Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

butori, i sub-contratti, i servizi; per non parlare dei legami deteriori, dei favoriti smi, dei clientelismi. Al contrario delle industrie emergenti. Ciò scoraggia le aper ture a iniziative nuove, e favorisce la protezione più miope. A ciò si deve aggiungere che le forze sindacali, pur coscienti della necessità che la ricerca scientifica sia sempre di più una forza moltiplicatrice delle risorse del Pae se 17 , salvo lodevoli eccezioni mancano delle competenze necessarie per elaborare proposte concrete sia sulle linee sia sui modi di intervento. Quanto alle linee penso, per confronto, al chiaro e sintetico rapporto elaborato dal Generai Council nel 1979 per il Congresso del TUC 18 sull ’ impatto sociale e produttivo della tecnologia mi croelettronica (introduzione di nuovi prodotti e servizi, miglioramento dei prodotti e servizi esistenti, introduzione di nuovi processi). Quanto ai modi, al di là della giusta richiesta di «coordinamento delle istituzioni scientifiche in rapporto a un programma nazionale collegato alle scelte settoriali», mi domando se esistono pro poste realistiche per superare le (pur comprensibili) resistenze al coordinamento, per condizionare la piena discrezionalità sulle finalità e le modalità operative di chi dirige e di chi lavora nei vari centri di ricerca pubblici. La programmazione della ricerca applicata ha senso nel quadro di una program mazione economica. Nel recente passato sono state approvate diverse leggi con un forte contenuto programmatorio e che avrebbero dovuto incidere positivamente an che sullo sviluppo della ricerca in settori prioritari; non è ancora stato dimostrato che tali leggi siano in grado di produrre risultati positivi. Si ripete oggi una costante dell'esperienza italiana, dallo schema Vanoni in poi, di uno scarto tra gli obiettivi proclamati e le capacità di realizzarli: si può a questo punto parlare di «programma zione disarmata». L ’ industria privata non crede nello Stato; si considerano le fun zioni statali una pura garanzia di equilibri di interesse. L ’ Amministrazione pubbli ca non è in grado di gestire una politica di programmazione, per motivi di struttura e per motivi politici. Di fatto si punta sull ’ adeguamento semi-spontaneo del siste ma produttivo al mercato, al credito agevolato o a salvataggi industriali che non raddrizzano la situazione in prospettiva. In queste condizioni, se da un lato non si può rinunciare a lavorare per una pro grammazione economica, dall ’ altro non si deve cadere nell'illusione di program mare lo sviluppo della produzione e dei servizi partendo dalla programmazione della ricerca scientifica. In alcuni importanti settori, una programmazione attraverso un mercato garanti to dall ’ intervento pubblico (telecomunicazioni, trasporti, energia, casa, ecc.) può utilmente richiedere la programmazione della ricerca. Una politica della domanda pubblica come aspetto centrale integrante della politica industriale , oltre a fornire un riferimento affidabile per le scelte di investimento, offrirebbe un orientamento concreto e un incentivo credibile ad alcuni settori della ricerca applicata, evitando le secche dell' auto finalizzazione . 8. Il ruolo della ricerca applicata Quanto sopra non vuole significare che il ruolo della Ricerca sia trascurabile. An zi, la recente esperienza dei Progetti finalizzati del CNR, pur nei suoi limiti, ha mostrato che un semplice tentativo di coordinamento su scala nazionale può dare contributi interessanti anche alla individuazione della necessità di servizi di Stato essenziali come interfaccia fra la ricerca vera e propria e le esigenze della società. In dipendentemente dalla programmazione economica e dalla committenza sociale, 17 Intervento al Convegno Nazionale di Bologna sulla Ricerca, 26-28 febbraio 1982. 18 Employement and Tecnology. Trade Union Congress, Londra (1979).

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