Problemi della transizione 1983
Le aggregazioni giovanili
quanto ci suggeriscono la buona volontà, l ’ atti vismo, la deformazione professionale, l ’ illusione di movimento e fruibilità che la società dei con sumi propone e pubblicizza. Il sospetto a cui ora accennavo, che attraverso le ricerche in corso ci proponiamo di sottoporre a qualche verifica, si riferisce alla possibilità che dietro ad una mobilità culturale di gruppi ap partenenti a più classi sociali (favoriti da più fat tori. Es.: professionalità praticabile; benessere economico e/o maturità psicologica del nucleo familiare; cultura del nucleo familiare e/o del milieu, che può essere non solo cultura borghese o intellettuale, ma operaia, artigiana, contadina; ecc. ecc.) esista una larga fascia di consumi che acculturano su un piano di puri ritualismi sim bolici. Per molti aspetti questi ritualismi sono pittoreschi e simpatici, ma spesso paiono celare in sé, se non una vera e propria paccottaglia di disparate mercanzie, ingredienti assai poveri ri spetto alla capacità di favorire un ’ elaborazione di valori e psicologie adeguate all ’ ambiente ed ai tempi. Un questionario sui consumi culturali giovanili, da me preparato con gli operatori cul turali del Comune di Fiorano e distribuito con grande impegno da un simpaticissimo gruppo di giovani cattolici e laici che si riuniscono nella parrocchia di Corlo, sembrerebbe confermare questo sospetto, ossia l ’ esistenza di una grande povertà di consumi culturali qualificanti a livello di massa. Questa povertà, se esiste, è certo ma scherata dietro il fatto che comunque si consuma libri, fumetti, pellicole, suoni, immagini. La mi metizzazione, sarebbe quindi possibile dietro l ’ immagine di vitalità che offre la società dei consumi, che soltanto perché vende e fa consu mare pare che socializzi, mentre invece vende merce buona che aiuta a crescere e divenire auto nomi e merce pessima, che tutt ’ al più vale come orpello, simbolo esteriore di urbanizzazione dell ’ apache. Un ’ ultima osservazione su questo punto. Nel la storia dell ’ urbanesimo moderno, gli apaches (la derivazione del nome è ovvia) erano i giovani dei ghetti poveri, delle bidonvilles, degli slums, delle coree, che nei primi del 900, vestendo abiti di fogge vistose e repugnanti per la moda cano nica dell ’ epoca, invadevano le città, spaccando e aggredendo. Sui caratteri sottoproletari di que sto fenomeno, a cui accenna anche Gramsci ne gli scritti del carcere, non ci sono dubbi. Questo vale per il passato: le medesime famose ricerche della scuola di Chicago sulle bande giovanili, de scrivono un sottoproletariato figlio d ’ immigrati, ma nella società d ’ oggi, percorsa da più canali d ’ acculturazione e più mobile rispetto alle chiu
sure classiste in compartimenti stagni di ieri, sta rei molto attento a definire dove avviene il pun to di rottura rispetto alla socializzazione civile; dove e quanti siano gli apaches, a quali strati so ciali appartengano; quali condizioni economi che, politiche, culturali, psicologiche, li caratte rizzino; quali strategie e quali strumenti di pro testa e violenza adottino. 3) Attraverso le argomentazioni finora svolte ho ipotizzato al punto 1 l ’ esistenza di orienta menti diffusi e analogici che spezzano le culture storiche d ’ appartenenza tendendo a delineare i tratti di una nuova cultura di massa. Nel punto 2 ho ipotizzato l ’ esistenza su un medesimo territo rio, per quanto ricco di possibilità e fermenti, di grandissimi dislivelli culturali che producono processi di socializzazione molto differenziati, integrazione e conflittualità diverse. Ovviamen te, queste due ipotesi in un certo senso antagoni ste, vanno acquisite come indicatori astratti; so no una specie di lettura in bianco e nero della realtà. Calate nell ’ analisi del tessuto sociale reale esse dovrebbero permetterci, ora che ci siamo posti di fronte alla soggettività vivente peraltro sempre più «numerosa» e vivace delle astrazioni intellettuali, di popolare il bianco e nero di gruppi, situazioni, iniziative e casi multiformi e coloriti. Così, se il bianco e nero ci serve per cer care di ipotizzare il percorso complessivo sociale e storico di determinate soggettività, il prolifera re delle situazioni soggettive ci dice che di fatto se vorremo capire la società complessa d ’ oggi do vremo arrivare a definire e verificare l ’ esistenza sul territorio di più aree subculturali, interpreta bili come veri e propri soggetti storici viventi bi sognosi di spiegazione. Dette aree sono in qual che modo legate ai processi di acculturazione che la società (locale, nazionale e internazionale) vi ve nel suo complesso. Ma nello stesso tempo, non si identificano mai completamente con l ’ elaborazione diffusa con i moderni mezzi di comunicazione di massa. Con quest ’ ultima di mostrano di entrare in relazione, di assimilare norme, valori, simboli, di mimarne altri, ma an che di esprimere, reprimere o manifestare con flittualmente, bisogni propri che non trovano piena cittadinanza nel movimento d ’ insieme. Per portare avanti una proposta di questo tipo e realizzare una specie di carta topografica delle culture oggi esistenti su un territorio, occorrerà molta attenzione, molto lavoro empirico e de duttivo. Ma anche la capacità di uscire dal cultu ralismo; di scorgere aggregazioni e culture là do ve oggi osserviamo solo fenomeni economici, in teressi pratici, comportamenti politici. Se doves si proseguire questa argomentazione, sosterrei
147
Made with FlippingBook Ebook Creator