Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

famiglie), ma si tratta pur sempre di minoranze, verso le quali del resto un approccio sociologico o politico non è spesso sufficiente, essendo neces sari interventi individuali, caso per caso. In alcu ni momenti della nostra storia recente si è credu to che i giovani si stessero «perdendo», compro mettendo definitivamente il nostro futuro, la possibilità di ereditare le istituzioni e la società che gli adulti avevano costruito. In realtà idee di struttive erano diffuse tra alcuni giovani, pochi per la verità, ma tali da fare opinione pubblica (nell ’ ambito della realtà in esame). In realtà non era la gioventù nel suo insieme a creare «proble mi» al potere, bensì settori intellettuali e medio borghesi di essa. In genere la gioventù nel suo complesso non è mai stata un vero problema: le ricerche svolte sul mondo giovanile negli ultimi decenni possono ormai condurci a questo para digma. Riguardo ai valori essenziali dell ’ esistenza i giovani sono sempre stati molto lenti nel cam biamento; la loro rigidità e costanza nel tempo potrebbero sorprendere l ’ osservatore abituato a considerare la gioventù come una realtà sensibile a tutte le novità e disponibile a qualunque sti molo. Sono ormai decenni che valori di base in sostanza non cambiano, e sono comuni non solo a tutta la realtà giovanile, ma nel complesso a tutta la società. Ciò non vuol dire che non vi so no stati dei cambiamenti consistenti nella men talità delle ultime generazioni, ma queste in ge nere riguardano il modo di vivere o di sentire più che la sostanza stessa dei comportamenti o delle credenze. Ad esempio, esiste nei giovani un de siderio di vivere i rapporti familiari in maniera diversa (più lealtà, meno convenzioni ecc.) ma l ’ istituto familiare non è contestato nel suo insie me se non da una minoranza (che tra l ’ altro in pratica spesso si contraddice). Il sistema sociale ha garanzie di continuità, e problemi di devian za molto significativi (a livello di massa) non ne esistono. Ma esiste una differenziazione nel mondo giovanile. Su aspetti specifici i giovani non sono uguali, perché divisi soprattutto dalla diversa collocazione professionale. Studenti me di, universitari, casalinghe, occupati, disoccupa ti; e ancora, tra gli occupati, operai, impiegati, precari, transitori, artigiani, dirigenti ecc. In ognuna di queste situazioni si forma una specifi ca subcultura o addirittura più sub-culture. Ma

la differenziazione non è riscontrabile solo all ’ interno del mondo giovanile; essa si fa sem pre più netta anche tra i giovani e i loro padri (sempre riguardo alla collocazione professiona le), per effetto di alcuni processi come la mobi lità socio-professionale, la scolarizzazione di massa, ma soprattutto la disoccupazione che, seppure interessa i giovani in maniera transitoria (da un anno circa a oltre dieci anni), è comun que un importantissimo elemento di separazio ne tra giovani e società degli adulti. Dapprima nasce una specificità giovanile 12 (mondo studentesco) cui fa seguito l ’ attrezzarsi della società di una serie di strumenti di inter vento (mode, creazione di prodotti «giovani», «giovanilismo» ecc.) soprattutto riferiti alla nuo va condizione storica di studente. Ancora non esiste un vero problema giovanile, al contrario i giovani sono un «affare», sono colore, allegria, sono ammirati, loro malgrado sono «protagoni sti». Successivamente tutto cambia, con la nascita e lo sviluppo di una problematica del lavoro. I gio vani diventano un problema: non c ’ è dibattito politico o programmatico che non faccia menzio ne della disoccupazione giovanile. Ma la superfi cialità e l ’ ignoranza con cui si affronta questo problema (o si tenta di risolverlo) rendono tutto questo interessamento retorica, ingrediente es senziale di un cerimoniale politico. Intanto non esiste un solo problema del lavoro giovanile, ma tanti problemi differenti che richiedono terapie d ’ intervento dissimili, perché diverse sono le ri sorse di cui dispongono le varie famiglie: la vici nanza, o l ’ isolamento da quel potere locale che abbiamo definito micropotere, intendendo rife rirci a quello che a noi sembra un fenomeno con solidato di dispersione del potere a livello terri toriale, anche nell ’ ambito del ceto ammi- nistrativo-burocratico. In altri termini, se questa ipotesi è vera, ci troviamo di fronte a una disper sione del potere che si allarga anche ai ceti diver si da quelli che incarnano il tradizionale potere rappresentativo. Il fenomeno della cooptazione interna alle aziende e la utilizzazione di canali informali e amicali per giungere al lavoro sono certamente espressione di questo cambiamento, per cui la gestione dei posti di lavoro (oltre che di licenze, sussidi, favori di varia natura) è nelle mani di dirigenti, amministratori, piccoli poten

12 Una specificità del mondo giovanile (rispetto agli adulti) come condizione di semidipendenza è sempre esistita, anche nelle società pre-industriali; a questo riguardo vedasi J.R. GlLLIS, / giovani e la storia, Mondadori, Milano 1981.

160

Made with FlippingBook Ebook Creator