Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
possibilità di miglioramento individuale è una conseguenza di trasformazioni strutturali che hanno come conseguenza l ’ incremento del nu mero dei quadri intermedi (soprattutto tecnici) e la nascita di nuove figure professionali (legate soprattutto all ’ informatica e all ’ elettronica). Il mutamento strutturale favorisce oggettiva mente la dinamica della mobilità. È quindi inu tile, a mio avviso, chiedersi se la mobilità è in sé espressione di cambiamenti (anche positivi) all ’ interno del sistema produttivo. La domanda da porsi è invece un ’ altra: in che modo è gestita la mobilità, chi sono le persone favorite da que sto meccanismo, visto che comunque la maggior parte dei soggetti continua a restare nella collo cazione d ’ origine e che molti vivono addirittura dei processi di mobilità discendente (ossia peg giorano la condizione professionale rispetto ai padri). Come per la disoccupazione, dato per sconta to che il fenomeno esiste, il problema è di capire chi sono gli «eletti», i privilegiati, e chi sono i «decaduti». Si tratta di problemi importanti, an che perché possono aiutare a comprendere la na tura della gestione del potere e del meccanismo di cooptazione dominante nel reclutamento. Una volta appurata l ’ esistenza, la quantità e la qualità dei meccanismi di mobilità, il discorso va a mio avviso spostato a livello di analisi della re lazione del fenomeno con altri aspetti macro sociali (la scuola e il potere, sostanzialmente). Innanzitutto bisogna chiedersi se esistono pro cessi di mobilità in Italia. Le poche ricerche che hanno analizzato in passato il fenomeno del no stro paese non hanno riscontrato in genere alti tassi di mobilità individuale (Lopreato, Pagani ecc.). E probabile che negli anni passati l ’ Italia non fosse stata interessata da una massiccia pre senza di questo fenomeno, ma certo attualmente le cose sono molto cambiate. I dati che commen terò si riferiscono a giovani della classe d ’ età 20-29 anni (il campione della ricerca che sto commentando), e quindi non sono un indicatore della quantità dei processi di mobilità nel loro insieme (con riferimento cioè a tutte le classi d ’ età). Essi però esprimono tendenze recenti e riflettono quei cambiamenti che hanno caratte rizzato negli ultimi tempi il Mezzogiorno. Al Sud il fenomeno della mobilità 11 è signifi cativo e consistente: più del 40% dei giovani im piegati è figlio di lavoratore manuale. Non solo, ma una percentuale considerevole di giovani operai ha un ’ origine non manuale', alto è quindi sia il tasso di mobilità intergenerazionale ascen dente sia quello discendente, soprattutto nella direzione operai *-► impiegati. Ma non esiste sol tanto un significativo scambio tra operai e im piegati; è molto interessante notare che i più alti tassi di mobilità ascendente vanno rilevati anche nella direzione operai ♦-►piccoli commercianti e impiegati ♦"►dirigenti e liberi professionisti. Se prendiamo in esame la percentuale dei gio vani di una determinata collocazione professio nale, i tassi di permanenza esprimono la percen tuale di quei giovani i cui padri svolgono (o svol gevano, nel caso dei pensionati) lo stesso lavoro. Questi tassi esprimono i livelli di immobilità e omogeneità esistenti nei vari settori professiona li. Il gruppo più omogeneo è quello degli ope rai, nonostante il movimento già rilevato verso altri settori: il 53,4% dei giovani operai è figlio di operai. Per il resto, tranne che per i piccoli commercianti, i tassi di permanenza sono abba stanza bassi. Sono dunque gruppi di arrivo in modo particolare i dirigenti e liberi professionisti e gli impiegati. In questi gruppi esiste una plu ralità di situazioni individuali e di storie profes sionali tali da renderli estremamente compositi ed eterogenei al loro interno, in quanto motivi oggettivi di allargamento dell ’ organico rendono necessaria una cooptazione dall ’ esterno. Per quanto riguarda il gruppo degli operai, si riscontra tra questi, più che altrove, una forte «ereditarietà» del lavoro, per cui è il figlio di operaio ad avere più alte probabilità di rimanere nel settore d ’ origine. Questo giovane spesso rice ve una socializzazione al lavoro assai precoce, gli viene trasmesso dalla famiglia il mestiere o la convinzione che la sua strada è quella di seguire il lavoro paterno. Sono moltissimi infatti i giova ni che fanno attualmente e in via definitiva lavo ri manuali. Ma esiste anche una mobilità discen dente, ossia un peggioramento rispetto alle con dizioni di partenza (lavoro del padre): circa il 19% degli operai è figlio di impiegato (11,6%) o di dirigente o libero professionista, di commer ciante o di imprenditore (7,8%). Riguardo all ’ analisi dei processi di mobilità al le dinamiche quantitative si è voluto, nel presen te lavoro, prendere in esame i gruppi interessati
11 Nel corso di questo paragrafo com menterò i risultati della ricerca sui gio vani citata con riferimento alle matrici di mobilità (con un certo livello di di saggregazione nell ’ ambito delle varie professioni: operai, impiegati, dirigen
ti ecc.). Per il presente articolo abbiamo pro dotto dei sub-files utilizzando il sub campione di giovani mobili (in ascesa e in discesa). In questo modo abbiamo ottenuto delle preziose informazioni
qualitative che a mio avviso difficil mente analisi più elaborate (ad es. path-analysis) riescono a fornire.
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