Problemi della transizione 1983
Machiavelli
che in riferimento al metodo («caratterizzato da una estrema energia»), per essere stato «unione della città con la campagna», e come «modello» concettuale di interpretazione storica esso divie ne perciò punto di riferimento «per definire av venimenti e fenomeni tendenti a muovere vaste masse popolari, superando il secolare contrasto fra città e campagna e creando così una volontà collettiva suscitatrice di rivolgimenti profon di» 20 21 . In tal senso il carattere giacobino, o pre giacobino, dell ’ opera di Machiavelli risulta poi anche per altra via, se si va ad analizzare per chi Machiavelli scriveva, a quale scopo, come sono nate le sue opere che sono non prodotti di «pura scienza» ma gli scritti di un «politico integrale» (così lo stile di Machiavelli è «stile di uomo d ’ azione, di chi vuole spingere all ’ azione»). Gramsci ritiene fuor d ’ ogni dubbio che Machia velli intendesse fare l ’ educazione politica di «chi non sa», educazione politica «non negativa, di odiatori di tiranni, come parrebbe intendere il Foscolo, ma positiva, di chi deve riconoscere ne cessari determinati mezzi, anche se propri dei ti ranni, perché vuole determinati fini»: e chi non sa è ovviamente la classe rivoluzionaria del tem po, il «popolo», la democrazia cittadina bisogno sa di essere educata politicamente dato che «esprime dal suo seno i Savonarola e i Pier Sode- rini e non i Castracelo e i Valentino». Questo giacobinismo da Gramsci attribuito a Machiavelli è stato in genere accolto con scarso favore dalla critica machiavelliana: osserva, tra gli altri, Gennaro Sasso che «non così, come il Gramsci lo vede, si pone, in Machiavelli il rap porto città-campagna»; non solo, il fatto di so vrapporre una preoccupazione «contemporanea» prevarica l ’ esatta comprensione storica e conduce Gramsci «al fraintendimento del pensiero milita re che ispira V Arte della guerra» . A parte per plessità legittime che la lettura gramsciana può suscitare allo storico, è tuttavia curioso come si riscontrino alcune non secondarie concordanze con lo scritto dello Chabod del 1925 Del Princi pe di Niccolò Machiavelli, che sappiamo Gram sci non conosceva direttamente, dove è notevole la vicinanza tra l ’ analisi storica delle cause della crisi della società comunale, fatta dallo Chabod, e le più sommarie notazioni gramsciane 22 . Essa merita comunque di essere esaminata con un po ’ di attenzione in più, e non liquidata asserendo semplicemente che Gramsci ha «idealizzato e modernizzato il rapporto di Machiavelli verso i contadini» 23 . Non ha portato ad una migliore comprensione della tesi gramsciana nemmeno ritenere, come qualcuno, che per Gramsci l ’ insegnamento di Machiavelli si collochi in linea con quello di Le nin 24 , nella misura in cui precisamente sarebbe in Machiavelli «il senso dello specifico storico, della individuazione dei mezzi politici determi nati che sono invocati dalla situazione», dal mo mento che «proprio qui sta il tratto essenziale del leninismo» 25 . Se è vero, in linea generale, che Gramsci abbia teso a operare «il massimo riawi- cinamento possibile» tra Machiavelli e il marxi smo, ancora una volta risulta limitativo ritenere che per Gramsci tutto il senso specifico dell ’ ope ra di Machiavelli sia racchiuso nel suo peculiare realismo politico, nell ’ aver impostato la questio ne dei «rapporti di forza» e della politica come «azione non velleitaria ma reale per trasformar li» 26 . Ancora più equivoco è poi ritenere che pro prio in quanto giacobino il pensiero di Machia velli si connetta con quello di Lenin nella inter pretazione di Gramsci: anche ammettendo che per Gramsci tanto il giacobinismo che il bolsce vismo «costituiranno le moderne incarnazioni del Principe» 27 (ma viceversa anche il Principe a sua volta non è che l ’ incarnazione, la figurazione antropomorfica di una volontà collettiva di tipo nazionale-popolare), è allora sul contenuto di questo «giacobinismo» secondo Gramsci che oc corre ancora una volta tornare: senza insistere troppo sui passaggi, ormai noti, che hanno por tato a una valutazione positiva del fenomeno giacobino, è ovvio che per Gramsci esso si quali fica essenzialmente per il suo programma politi cò, di unione della città e della campagna, e per
20 C. VlVANTI, Introduzione... , cit., p. XXVIII. 21 G. SASSO, Niccolò Machiavelli, Bo logna 1980, p. 585, n. 9 22 Cfr. F. C habod , del saggio citato soprattutto il par. II, ora in Scritti su Machiavelli, Torino 1964 2 , pp. 40-55. 23 Cfr. J. MACEK, op. cit., p. 101, n. 66 (richiama le tesi di G. MOUNIN, Macbiavel, sa vie et son oeuvre, Paris 1964). 24 Come ha tentato di dimostrare an che il recente Gramsci e Machiavelli di
F. SANGUINETI, cit. 25 Cfr. L. GRUPPI, Machiavelli e Gramsci in Storicità e marxismo, Roma 1976, p. 50; p. 54. 26 II che non esclude peraltro che si possa parlare della presenza in Gramsci di una interpretazione di Lenin come «Machiavelli del proletariato»; cfr. L. PAGGI, A. Gramsci e il moderno Prin cipe, Roma 1970, p. XLIV, precisa- mente nel senso, ritengo, che Machia velli era stato «il più classico maestro di arte politica per le classi dirigenti italia
ne» (Quaderni. .. , p. 44; p. 2015). 27 Cfr. C. LEFORT, op. cit. , p. 243.
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