Problemi della transizione 1983
Giovani e mobilità sociale
al fenomeno. 1) Igiovani in ascesa. Circa 3/4 di questi gio vani sono in possesso di un diploma o di una lau rea; vivono in famiglie in cui esiste una scarsa presenza del lavoro manuale e una notevole pre senza di occupati nel terziario. In molti casi essi hanno ottenuto il lavoro utilizzando canali for mali (concorsi, domande ecc.). Non disdegnano di iniziare l ’ attività anche accettando lavori ma nuali. Ma l ’ aspetto più importante da sottoli neare è che le famiglie in cui vivono godono di una favorevole struttura dei redditi e occupazio nale (consistente numero dei redditi e degli oc cupati). 2) I giovani in discesa. Basso è il loro livello di istruzione; vivono in famiglie in cui è alta la pre senza di lavori manuali e più significativa quella di occupati nell ’ industria. Iniziano presto a lavo rare e si indirizzano subito verso il lavoro manua le; hanno inoltre un curriculum lavorativo molto travagliato (molti lavoretti prima di trovare il po sto definitivo). Essi vivono in famiglie caratteriz zate da una struttura dei redditi e occupazionale assai debole (pochi redditi e pochi occupati). Le differenze tra i due gruppi saltano subito agli occhi e richiamano in qualche modo alla di stinzione tra occupati e disoccupati di cui si è detto. La famiglia non favorisce i «decaduti» per cui questi, non avendo «agganci» col micro potere locale, non riescono a confermare la posi zione dei padri. Inoltre, essi vivono con fratelli, sorelle o altri parenti per lo più abituati al lavoro manuale: probabilmente in molti di questi casi il padre è un «mobile in ascesa» che non è riusci to a mantenere anche per i figli lo status acquisi to. Il suo isolamento dai centri di potere per si tuazioni personali o perché ormai in pensione da tempo, rende impossibile l ’ operazione. La con seguenza logica di tutto questo è che il micropo tere meridionale gestisce — almeno indiretta mente — non solo la cooptazione nel mondo del lavoro, ma anche la mobilità. Questo vale sia per la mobilità discendente sia per una parte almeno di quella ascendente: circa un quarto dei giovani in ascesa non possiede alcun strumento formale (titolo di studio superiore), per cui il suo accesso al lavoro impiegatizio è avvenuto per pura coop tazione politica gestita dal micropotere locale (spesso si tratta anche di cooptazione interna alle aziende). E vero che per la maggioranza dei giovani «privilegiati» il titolo di studio ha avuto una for te incidenza, ma va sottolineato che da solo esso non basta in ogni caso e non va dimenticato che questi giovani godono di una struttura familiare favorevole. Inoltre essi si trovano a vivere in fa
miglie in cui il lavoro impiegatizio è diffuso e in cui i vari membri sono riusciti, nell ’ insieme, a migliorare il proprio status rispetto a quello pa terno. Il titolo di studio e gli agganci col micro potere hanno favorito l ’ operazione, indirizzan do forza lavoro priva di occupazione verso seg menti nuovi del mercato del lavoro. In conclusione, al Sud la mobilità è consisten te, e interessa soprattutto la direzione ope rai ^impiegati, ma anche altre direzioni. La ge stione di questa dinamica è un risultato di com plessi rapporti tra società e potere, anche se un ruolo assai importante è da attribuirsi al possesso di un titolo di studio superiore e quindi indiret tamente alla scuola, che al Sud è un importante strumento di mobilità. La cooptazione in senso ascendente di solito favorisce persone fornite di istruzione medio-alta, ma non sempre si va tanto per il sottile, cooptando persone che non hanno una preparazione specifica. I giovani in ascesa sono legati al mondo del la voro e di conseguenza al micropotere che Io con trolla: essi hanno più risorse, spendono anni nel conseguimento di un diploma o di una laurea, non essendo «isolati», riescono ad elevare il pro prio status. Mentre è abbastanza ovvio spiegarsi le trasformazioni strutturali che permettono l ’ esistenza di questo fenomeno, è più problema tico comprenderne il meccanismo specifico di gestione. La nostra spiegazione probabilmente non esaurisce la problematicità della questione e richiede ulteriori approfondimenti, ma è a mio avviso un ’ ipotesi di lavoro realistica. Al di là del la quantificazione dei processi in esame, ho cer cato di condurre un ’ analisi verticale dei gruppi «favoriti» o «sfavoriti». Non sembra che di per sé la mobilità sia espressione di democrazia o di meccanismi meritocratici, anche se molti giovani hanno potuto goderne proprio in virtù del pos sesso della laurea. Lo studio del fenomeno della mobilità sociale non va solo condotto analizzando le relazioni in tergenerazionali riguardo alla professione, bensì anche la struttura del sistema di potere esistente per comprendere le interconnessioni col mondo del lavoro.
5. Giovani, potere e mobilità sociale. Conclusioni
Il mondo giovanile, con la sua specificità, la sua cultura e le sue subculture, non è un proble ma in sé. Certo vi sono alcuni settori problemati ci della gioventù (per il potere politico e per le
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