Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
le sue capacità esemplari di egemonia, e non per il metodo o l ’ aspetto dittatoriale della sua politi ca 28 . Quindi Machiavelli non è precursore di Lenin in quanto siano entrambi fautori di una politica in cui si concentrino dittatura, disciplina (sia pu re «nuova») e obbedienza 29 : se mai anche il leni nismo si configura, in uno dei suoi aspetti di fondo, come egemonia-alleanza di classe città-campagna, operai-contadini, quindi come una forma storicamente determinata di giacobi nismo, anche se ovviamente non si esaurisce tut to in questo. D ’ altra parte, come Lenin non è per Gramsci tutto racchiuso nella emblematica riproposizione del segretario fiorentino in chiave giacobina, lo stesso modello leninista, data la «svolta decisiva» segnata nella storia della scienza politica dagli avvenimenti del 1917, non può es sere automaticamente assunto nella formazione e nei modi di far politica del «moderno Principe» (cfr. le osservazioni di Gramsci sulla natura «ge latinosa» della società civile all ’ epoca dell ’ otto bre sovietico, che aveva reso possibile la applica zione vittoriosa, allora e solo allora, della guerra manovrata). D ’ altra parte Gramsci stesso ammoniva a non cercare astratte filiazioni teoriche: infatti le solu zioni passate di determinati problemi aiutano a trovare la soluzione dei problemi attuali simili, per l ’ abito critico che si crea, «ma non si può mai dire che la soluzione attuale dipenda genetica- mente dalle soluzioni passate: la genesi di essa è nella soluzione attuale e solo in questa»; per cui ritenere ad esempio che Machiavelli genetica- mente dipenda o sia collegato a Dante è «spro posito storico madornale». E ancora in quanto giacobino, suscitatore delle disperse energie col lettive del popolo-nazione, capace di operare quella saldatura storica città-campagna, essen ziale per lo sviluppo progressivo della società ita liana del Cinquecento, che il Principe machia velliano è portatore di istanze di una sia pure particolare tinta «patriottica»: particolare perché per Gramsci convivono in Machiavelli (e non sempre senza conflitto) l ’ elemento europeo e quello popolare-nazionale, (la funzione cosmo polita e i «fini nazionali») entrambi essenziali per indirizzare al superamento delle strettoie po litiche nelle quali rischiava di arenarsi, o si era già arenata, la democrazia cittadina. Solo inglo
bando dentro lo Stato cittadino — sia pure nella forma limitata della coscrizione militare — gli abitanti del contado (e su questa stessa linea di Machiavelli sarà anche Pisacane: indicazione, questa, della necessità di formare un «esercito di popolo», valida ancora per Gramsci negli anni del carcere, nella misura in cui in Italia non si è ancora superato storicamente il fenomeno dei «volontari») questo superamento era possibile. Così nella interpretazione gramsciana singo larmente si equilibra una delle questioni più vio lentemente controverse della critica machiavel liana, quella relativa alla natura puramente reto rica, o schiettamente patriottica, da attribuire al la famosa «chiusa» del Principe, la invocazione a «liberare l ’ Italia dai barbari», questione su cui la critica italiana ha in genere assunto, con varietà di sfumature, posizione favorevole al patriotti smo di Machiavelli 30 (fino alle esagerazioni dei lettori risorgimentali, primo fra tutti il Foscolo, che faranno del Machiavelli «un antesignano, una bandiera, un mito anzi di unità naziona le» 31 ). Quella di Gramsci è per così dire una ver sione «moderata» di questa tesi che rivendica una ispirazione di tipo «nazionale» al pensiero di Ma chiavelli: da un lato non vi è dubbio per Gramsci che in Machiavelli non sopravvive alcun elemen to di tipo retorico, nemmeno avendo accertato che egli era stato mosso alla sua concezione poli tica della «necessità di uno stato unitario italia no» anche dal ricordo del «passato di Roma» (si tratta però di un elemento «non dominante» del la sua concezione). Significativo in tal senso un giudizio di Gramsci secondo cui il Machiavelli «non deve evidentemente nulla al Petrarca, il cui pensiero politico è embrionale e i cui accenni all ’ Italia sono puramente letterari». Dall ’ altro Machiavelli pur avendo di mira un problema «nazionale» costruisce la sua proposta politica guardando all ’ Europa, attraverso quel «paragone ellittico» con le «cose di Francia» che è punto di riferimento continuo della sua costruzione poli tica complessiva 32 . Ho tentato fin qui di ricostruire il significato complessivo delle note di Gramsci su Machiavelli prima sparsamente compilate poi in gran parte riscritte nel Q 13 33 . È notevole da un lato che Gramsci non riunisca in tale quaderno (intende va forse servirsi a tale scopo del 2 ° quaderno spe ciale dedicato a Machiavelli, il brevissimo Q 18?)
28 Cfr. C. D onzelli , Introduzione..., cit., p. LVIII; Q 13. Noterelle... , cit., p. 28. 29 «Tant le jacobinisme... que le bol chevisme, qui einsegnera au proletariat la vertu d ’ une nouvelie obéissance...,
SO, op. cit., pp. 400-402, e la valuta zione contraria data invece a questo proposito da F. G ilbert in Machiavelli e il suo tempo, Bologna 1964, pp. 147-160. 31 Cfr. C. CURCIO, Machiavelli nel Ri
composeront les incarnations modernes du prince». C. L efort , op. cit., p. 243. 30 Cfr. ancora di recente nella riedizio ne del suo libro del 1958 la conferma di questo giudizio da parte di G. SAS
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