Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
te cose che non si dovevano fare. Così non si de rubavano le vecchie e non si manomettevano i contatori del gas e non si combattevano i propri amici. Ora io ho acquistato l ’ abbonamento per la curva. Penso che questo mi faccia apparire quasi come un milionario. Ma così si vede bene la partita e si può ancora ritrovare, sugli spalti, quel senso di comunità. Ci si siede ogni settima na vicino alla stessa gente. Ci sono famiglie inte re che vanno al Park Lane. Venti anni fa, però, il pensiero di sedermi a guardare la partita, mi sa rebbe sembrato ridicolo. Ho avuto perfino un amico che aveva l ’ abbonamento per due cam pionati — era il proprietario di un night club — che stava sempre con noi allo stadio e distribuiva i suoi biglietti agli amici d ’ affari come gesto di cortesia. Diceva: Non puoi sederti a guardare una partita! Oggi anche lui è seduto al suo po sto»* .
ce. Un codice che non era probabilmente valido per tutta la società, ma che funzionava in questo ambito. Se qualcuno voleva derubare qualche casa, andava a Cheedle o a Gatley o a Didsbury, dove c ’ erano case ricche; non veniva mai deruba to un operaio, perché questi non possiede nulla, è come te e ciò faceva parte di un codice della co munità. Questo tipo di comunità è stata distrutta e così questi codici sono scomparsi. Ora abbiamo una situazione in cui i giovani non hanno nessun ti po di codice, non conoscono alcuna forma di lealtà eccetto che per gruppi molto piccoli di amici. Ma perfino all ’ interno di questi gruppi, i ragazzi si combattono l ’ uno contro l ’ altro. Ora, quando io ero un ragazzo, se qualcuno avesse steso un poliziotto, avrebbe preso il primo tram fuori della città. Era così. Era una comunità dura e violenta, ma aveva un certo codice, c ’ erano cer
* Sono in debito con Dick Pountain, Ken Burgess e Rie Sumner, per i loro ricordi a proposito, rispettivamente/ delle corse in moto, della boxe e del calcio.
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