Problemi della transizione 1983

Innovazioni tecnologiche

9. Utilizzazione delle competenze Senza metter in movimento il grande bagaglio di conoscenze e di competenze so fisticate finora chiuso entro il cerchio degli specialisti, è impensabile un progetto di riforma di questo Stato complesso, con compiti e funzioni dilatati, con sacche di inefficienza, di disimpegno e perfino di corruzione. Contrasta con la possibilità di realizzare una larga utilizzazione delle competenze esistenti il criterio di spartizione politico-clientelare dello Stato, che gradualmente sta contaminando anche le strut ture al vertice degli Enti di ricerca. L ’ esempio più recente è il caso Colombo. Il mo do in cui Umberto Colombo è stato cacciato dalla presidenza dell ’ ENI rappresenta in modo drammatico il limite a cui può spingersi l ’ arroganza del potere. Chi pos siede un sapere e ha fama di persona rigorosa e corretta è considerato potenzialmen te infedele, dunque inutile, anzi pericoloso: perché, come scrive Aldo Tortorella, chi sa di sapere ha un elevato grado di indipendenza. Spezzare questo sistema è dif ficile, ma possibile, se una consapevolezza collettiva avrà la capacità di risvegliare il rifiuto all ’ arroganza del potere e di imporre il rispetto delle competenze. Nello sconsolante panorama di cui il caso Colombo ha mostrato uno squarcio è per lo me no consolante che un gesto coraggioso di indignazione e di protesta sia venuto da alcuni fra i più grandi scienziati italiani. La democrazia — scrive Umberto Cerroni — è ormai uscita dal suo stato nascen te, dalle sue approssimazioni, dai suoi entusiasmi, per entrare nella fase in cui deve fronteggiare decisioni sempre più fitte, rapide e informate, nelle quali si disperde progressivamente ogni programma generale. Presso ampi strati di tecnici è diffusa la convinzione che bisogna superare il croni co squilibrio esistente in Italia a favore delle conoscenze umanistico-letterarie e a svantaggio di quelle tecnico-scientifiche. Non è questo il punto centrale, anche se lo squilibrio è innegabile. Il fatto è piuttosto che anche le conoscenze tecnico scientifiche, che pure esistono e che in molti settori sono qualificate, hanno troppo spesso una tradizione accademicamente chiusa. La stessa impostazione dei corsi universitari, pur formalmente corretta, è in molti casi libresco-deduttiva. Quasi assente è stata, per molti anni, nella tradizione italiana la capacità della so cietà di porre allo scienziato anche problemi pratici, di conseguenza sono mancate figure come Lorentz, che ha dato importanti contributi all ’ elettromagnetismo, ma ha saputo anche, su richiesta del suo governo, preparare il progetto per la difesa delle coste olandesi dalle maree e dalle alluvioni. Solo negli ultimi anni si è assistito — a una inversione di tendenza, ma quasi sempre per merito esclusivo dei ricercatori, non della società, che non era in grado di enucleare e di proporre una committenza, se non casuale e disorganizzata. Gli intellettuali e i tecnici sono stati abituati a considerare la politica come cen trata intorno a problemi di governabilità, di formule politiche e di schieramento, ad attività di organizzazione e di propaganda: problemi importanti, ma dilatati ad occupare la scena politica fino al punto di scoraggiare la partecipazione dei non ad detti. La tesi del «primato della politica» è francamente sbagliata se il senso slitta fi no a significare, nella pratica, il primato esclusivo dell ’ operatore politico. Marx ha indicato il ruolo essenziale delle scienze — della natura, della società, dell ’ uomo — per cambiare il mondo. Conseguenza di ciò è il fatto che permane, in alcuni strati di compagni più quali ficati e responsabili, quella che Campos Venuti chiama la «cultura delle convinzio ni», in contrapposizione alla sempre più indispensabile «cultura delle conoscenze». Sintomo significativo di questa situazione è l ’ abitudine, di buona parte dei diri genti politici in posizioni di responsabilità, di sorbirsi ogni giorno la lettura di una mezza dozzina di quotidiani, a scapito di approfondimenti più impegnativi sui sin goli problemi. Può così succedere che anche dirigenti che partecipano ai dibattiti sull ’ energia e sull ’ ambiente ignorino, ad esempio, che l ’ inquinamento termico di una centrale elettronucleare è all'incirca uguale a quello di una centrale a combusti- bile fossile di pari potenza. Lo stesso ricorso eccessivo alle conferenze non può sosti

15

Made with FlippingBook Ebook Creator