Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
tenere ben separato nella nostra mente il rappor to, o meglio il dislivello che intercorre fra meto do di rilevazione e d ’ astrazione da una parte, e contenuti del sociale vivente dall ’ altra, questo sforzo richiede la progressiva adozione di una di sciplina di gruppo; richiede chiarezza nei ruoli, nei rapporti, nel confronto sui contenuti acquisi ti. Ciò significa appunto l ’ adozione di un meto do di lavoro di gruppo, che soprattutto in Italia (forse per il modo episodico in cui la sociologia si è sviluppata come professione dal dopoguerra) è ignorato dalla tradizione cattedratica, mentre re sta forse il fattore sociologico di maggiore rilievo per sviluppare nel paese una solida tradizione professionale per la ricerca sociale. Con questo cenno di sociologia della sociolo gia, chiudo la breve introduzione metodologica e passo a presentare le ricerche in corso nell ’ area modenese. Una prima ricerca, condotta nella città di Modena per conto del Comune, è costi tuita da una rilevazione degli aggregati giovanili spontanei esistenti sul territorio . Per «spontanei» intendiamo quei raggruppamenti di giovani di differenti età, dediti ad attività culturali, espres sive, ludiche, ricreative di diversi tipi. Questi gruppi non appartengono ad aggregati istituzio nali storicizzati (se così si può dire. Es.: sez. gio vanili di partiti, movimenti ideologici e culturali consolidati ecc.), e rappresentano spinte aggre gative forse largamente condivise dalle giovani generazioni, ma non ancora consolidate, né chiaramente visibili e comprensibili. Questa rile vazione, ha richiesto un censimento iniziale dei gruppi esistenti. Preparata una scala di doman de, si è contattato i gruppi e si sono contrattati dei colloqui da svolgere collegialmente, con tut to il gruppo oppure con singoli esponenti, ciò in rapporto alla disponibilità del gruppo medesi mo. I colloqui sono stati condotti da studenti della Facoltà di Economia di Modena che hanno lavorato, colloquio per colloquio, in coppia. Cia scun colloquio è quindi stato steso in una rela zione dalla coppia intervistatrice e discusso poi collegialmente, sia rispetto al metodo, che all ’ interazione stabilita ed ai contenuti. I conte nuti affrontavano la storia della formazione del gruppo, la sua composizione sociale, le attività, gli atteggiamenti verso la tradizione e i caratteri socioculturali della città che come è noto possie de uno fra i redditi più alti della penisola, man tiene una concezione nettamente positiva del la voro, ed esprime forti tradizioni associative tanto ideologiche e politiche che imprenditoriali. La seconda indagine, promossa dal Comune di Fiorano Modenese, si sta concludendo in que sto periodo ed è uno studio sui caratteri, le atti vità, la professionalità, i ruoli, degli operatori culturali che intervengono in primo luogo verso fascie d ’ età giovani. Questo studio è centrato su una scomposizione fase per fase dell ’ organizza zione del lavoro degli operatori. L ’ analisi è con dotta in gruppo con tutti gli operatori. Sono sta te vagliate le ipotesi di partenza su cui il lavoro culturale e territoriale si è avviato. Sono stati di scussi in dettaglio i rapporti amministratori operatori, le forme di comando e di direzione del lavoro, i supporti alle forme direzionali; i ti pi di elaborazione collegiale o settoriale esistenti fra operatori sia rispetto alla progettazione che all ’ analisi dei contenuti del lavoro; gli interventi di settore: biblioteca, teatro, cinema, musica, sport, assistenza sociale e i tipi di valutazione che gli operatori danno del proprio lavoro. Infine si è affrontato il problema più complesso: quello della professionalità esistente e necessaria e dei supporti necessari per la formazione permanen te. La terza indagine, promossa dalla Regione Emilia Romagna e appena avviata (commissiona ta a tutte le Università emiliane: ciascuna di que sta indaga la propria area provinciale) è centrata su una verifica delle proposte culturali e delle ca pacità aggregative rappresentante da alcuni «centri» di aggregazione giovanile esistenti sul territorio emiliano. I centri sono scelti a campio ne ed esprimono realtà assai diverse: nuclei isti tuzionalmente consolidati come centri culturali, ricreativi, sportivi del movimento associativo cat tolico o socialcomunista; oppure «centri giovani» attivati dai Comuni in stabili urbani o in aree verdi attrezzate, com ’ è ad es. il caso di una ex ca scina agricola adibita a questo fine dal Comune di Fiorano; oppure ancora centri spontanei, nati per l ’ iniziativa di gruppi di giovani che si sono autorganizzati, come è il caso a Modena del gruppo della Mongolfiera. Delineata la fisionomia delle indagini in cor so, posso ora soffermarmi su alcune indicazioni che paiono emergere da queste ricerche. Prima di esplicitare queste indicazioni, voglio però in sistere sull ’ atteggiamento prudenziale rispetto a queste considerazioni, ripetendo che espongo te mi orientativi più che veri e propri risultati di ri cerca. Inoltre mi pare assolutamente condivisibi le l ’ esigenza sottolineata da Capecchi, di proce dere con prudenza nel definire le culture giova nili, separandole dalla cultura complessiva. Nel guardare alla realtà sociale, oggi proviamo la sensazione comune — comune alle più età e ruo li — di un lento processo di spostamento delle identità. Dopo un lungo periodo di tensioni tra sformatrici, basate sull ’ ipotesi di un possibile
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