Problemi della transizione 1983
Giovani in U.S.A.
ci: la fuga della politica, ad esempio, è un feno meno riguardante la società nel suo complesso. Se prendiamo come parametro la caduta della partecipazione al voto, l ’ accentuato astensioni smo giovanile (oggi un terzo circa del quasi 50% dei non votanti alle elezioni presidenziali ha me no di 30 anni) non è altro che il momento di massima accelerazione di un processo che coin volge da circa vent ’ anni quasi tutti gli strati di votanti. D ’ altra parte questa stessa «fuga» non è spiegabile con le categorie psicologistiche di «apatia», «alienazione» con cui la scienza politica ha cercato di interpretare il distacco degli ameri cani dalla partecipazione elettorale. I politologi più attenti hanno riformulato la loro visione dell ’ astensionismo. Walter D. Burnham parla di «vecchi» e «nuovi astensionisti» (questi ultimi so no apparsi dalla metà degli anni ’ 60 e vedono una fortissima componente giovanile), dove i se condi non esprimono più, come i primi, una prevalente fiducia nella classe dirigente del paese accompagnata dal senso della inutilità della pro pria espressione di volontà (una forma esasperata di delega); semmai sono significativi di una pro testa cosciente contro l ’ impossibilità di ricono scersi nelle alternative offerte dal sistema politi co. Dice Theodore Lowi, altro politologo di pun ta: «il non-voto può essere visto come un “ terzo partito ” , che, fedele al carattere tradizionale dei terzi partiti, prospetta il problema della man canza di scelta e di articolazione politica» 19 . Quindi anche il concetto di «fuga» dalla politica risulta insufficiente poiché comportamenti astensionisti contengono in realtà un messaggio politico di grande rilevanza per la collettività. In secondo luogo, la partecipazione, anche se è indubbiamente calata rispetto al torno degli anni ’ 70, è tutt ’ altro che morta. Semmai ha su bito una trasformazione istituzionale e culturale. Malgrado la componente più individualistica e antiorganizzativa del radicalismo americano, in dubbiamente i movimenti del periodo della pro testa contro il Vietnam trovavano momenti di coordinamento e di coagulo intorno a «organiz zazioni» politiche; dal comitato di azione alle va rie forme quasi-partitiche: si pensi alla SDS, allo SNCC, alle varie organizzazioni nere. L ’ impe gno giovanile si è invece concentrato negli anni settanta nei cosiddetti «single issue groups», cen tri di azione politico-sociale monotematici, che,
come ha spiegato Melucci in un recente impor tante libro, realizzano un diverso rapporto tra impegno, soggettività e vita quotidiana, avendo rapporti con l ’ organizzazione le istituzioni più tangenziali e fuggevoli 20 . Inaugurati forse dalle modificazioni dell ’ intervento pubblico prospet tate dal femminismo, i movimenti, che mag giormente attirano la componente giovanile, si concentrano su temi come la pace, il nucleare, l ’ ecologia. Anche in questo caso non si tratta di un comportamento «generazionale», ma semmai della punta avanzata di una crescita di queste te matiche nella coscienza generale. Infine questo rapporto eterodosso con il siste ma politico non ha mancato di causare effetti di grande rilievo, in cui ancora una volta i giovani hanno agito da amplificatore di tendenze glo balmente in atto. Un dato certo nella vita parti tica americana degli anni settanta è il tramonto del vecchio equilibrio «newdealista», basato sulla prevalenza di un partito democratico liberale; esso definiva contemporaneamente lo spazio centrale della politica americana dal progressi smo di tradizione rooseveltiana fino al moderati smo conservatore dei repubblicani, con tutti gli intrecci tipici dei partiti americani. La vittoria di Reagan ha sancito non il nascere di un equilibrio nuovo ma certo il tramonto di quello vecchio, chiudendo un decennio di risultati elettorali e candidati atipici. Anche qui i giovani hanno ag giunto alla protesta dell ’ astensionismo l ’ altra del rifiuto dello spazio politico-culturale tradiziona le. Dice Seagull: «l ’ indirizzo dei giovani alta mente motivati alla partecipazione è nel senso del distacco da candidati centristi e consensuali sti» 21 . I giovani degli anni settanta si sono quindi in qualche modo ricongiunti con comportamenti sociali diffusi, ottenendo di vedere accolte da larghi strati della popolazione le fondamenta dei valori che erano stati considerati al loro sorgere eterodossi e generazionali. Il senso di attuare comportamenti non condivisi dalla maggior par te degli Americani, che all ’ inizio degli anni set tanta coinvolgeva il 43% degli universitari, si è certamente allentato 22 . Una resistenza alla diffu sione di questi nuovi modelli di vita, sembra iro nicamente venire almeno in parte dagli ancor più giovani, da quanti coprono la fascia dei 16-18 anni con l ’ inizio di questo decennio: qui il
21 S eagull , cit., p. 24; A.J. N assi and S.I. ABRAMOVITZ, Transition or Transformation. Personal and Politicai Development of Former Berkeley Free Speech Movement Activists, «Journal of Youth and Adolescence», voi. 8, n.
19 Citato in S eagull , cit., p. 24; cfr. anche T. HADLEY, Thè Empty Polling Booth, Englewood Cliffs, Prentice Hall, 1979. 20 MELUCCI, L'invenzione del presen te. Bologna, Mulino, 1982.
1, 1979, pp. 21-35. 22 Y ankelovich , cit., p. 127. Sul pe riodo più recente, cfr. NATIONAL C om - MISSION ON Y outh , Thè Transition of Youth to Adulthoot. A Bridge Too Long, Boulder, Westview, 1980.
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