Problemi della transizione 1983
Le aggregazioni giovanili
solve più al compito di socializzazione avanzata svolto in passato, ma le aree dense di popolazio ne e attrezzate con infrastrutture e servizi offro no sociologicamente al giovane una maggiore probabilità statistica di elaborare con maggiore autonomia psicologica, una appartenenza alla cultura di massa diffusa. 2) Le aree rurali isolate, povere di servizi, vivono di riflesso, sulla base dei moderni mezzi di comunicazione e d ’ informa zione il processo di omologazione alla cultura di massa. Ciò porta indubbiamente a rompere l ’ isolamento nell ’ ambiente locale. Nello stesso tempo, mancando proposte e canali plurimi di acculturazione basati su rapporti e strumenti concreti, il giovane pare elaborare una ideologia che esprime aspettative e possiede simboli «uni versali» propri della cultura di massa, sostanzial mente volta all ’ urbanesimo, che rimangono però come una specie di soprastruttura, un desi derio colorato non posseduto e praticato. In que sto modo il giovane, non usufruendo della possi bilità di manipolare direttamente strumenti di acculturazione meno massificati e generici di quelli che gli offrono tv, rotocalchi, fumetti e ci nema periferici, veste le mode, utilizza i lin guaggi e i simboli diffusi dall ’ urbanesimo, ma ciò implica più un ’ imitazione mimica che un reale processo di socializzazione. Di conseguen za, sembra plausibile sostenere che egli perden do molti riferimenti concreti con l ’ identità socia le e mimando un ’ immagine societaria che non sperimenta appieno, rischi (quando non si trova in un nucleo familiare o di vicinato che riesce a rassicurarlo e ad aiutarlo a capire) l ’ isolamento o rotture con l ’ ambiente assai dolorose e spesso fortemente conflittuali. Mi rendo conto un ’ altra volta, dicendo queste cose, che occorrerebbe più tempo per approfon dire il discorso sui caratteri di queste due aree. Ma come ho già detto, tutto il mio discorrere va le più come proposta di ricerca che analisi com piuta, ed anche per riaffermare che le culture giovanili non sono riducibili ad una sola tipolo gia né isolabili dalla cultura complessiva. La sen sazione riportata dai colloqui e dai sondaggi fi nora effettuati, è quindi che le due aree esprima no processi di socializzazione, tipi di psicologie e forme di disagio fra loro molto differenti. Come s ’ è detto, queste differenze sono mascherate dal fatto che i giovani esprimono linguaggi e fogge analoghi. Al di là di questi rituali, sembrano in vece configurarsi culture locali e di gruppo assai differenziate. Presso queste culture, l ’ intreccio fra valori «universali» diffusi ed esperienza reale di vita è certo più complicato di come general mente ci rappresentiamo queste cose, ma certa 149
di acculturazione, è possibile sostenere che a li vello sociale territoriale esiste una cultura d ’ ap partenenza maschile e una femminile, larga mente discriminanti di comportamenti, apparte nenza ad aggregazioni, fruizione di consumi ac culturanti. Su questo punto non mi soffermo perché non ho né competenza né esperienza per farlo. Mi limito a osservare che la differenziazio ne è grande perché studiando le aggregazioni giovanili, i consumi culturali e ricreativi, saltano fuori grandi differenze ovviamente a vantaggio dei maschi. Anche segnalare questa disparità è ovvio, ma ripropongo il problema perché si è ri proposto nella ricerca come molto più consisten te di come solitamente intendiamo anche in un ’ area come la nostra. Infatti un gruppo di ri cercatrici dell ’ università, che da tempo lavora attorno al tema della condizione femminile nel modenese, sta ora accingendosi ad approfondire come nell ’ area adolescenti e giovani ragazze si aggreghino in gruppo, come partecipino alla vita dell ’ associazionismo giovanile, quali veicoli di acculturazione consumino e quali ideologie ela borino (essendo ovviamente duplicemente con dizionate da attività o prospettive di lavoro retri buito e lavoro di conduzione familiare). c) Per facilitare questa nostra incursione sinte tica nelle aree territoriali di differenziazione cul turale, enfatizzo ora le differenze fra aree metro politane o di urbanesimo diffuso da una parte ed aree rurali a vita comunitaria stagnante dall ’ al tra, prendendole come esempio di processi di ac culturazione e socializzazione differenziati. Nel compiere questa astrazione, ci tengo a sottoli neare che con essa non intendo riproporre il di scorso città-campagna come si proponeva alla di scussione sociologica prima dello sviluppo dei consumi e dei mezzi di comunicazione di massa d ’ oggi. Semmai tendo a individuare aree dove l ’ effetto «città» (con le conquiste, le contraddi zioni e la crisi che contraddistinguono la città contemporanea), è diffuso a livello di molteplici canali di acculturazione presenti, rispetto ad aree dove l ’ effetto acculturante è prevalentemente poggiato sui mezzi di comunicazione di massa monopolio dell ’ industria culturale, mentre i vecchi modi di vita, legati alla tradizione comu nitaria, declinano con il mutare dei caratteri eco nomici e tecnologici della produzione agricola. Tempo addietro, mettendo a confronto colloqui svolti con giovani di aree urbane con colloqui svolti con giovani di aree rurali, durante un lavo ro di studio svolto in collaborazione fra un grup po di sociologi e uno psicologo attento al sociale, com ’ è PierFrancesco Galli, pareva a noi di potere abbozzare le seguenti ipotesi: 1) La città non as
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