Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
che tutto ciò implica l ’ immaginazione sociologi ca di individuare le aggregazioni ed i gruppi omogenei viventi e operanti su un territorio in rapporto al possesso, alla produzione e alla frui zione di risorse materiali, sociali, culturali, e po nendosi dal punto di vista della loro soggettività, di ricostruire la loroelaborazione culturale e l ’ ideologia che implicitamente o esplicitamente esprimono a partire dai ruoli economici, politici, sociologici che giocano. A questo punto, per spezzare una lancia a fa vore di questo procedimento, proverò a definire molto sommariamente ed a titolo esemplificati vo, le componenti di alcune di queste aree cultu rali e delle ideologie che potrebbero esprimere. a) Un primo punto da prendere in considera zione nell ’ intraprendere una ricerca di territorio sulla cultura di un ’ area (città, plaga, regione) è definire quali aggregazioni d ’ interessi, quali uti lizzi delle risorse, quali valori diffusi, quali pro cessi d ’ integrazione e quali disomogeneità pro duce la realtà economica. Tutto ciò può sembra re ovvio, ma non sempre dai discorsi che faccia mo sulla cultura traspare, mentre invece va espli citato chiaramente se vogliamo cogliere il respiro culturale di un ’ area. Nella realtà modenese ad esempio, a causa del tipo di economia diffusa, del benessere e degli alti indici di consumi privi legiati esistenti, ed inoltre anche grazie al contri buto delle tradizioni associative e delle iniziative degli Enti Locali, scorgiamo molto palpabile il processo di diffusione culturale e l ’ alta presenza di veicoli acculturanti di cui ho precedentemente parlato. Nello stesso tempo, se tutto ciò contri buisce a creare un percorso diffuso di fruizioni e cultura, sono presenti sul territorio due dismo- mogeneità che producono loro valori e contri buiscono a definire il clima urbano, mentre di mostrano di non essere facilmente canalizzatali entro i percorsi e le proposte della tradizione as sociativa e dell ’ iniziativa pubblica. Dette diso mogeneità appartengono ai poli estremi della condizione materiale: da una parte i ricchi e co loro che per imitazione, con qualche sforzo, pro babilmente organizzato all ’ interno di un nucleo familiare che garantisce più salari, li seguono. Costoro elaborando una cultura e un ’ ideologia del benessere, dell ’ appagato fino al superfluo e nei casi estremi allo spreco. Questa cultura non pare aliena dal produrre simboli visibilissimi, spesso vistosi ed aree dove coltivarsi, discrete ma vietate. All ’ altro polo, gli immigrati, venuti a fare i lavori pesanti, che spesso non sentono co me loro le tradizioni e le proposte associative lo cali, ma anzi, data la disparità di situazioni ma teriali e la violenza dei simboli del benessere che
gli girano attorno, avvertono come anacronismi. Ovviamente, larga parte di quest'ultima fascia sociale trova nel tessuto politico ed associativo lo cale validi elementi di socializzazione, ma indi pendentemente da questo, permangono nume rose aggregazioni di immigrati da aree regionali emiliane disomogenee rispetto al modenese e dal Mezzogiorno, costituisce in subculture forte mente autonome, con comportamenti, consumi culturali, elaborazioni ideologiche, di cui non sappiamo quasi nulla. Ovviamente, individuando queste due aree culturali d ’ appartenenza, applico uno dei con cetti di classe propri della sociologia (ad es. lar gamente usato da più scuole sociologiche statu nitensi), basato sulla disparità di redditi e la frui bilità di beni e istituti, anziché sul concetto mar xista di classe basato sulla posizione occupata nella produzione. Compio questa operazione perché mi pare mi aiuti a spiegare piuttosto bene alcuni orientamenti di valore esistenti nell ’ area. Indubbiamente, nel cercare di definire «il clima culturale cittadino» in questo modo, non sosten go che questa ripartizione in aree del benessere e aree della povertà esprima le due culture più consistenti nell ’ area, né che esse giochino una in rapporto all ’ altra un ruolo equivalente e dialetti co. Mi limito invece a sostenere che sono orienta menti di valore e ideologie presenti, che espresse da gruppi sociali reali posizionati materialmen te, esistono, si avvertono come fenomeno socio logico che orienta processi di integrazione adatti- va o conflittuale. Infine, non intendo sostenere con questa indicazione che le culture di classe derivate dalla differente posizione nella produ zione non esistano più o non contino nulla. Mol to più sommessamente, ipotizzo che rispetto alla lettura culturale del territorio che io tento, esse siano meno discriminanti di processi integrativi adattivi o conflittuali esistenti nell ’ area. Certa mente più elaborate istituzionalmente sul piano politico e sui posti di lavoro, queste culture po trebbero essere studiate come culture d ’ apparte nenza e aree d ’ influenza ideologica, a partire dai luoghi istituzionali loro specifici: partiti, sinda cati, aziende. Ma a questo proposito, condivi dendo l ’ osservazione di Aris Accornero che forse oggi il lavoratore si forma una personalità più fuori del lavoro che sul lavoro, sostengo che solo una ricerca incrociata sui due livelli di accultura zione esistenti l ’ uno sui posti di lavoro, l ’ altro sul territorio, ci permetterebbe di approfondire il problema. b) Con un procedimento analogico al prece dente, collegando la posizione materiale dei sog getti nella fruizione di risorse, privilegi, veicoli
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