a circa 45 milioni nella seconda metà degli an ni settanta, ridursi drasticamente a meno di dieci nel 1990 17 18 . In secondo luogo sono da indicare le molte di rezioni in cui agiscono i fattori economici: la fine del senso di sicurezza comporta il ritiro dalle do mande e dai comportamenti fondati sulla «af- fluence» sia in senso materiale che psicologico per centrare l ’ attenzione (almeno finché sia ra gionevole nutrire qualche speranza di una solu zione individuale delle difficoltà) sul momento del singolo e della condizione personale. Come ha commentato il critico letterario Leslie Fiedler: «Guardiamo gli studenti: tendono a pensare che la politica è un lusso che non si possono permet tere. Lo potevano fare i loro fratelli e sorelle, zii e cugini più anziani che erano più ricchi. Adesso si devono preoccupare della preparazione profes sionale» . Contemporaneamente nuovi soggetti sociali, quali certe tendenze del movimento femminista, ad esempio, avevano avviato una ri flessione che valorizzava la soggettività, le diffe renze individuali e il momento privato rispetto al collettivismo, all ’ egualitarismo e al momento pubblico caratteristici del progressismo politico. La crisi economica d ’ altra parte, erode le precon dizioni sia materiali che psicologiche che soste nevano la fiducia nella possibilità di risolvere i problemi emergenti con l ’ azione politica in rap porto al collettivo e al pubblico. La ricerca di nuove forme di vita si orienta allora verso il pri vato e l ’ individuale, verso modelli conoscitivi spesso intuizionisti, emotivi, talvolta irrazionali sti, direttamente in contrasto con la tradizione dell ’ agire politico e con le sue premesse storico culturali. A questo bisogna aggiungere poi il senso di fallimento degli obiettivi di trasformazione poli tica che ha prevalso spesso su quanti hanno par tecipato o riflettuto sul movimento politico forte al torno degli anni ’ 70. E stata spesso avanzata una tesi che individua nella fine dell ’ impegno in Vietnam la causa fondamentale del declino del radicalismo giovanile, considerato principalmen te frutto del rifiuto alla leva nel sud-est asiatico. Questa opinione appare semplicistica: semmai essa può essere riformulata in termini diversi: il senso di sconfitta è derivato dalla natura conser vatrice della risposta istituzionale sia alla doman 17 J ones , cit., p. 20. 18 Intervista in «Il Manifesto», 12 di cembre 1982, p. 7.

da di uscire dal Vietnam sia alla pressione per il rinnovamento sociale. In realtà il protagonista del disimpegno come di una risposta conservatri ce di carattere interno è stato Nixon, con la sua strepitosa vittoria di netta marca antiradicale nel 1972. Malgrado il movimento giovanile possa vantare di aver visto i propri valori raccolti da una quota sempre maggiore di popolazione, la sua pressione politica non è coincisa con uno spostamento in senso progressista dell ’ asse istitu zionale del paese, ma semmai con il contrario. Questo ha ravvivato ancora, semmai ce ne fosse bisogno, il sospetto radicale contro le istituzioni politiche stabilite. La crisi istituzionale del Wa- tergate non ha così agito sui giovani tanto come un appello al rinnovamento della politica attra verso uomini nuovi e puliti, quanto come una conferma del carattere strutturalmente corrotto del «politician» e del mondo politico in generale. Si può quindi concludere che l ’ aspettativa di un drastico impatto in senso innovativo della «giovane generazione» sul sistema politico tradi zionale, quale ancora era atteso in concomitanza con le elezioni del 1972, non si è verificato per le ragioni che si sono cercate di indicare. Ma una conclusione di questo genere si limiterebbe a far riferimento a comportamenti politici specifici degli anni ’ 60 senza nulla dire su quanto è suc cesso dopo e lasciando un accentuato senso di passività e isolamento giovanile. La conclusione più sicura nel confronto tra comportamenti socio-politici giovanili in USA tra anni ’ 60 e ’ 70 riguarda il rapporto con il complesso della popo lazione. Nei tardi anni ’ 60 aveva un senso parla re di «generazione politica»; non solo riguardo al contesto di coetanei in cui venivano vissute le principali esperienze di partecipazione alla vita pubblica, ma anche, cosa che qui interessa di più, nel senso che i giovani universitari erano ca ratterizzati da valori e comportamenti fortemen te atipici (e non di rado conflittuali) con quelli dei giovani e della popolazione nel loro comples so. Negli anni ’ 70 questo «gap» si è chiuso e i giovani hanno assunto il diverso ruolo che appa re spesso una delle alternative principali del loro rapporto con l ’ intera società: l ’ anticipare e l ’ am plificare in forme particolarmente accentuate sviluppi condivisi anche da una vasta gamma di altri strati sociali. Questo vale anche per i comportamenti politi

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