Problemi della transizione 1983
Innovazioni tecnologiche
va individuata l ’ esistenza di settori scientifici che vanno sostenuti e rafforzati (infor matica, comunicazioni, chimica fine, fisica dello stato solido, agroalimentare, ener getica, epidemiologica e igiene, ecc.). Anche un «humus» generale di conoscenza di base è condizione indispensabile per avviare programmi applicativi concreti. All ’ in terno di ogni settore della ricerca, fondamentale, orientata o applicata, è opportu no realizzare un coordinamento scientifico non burocratico, del tipo di quello che oggi si ha nei Gruppi Nazionali e nei Progetti finalizzati del CNR. E necessario in trodurre criteri di confronto, stimolo, selezione e controllo dei risultati; è urgente infine snellire le procedure decisionali e amministrative, che ora sono complesse, lente, inefficaci e in definitiva frustranti. Se si vogliono utilizzare le competenze esistenti anche nel campo della ricerca ap plicata, è necessario rafforzare i tenui legami fra Università, Enti pubblici di ricerca, centri di ricerca industriali, Pubblica Amministrazione. Per ottenere ciò è necessaria una riforma del Ministero della ricerca, in modo che ad esso venga assegnato il ruo lo di coordinamento generale delle risorse, per evitare squilibri settoriali, scoordina mento e duplicazioni, sprechi. Si assiste invece a provvedimenti legislativi che ac centuano il distacco, già troppo profondo. Negli ultimi anni si è dato un credito eccessivo alla Ricerca, purché avesse l ’ eti chetta di «finalizzata» o «applicata», anche quando la committenza era evanescente o generica. Poiché il sistema scientifico è stato sempre un ambito istituzionale a for te dominanza dell ’ offerta, piuttosto che della domanda, sia sociale che politica, della ricerca, questa tendenza ha favorito in molti casi una «autofinalizzazione» guidata dall ’ interesse di corporazioni scientifiche o da pressioni clientelari. Le for zature della committenza vanno evitate, perché portano a risultati di scarso valore pratico e a una ricerca scientifica di terz'ordine . Devono invece essere individuate committenze reali, che abbiano cioè obiettivi e utilizzatori ben individuati e verifi cabili, onde evitare distorsioni, spreco di energia e di denaro pubblico. In generale, data la scarsa efficacia dei meccanismi di trasferimento delle conoscenze tecnologi che, è opportuno prevalentemente quelle iniziative che garantiscono fin dalla loro formulazione uno stretto collegamento fra il centro di ricerca e l'utenza (produttiva o sociale). Per favorire l ’ utilizzazione delle molte competenze disponi bili nei Centri di ricerca pubblici, una parte dei finanziamenti alla ricerca applicata dovrebbe essere assegnata a progetti congiunti, formulati sotto la responsabilità dell ’ Azienda utilizzatrice, la sola in grado di valutare il complesso sistema di varia bili che può guidare l ’ innovazione dal laboratorio alla linea di produzione e al mer cato. In questo senso, ad esempio, ha dichiarato di volersi orientare il Ministro olandese per la politica scientifica. In generale, a livello centrale vanno definite le tecnologie innovative da conside rare «prioritarie», e su queste concentrare lo sforzo di sviluppo. Lo stesso termine «prioritario» tuttavia è interpretabile in vari modi, che rispecchiano interessi non completamente conciliabili: esigenza di alto valore aggiunto, di competitività sul mercato, di impiego ridotto di energia e materie prime di importazione, di assorbi mento (o almeno di non-riduzione) di forza lavoro. E inoltre, come si è già detto a proposito della legge 675, anche quando pare che le scelte siano state fatte, i limiti sono molti e la efficacia modesta. Anche gran parte della più recente legge n. 46 è mirata a obiettivi di razionalizzazione, più che di innovazione in senso proprio; già si sa che l ’ erogazione dei fondi, nonostante le minuziose prescrizioni contenute nella delibera del CIPI del 29 luglio 1982, risentirà di forti condizionamenti che poco hanno a che fare con le reali esigenze di Innovazione Tecnologica; e, infine, l ’ efficacia nella fase attuativa sarà ulteriormente ridotta dalle note carenze nella struttura della Pubblica Amministrazione italiana. Giuste appaiono, a questo pro posito, le preoccupazioni espresse dai Sindacati confederali nelle lettere del 22 lu glio 1982 ai Ministri coinvolti nella gestione della legge n. 46, e interessanti sono le indicazioni e le richieste avanzate. Importanti e meditate sono anche le considerazioni contenute nel documento dell ’ AIRI dell ’ aprile 1982 (sulla legge n. 46) e nel già citato Libro Bianco della
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