Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

(forse per questo rispondono di interessarsi di politica ma non di sentirsi militanti, come con stata la relazione Bianchi). Se reagisce con disin canto all ’ utopia, non per questo mi pare più di sarmato d ’ un tempo rispetto alla possibilità di essere responsabile sul piano civile e politico, in caso di necessità. Questo stato di cose mi pare in dichi l ’ esistenza di un patrimonio culturale dif fuso, uno dei poli della cultura diffusa contem poranea a cui guardare con attenzione perché non mi pare facilmente egemonizzabile a livello di massa da culture involute autoritarie e repres sive. La mia osservazione vuole insomma essere un invito a non guardare alla violenza, alla di sperazione, alla droga, come stati generali, ma semmai come indicatori limite di un modo d ’ es sere del sociale contemporaneo, caratterizzato invece da una grande crescita collettiva del patri monio di autonomia dei singoli. Che questa cre scita non trovi facilmente canali per esprimere culture, aggregazioni, atti sociali e per questo motivo si produca violenza e disperazione è altro discorso che rimanda all ’ inadeguatezza e all ’ in vecchiamento delle proposte politiche e istitu zionali. Ma se così stanno le cose resta il fatto che il patrimonio c ’ è e cerca vie per esprimersi. Che queste vie siano spesso ingenue e inadeguate, ciò non significa guardare con occhio miope o timo roso alla realtà e ignorarlo. Un cenno infine, prima di concludere la rela zione, ad alcuni risultati dell ’ altra faccia della ri cerca operativa di cui v ’ ho detto in apertura: quella sulla politica culturale verso i giovani con dotta dalle amministrazioni, e sul ruolo degli operatori culturali. Ho già detto precedente- mente come da un punto di vista generale i ser vizi culturali, ricreativi, sportivi, siano fattori no tevoli di socializzazione. Guardando criticamen te a queste realtà, com ’ è compito della ricerca sociologica, ci sembra invece poter rilevare che talvolta le proposte culturali restano chiuse entro una logica assistenziale e positivistica nella lettu ra del sociale che entra in urto con la psicologia giovanile. In più riunioni di quartiere o d ’ inizia tiva varie a cui ho partecipato, ho riportato la sensazione che esista non una frattura sostanziale del modo di pensare fra generazioni, ma un grande malinteso generato dal rallentarsi della capacità di mantenere aperto e vigile il rapporto esistente fra ipotesi di intervento e processi reali che si avviano a partire dal momento in cui l ’ in tervento diviene operativo. Rispetto ai problemi relativi all ’ organizzazione del lavoro ed ai ruoli degli operatori culturali, abbiamo constatato qualcosa di analogo. Talvolta i progetti di politi ca culturale colgono con grande tempestività le

mente è dalla combinazione di questi due ele menti che si forgiano le personalità. Sul prevale re dei valori «universali» o di quelli locali non so dire. Sarei però contrario alle generalizzazioni, mentre accetterei un discorso di linee di tenden za. Un esempio molto significativo che ancora una volta conferma come sia impossibile separa re Telaborazione culturale giovanile dall ’ elabo razione culturale complessiva, mi sembra ritro varlo nel seguente dato ovvio ma sempre ripro ponibile. Nonostante i differenti processi di so cializzazione e la diversità delle subculture, le ri sposte alle tensioni e al disagio che si fa insoste nibile è elaborata attraverso strumenti lenitivi e rappresentazioni degli sbocchi al disagio analo ghi: su dieci colloqui effettuati con giovani di un ’ area rurale emiliana, abbiamo trovato tre casi di ricorso all ’ aiuto psicologico del medico, con l ’ inevitabile somministrazione di tranquillanti. Analogicamente, alle tensioni estreme ed inso stenibili, nonostante la diversità delle cause, re sta possibile, conosciuta, divulgata e mercanti- lizzata, la porta aperta del ricorso alle droghe pe santi. Concluso l ’ excursus esemplificativo sulle aree culturali, resta da dire che queste ultime consi derazioni paiono rafforzare il nostro pessimismo e la lettura negativa dei caratteri organizzati del la società contemporanea, che con il proprio atti vismo brucia energie e persone. Nello stesso tempo, sento la necessità di segnalare che dal la voro di osservazione e ricerca sul comportamento giovanile, come dalla stessa esperienza di inse gnante, io ricavo anche una lettura nettamente positiva. Parlerei così di inadeguatezza organiz zativa e politica rispetto ai costi che l ’ uomo con temporaneo paga alla razionalità produttivistica. Tutto ciò produce aree di tensione psichica, disa gi e patologie di tipo nuovo, anche molto appa riscenti ed esteriorizzate rispetto a un tempo in cui questo tipo di disagio (prima psichico che fi sico) era coltivato nel chiuso delle mura domesti che. Al di là di queste aree sarei però portato a ipotizzare l ’ esistenza di un fenomeno diffuso, caratteristico già dell ’ infanzia, di un notevole aumento del patrimonio espressivo inteso come linguaggio e intelligenza. Per molti aspetti io concordo quindi con i dati presentati nelle rela zioni di Letizia Bianchi e Loredana Sciolla quan do esprimono valutazioni positive della persona lità del giovane. Il giovane pare oggi più scoper to e fragile d ’ un tempo, ma elabora di più , è più sensibile, più capace di rapporti interperso nali e di muoversi nel sociale restando meno le gato ad astrazioni ideologiche eccessivamente utopiche, verso le quali reagisce con disincanto

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