Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

della politica come scienza autonoma) non irri mediabilmente compromessa da un punto di vi sta politico, e che nello stesso tempo recuperava, sia pure ridisegnandola secondo linee funzionali alla filosofia crociana, una non addomesticata «attualità» del discorso machiavelliano. Anche se, come è logico, per Gramsci la tesi crociana mantiene la sua validità solo in una sua accezione più generale, nella quale viene a cade re in specifico la nozione crociana di politica co me passione, attività pratica avente di mira l ’ uti le del singolo, sfera dello scontro degli immedia ti interessi materiali, e ad essa va invece sostituita quella più ampia nozione gramsciana di politica, che si può dire le note dei Quaderni tendono di continuo a ridefinire 10 . E Gramsci stesso che sot topone poi a critica esplicita un altro aspetto ne gativo della interpretazione crociana di Machia velli, la quale pur avendo fatto fare innegabili progressi alla moderna machiavellistica, ha però anche prodotto «esagerazioni e deviazioni», so prattutto perché ha abituato a considerare il Ma chiavelli come il «politico in generale», lo scien ziato della politica, «attuale in tutti i tempi»: bi sogna invece considerare maggiormente il Ma chiavelli come «strettamente legato alle condi zioni e alle esigenze del tempo suo». E posta in campo cioè la esigenza di quella storicizzazione integrale del pensiero di Machiavelli, della quale lo Hegel era stato il primo fautore. Si può dire anzi che Gramsci corregge Croce con Hegel, e viceversa, a proposito del senso che occorre dare all ’ opera complessiva di Machiavelli, fino a individuarne in questo modo la «attua lità-storicità» 11 : così l ’ intento di Gramsci non è semplicemente di determinare la funzione che ebbe l ’ opera di Machiavelli in un ’ epoca e in una società data. Il tipo di storicizzazione che Gramsci intende fare è sollecitata a fornire ben precise risposte a determinati quesiti, non nasce come generica ricostruzione del passato; Machia velli testimone del suo tempo, e in esso inserito, ma non al punto di risultare oggi privo di una sua attualità, in merito 1) alla sua concezione della politica 2) alle soluzioni da lui proposte in campo istituzionale per risolvere la grave crisi della società italiana del tempo suo 3) al modo da lui tenuto nell ’ impostare i rapporti tra arte politica e arte militare. Alla molteplicità dei piani di discorso di

Gramsci su Machiavelli corrisponde perciò una complessità reale del pensatore Machiavelli, qua le Gramsci ce lo ripropone: e se il 1° aspetto — Machiavelli fondatore della politica come scienza autonoma — ripete genericamente la tesi del Croce (ma è da Gramsci ritradotta nel «laicismo assoluto», nella autonomia dell ’ attività politica dalla ideologia religiosa), il 2° si concreta nel giudizio, non certo largamente condiviso dalla critica, su Machiavelli acuto e chiaroveggente po litico, capace, a differenza di un Dante Alighie ri, di guardare al futuro e non al passato, di ave re una visione politica europea, oltre che nazio nale, uomo del Rinascimento e nello stesso tem po in grado di trascenderne i limiti (e l ’ Europa andava certamente nella direzione indicata da Machiavelli, della necessità dei grandi stati terri toriali: qui il realismo di Machiavelli che, uomo di sentimenti repubblicani, si fa fautore del principato, appare puntualmente «coscienza operosa della necessità storica»). Ma è a proposito del 3 0 punto che Gramsci in dividua il tema portante, la chiave di lettura dell ’ intera opera machiavelliana: nel rapporto stretto da Machiavelli istituito tra arte politica, arte del governo degli uomini, e arte della guer ra; e in particolare in quel tema così caro a Ma chiavelli, della necessità delle «armi proprie», della istituzione di una milizia «nazionale», Gramsci scopre quel «giacobinismo precoce» che sarebbe insito nel programma machiavelliano di riforma della milizia. Si tratta per Gramsci di una vera e propria «indicazione di classe» che Machiavelli dà nell ’ Arie della guerra, che deve però essere intesa non restrittivamente, ma «an che per la struttura generale statale» 12 : se le classi urbane vogliono porre fine al disordine interno ed esterno «devono appoggiarsi ai contadini co me massa». Quanto al rapporto tra il politico e il militare, è chiaro per Gramsci che in Machiavelli l ’ interesse prevalente è per l ’ aspetto politico (per l ’ arte del governo degli uomini): anzi il Machia velli deye essere considerato come «un politico che deve occuparsi di arte militare»; il fatto poi che «il programma o la tendenza» di collegare la città alla campagna avesse in lui «solo un ’ espres sione militare», si spiega con la relativa immatu rità dello sviluppo economico-sociale e delle teo rie economiche («il giacobinismo francese sareb be inesplicabile senza il presupposto della cultu

11 C. D onzelli , Introduzione. .., cit. , p.XI. 12 Sulla base di queste indicazioni gramsciane, vi è stato chi ha procedu to, assumendole come punto di par tenza, ad una indagine sulla «proble matica di classe» e sul problema «emi nentemente politico» del consenso nel pensiero di Machiavelli: cfr. V. MA- SIELLO, Classi e stato in Machiavelli, Bari 1971, specialmente le pp. 49-167.

10 Sulla differenziazione della nozione gramsciana di politica da quella del Croce cfr. anche R. BODEI, Gramsci: volontà, egemonia, organizzazione, in Politica e Storia in Gramsci, Roma 1977, voi. I, p. 83.

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