Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
blema. Si salvano parzialmente quei giovani che riescono a conseguire una laurea, strumento im portantissimo per trovare lavoro al Sud. Per il re sto la prospettiva è un lungo periodo di disoccu pazione, tra vari disagi e umiliazioni, tranne i casi in cui ovviamente il soggetto, per sua abilità personale, riesce a trovare un canale verso il lavo ro. Chi sono dunque i disoccupati (o meglio i di soccupati che restano tali per un periodo relati vamente più lungo)? Essi sono dei giovani «isola ti», senza strumenti sufficienti, senza risorse. Lontani dal raggio di azione del micropotere lo cale, essi sono disseminati e sono tanti, ma non si conoscono, inseguono speranze diverse. Del resto la loro sorte non è identica: alcuni troveran no lavoro in meno tempo, altri si troveranno a trent ’ anni ancora senza posto. La loro ideologia familista (cfr. il prossimo pa ragrafo), il loro scarso impegno politico li rende soggetti quasi inavvicinabili. Non solo. Molti di questi reali disoccupati non manifestano in al cun modo la loro condizione. Spesso al Sud si iscrivono al Collocamento, alle liste speciali ecc. proprio i meno isolati, coloro che già in qualche modo hanno delle prospettive di lavoro, i figli di commercianti, di artigiani, gli stessi laureati. Ba sti pensare all ’ iscrizione massiccia alle liste spe ciali di collocamento di giovani appartenenti alla media borghesia meridionale, che certamente prospettive di lavoro ne avevano: per costoro la legge 285 è stata uno strumento aggiuntivo ri spetto a quello già in possesso. Ma gli isolati no, dalla legge hanno avuto ben pochi vantaggi, molti non si sono iscritti perché sfiduciati o addi rittura ignoranti sull ’ esistenza di questa occasio ne. Esiste una disoccupazione non manifesta o parzialmente manifesta che ha aspetti di partico lare drammaticità. E gli interventi legislativi a favore dell ’ occupazione giovanile corrono il ri schio di lasciarla fuori. Ma è assai difficile raggiungere i nostri giovani «isolati» e chiusi nella propria privacy. Certa mente necessitano interventi differenziati per settori, soprattutto per aree territoriali, poiché il problema della disoccupazione non presenta le stesse caratteristiche in tutto il territorio meridio nale: diversa è la situazione in una città come Napoli, o in un piccolo paese, in Campania o in un ’ altra regione. La differenza non sta solo nei
tassi di disoccupazione, ma nella tipologia del potere locale, nei suoi rapporti con il mondo del lavoro, oltre che ovviamente nella struttura pro duttiva ed occupazionale locale. Ma nel mondo giovanile non esistono soltanto occupati e disoc cupati: gli studenti e le casalinghe ne sono una parte considerevole. Il numero degli studenti è aumentato notevol mente anche al Sud. Ma non è stata una crescita patologica. Gli studenti nel loro insieme non vanno identificati tout-court con i disoccupati, secondo una visione mistificante ancora diffusa: sono pochi gli studenti disposti a lasciare l ’ Uni versità per un lavoro. Mentre è molto alta la di sponibilità ad accettare «lavoretti» di breve dura ta che permettano una parziale autonomia dalla famiglia, scarsa è la disponibilità ad accettare la vori che non siano congruenti con le proprie aspettative (per lo più realizzabili con il conse guimento del titolo di studio). Una politica del lavoro al Sud deve tener pre sente questa realtà, ma deve anche riflettere sul la massiccia presenza di donne che si ritengono casalinghe. La condizione di casalinga è cultural mente accettata al Sud (anche se è in diminuzio ne tra le più giovani e le più istruite). Questo non vuol dire che tutte le casalinghe disdegnano il lavoro. Al contrario è alta la loro offerta sul mercato, ma per particolari lavori-. lavori part ri me e/o non manuali (impiegatizi). Disoccupati isolati e deboli, disoccupati più forti (gli attuali occupati che in passato sono stati anni senza lavoro), studenti «puri» e studenti po tenzialmente disoccupati (una minoranza) e ca salinghe disponibili a lavori particolari, giovani delle piccole città (più protetti dalla fitta rete di rapporti amicali e parentali) e giovani delle gran di città (che vivono più drammaticamente e in massa il problema della disoccupazione), giovani delle regioni più industrializzate e che risiedono in quelle più povere (da dove spesso vanno via): sono questi i mondi giovanili del Mezzogiorno verso cui una politica del lavoro non può che es sere differenziata, ma senza pericolose discrimi nazioni (si pensi alla logica di aiutare solo i gio vani di una fascia di età, escludendo ad esempio i meno giovani, ossia proprio i più deboli, così come è accaduto per la legge 285, che si ferma ai ventinove anni, e in altri casi). Il problema del lavoro non interessa soltanto i gruppi che abbia-
ciali, in «Inchiesta», n. 33; BOTTA, Sco larizzazione di massa strutture produt tive e assorbimento di forza lavoro sco larizzata, in AAW, (a cura di E. Pu gliese), I giovani tra scuola e lavoro nel Mezzogiorno: il caso di Napoli, di prossima pubblicazione presso Angeli,
in Italia, Il Mulino, Bologna 1974; R. E mma e R. M oscati , La fabbrica dei disoccupati, Musolino, 1976; AAW, / giovani a elevato livello di istruzione e i mercati del lavoro in Italia, Angeli, Mi lano 1977; P. B otta e E. P ugliese , Occupazione giovanile e progetti spe
4 Tra gli altri autori che si sono occupa ti delle problematiche inerenti al rap porto tra scuola e mercato del lavoro, vedasi: M. BARBAGLI, Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Ita lia. Il Mulino, Bologna 1974; F. P a DOA SCHIOPPA, Scuola e classi sociali
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