Problemi della transizione 1983
Machiavelli
profondità la complessa operazione che Gramsci compie nel tentativo di definire la «attualità pro gressiva di Machiavelli», proponendo con forza quello che certamente è uno dei significati, delle valenze che ha per Gramsci parlare di Machiavel li, anche se non l ’ unico, l ’ esclusivo. Vale a dire che, a voler guardare un po ’ da vicino queste no te di Gramsci (che, non limitandosi al solo Q 13, non risultano così scarse, da non essere materiale sufficiente a un lavoro di insieme) quello che se ne ricava è un quadro complesso, piuttosto sfac cettato che uniforme, dove è possibile rintraccia re una pluralità di piani di discorso diversi, e va riamente intrecciati. Emerge infatti che, mentre quella che ci propone Donzelli per il Q 13 è una lettura gramsciana di Machiavelli a carattere eminentemente teorico-tematico (del resto auto rizzata dal modo stesso in cui Gramsci ha compi lato il quaderno), esiste in realtà nel ritratto che risulta dall ’ intero complesso delle note gramscia ne tutto uno spessore storico che deve essere in qualche modo restituito. È d ’ altra parte indubbio che per Gramsci Ma chiavelli è un maestro di scienza politica, e di «realismo»; anche se, detto questo, occorre chia rire, onde evitare equivoci e banalizzazioni, che cosa Gramsci intenda per «realismo politico» 6 : egli si preoccupa di ridefinire a questo proposito il concetto stesso, essenziale a quello di «realismo politico», di «realtà effettuale» («ma che cos ’ è questa realtà effettuale? E forse qualcosa di stati co e immobile o non piuttosto un rapporto di forze in continuo movimento?») e rivendicando al «politico in atto», di cui Machiavelli è modello esemplare, il diritto, la facoltà di occuparsi del «dover essere» e non del semplice esistente, («il dover essere è quindi concretezza, anzi è la sola interpretazione realistica e storicistica della realtà, ... sola politica») si scaglia polemicamen te contro certe affermazioni del Russo, che aveva tacciato Machiavelli di essere lui stesso, come Sa vonarola, «profeta disarmato», e ribadisce contro Paolo Treves che Machiavelli, e non Guicciardi ni, è il «vero politico», quello capace di «applica re la volontà alla creazione di un nuovo equili brio delle forze realmente esistenti ed operanti» e non semplicemente alla conservazione del vec chio equilibrio (e in questo senso Gramsci oppo ne «politico» a «diplomatico»). Certo l ’ insistenza con cui Gramsci continua
anche nei quaderni successivi al Q 13, a intitola re a Machiavelli note aventi ad oggetto questioni di scienza politica, è indicativo che una delle va lenze del tema machiavelliano è senz ’ altro quel la di una definizione del concetto stesso di «poli tica» (il partito politico in genere, e non solo il partito rivoluzionario, protagonista del «moder no Principe», costituisce l ’ oggetto di alcune di queste note): è evidente quindi che per Gramsci Machiavelli, metaforicamente e non, si attesta nel cuore stesso di quella ricerca, caratterizzante il lavoro teorico dei Quaderni, volta a mostrare «la complessa dinamica dei processi che produco no egemonia» 7 . Machiavelli è maestro di scienza politica, positivamente, come Croce lo è negati vamente; la politica è, come giustamente dice Machiavelli, l ’ «arte di governare gli uomini» (ma nel senso forte di «procurarsene il consenso per manente») e invece non è, come sostiene erro neamente il Croce, semplicemente il momento della passione immediata, del «particulare», dell ’ utile. Volendo poi ritrovare in Gramsci i più complessivi connotati storici della figura di Ma chiavelli, a un certo punto è giusto chiedersi se il Machiavelli di Gramsci non sia eccessivamente condizionato, come ha ritenuto qualcuno, dalla discussione «in famiglia» tra Russo e Croce 8 , e se di conseguenza esso non rimanga troppo nell ’ or bita della celebre tesi crociana (di Machiavelli «scopritore» della «autonomia delia politica», in quanto attività pratica umana posta «al di qua» del bene e del male morale). Certo Croce, per questo come per altri proble mi filosofici e storici, è un punto di partenza es senziale 9 : come Gramsci stesso riconosce, a Cro ce va un merito «precipuo» che consiste, negli studi sul Machiavelli e la scienza politica come in altri campi della sua attività critica, «nella disso luzione di una serie di problemi falsi, inesistenti o male impostati»; del resto Gramsci in più luo ghi parla di Machiavelli come di colui che ha sta bilito «l ’ autonomia del fatto politico», e ciò cor risponde in apparenza a una accettazione di massima della tesi crociana. Certo la interpreta zione del Croce doveva apparire a Gramsci come la più avanzata, o almeno la più utilizzabile al fine di una riappropriazione progressiva del pen siero del segretario fiorentino. A voler guardare, essa aveva anche il merito non secondario di for nire una chiave di lettura (Machiavelli - scienza
6 Cfr. come intende ad esempio C. L e - FORT il significato che ha per Gramsci il «realismo politico»: «contano gli atti non le intenzioni», in Le travail de l' oeuvre Machiavel, Paris 1972, p. 246. 7 C. D onzelli , in Quaderno 73...,
cit. , p. 78. 8 Cfr. L. F irpo , Nel V Centenario del Machiavelli, in 7/ pensiero politico di Machiavelli e la sua fortuna nel mon do, Firenze 1972, p. 4. 9 Osserva anche Donzelli che «Gramsci
sceglie il ragionamento crociano sulla autonomia della politica come un pun to ideale di confronto», Introduzio ne..., cit. , p. XLI.
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