Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
(in quanto esso è «un certo individualismo»): singoli intellettuali, dato il distacco ormai avve nuto della Chiesa dagli «umili», tentano con queste utopie di trovare soluzioni ai problemi vi tali di questi, «cercano un nesso tra intellettuali e popolo»: in questo senso, «anche il Principe di Machiavelli fu a suo modo un ’ Utopia». Sempre per questo preciso carattere, di essere rivolte al popolo (Machiavelli ha scritto il Principe non co me una «memoria» segreta o riservata, ma «come un libro che avrebbe dovuto andare nelle mani di tutti»), le opere di Machiavelli possono quali ficarsi «democratiche». E quindi esatto affermare che Machiavelli si proponesse di educare il popo lo, sebbene non nel senso dato a questa espres sione da certe correnti democratiche: che le in tenzioni di Machiavelli nello scrivere il Principe sono state «più complesse e anche più “ democra tiche ” di quanto non sarebbero secondo l ’ inter pretazione “ democratica ” ». Ma la democrazia di Machiavelli è secondo Gramsci non quella di un «gran repubblicano» costretto dai tempi a «finge re di dar lezioni ai re per darne “ des grandes aux peuples ” », come avevano ritenuto con Rousseau tutti gli interpreti di ispirazione romantico liberale: la sua democrazia è in effetti «di un tipo adatto ai tempi suoi, è cioè il consenso attivo delle masse popolari per la monarchia assoluta. .. in quanto fondatrice di grandi Stati territoriali nazionali». L ’ ispirazione dell ’ opera di Machia velli è cioè nazionale-democratica, e in questo specifico senso è tanto democratica quanto «uto pistica» (in quanto opera di un individuo singolo che si rivolge a un popolo e a un paese per risol verne i gravi problemi). Già nel Q 8 Gramsci aveva poi fatto riferimento ad un altro elemento a carattere «utopistico» che si può riscontrare nel Principe (il fatto che il «principe» non esisteva realmente, non si presentava al popolo italiano «con caratteri di immediatezza storica»); ma è evidente che ciò non intacca minimamente la so stanza politica del discorso machiavelliano, se è vero che Gramsci aveva respinto apertamente la qualifica di «utopia» rivolta alla «volontà del Ma chiavelli perché rivoluzionaria» (mentre «non utopistica» sarebbe stata «la volontà di chi vuol conservare l ’ esistente e impedire il sorgere e l ’ or ganizzarsi di forze nuove») 37 . 2) Utopia, quindi, in senso specialissimo, che d ’ altra parte i libri che Machiavelli ha scritto so
no anche «di azione politica immediata» e da questo punto di vista non sono utopia nel senso che in essi «uno stato già costituito, con tutte le sue funzioni e i suoi elementi costitutivi» sia va gheggiato. Invece più propriamente, anche se con qualche delimitazione, l ’ opera di Machia velli si può definire «democratica»: occorre preci sare però che per Machiavelli l ’ educazione del popolo non può consistere nella educazione ne gativa, degli «odiatori di tiranni», ma positiva- mente nel «renderlo convinto e consapevole che può esistere una sola politica, quella realistica» e che pertanto occorre «stringersi intorno e obbe dire proprio a quel principe» il quale usa i mezzi idonei («anche se propri dei tiranni») per ottene re il fine voluto. La posizione di Machiavelli in tal senso è da avvicinare a quella dei teorici del marxismo, che hanno cercato anch ’ essi di co struire e diffondere un «realismo popolare, di massa». Per non fraintendere ancora una volta questo concetto gramsciano di «realismo politi co», è forse opportuno qui richiamare alcune os servazioni che Gramsci fa, in una nota del Q 15 intitolata Machiavelli, sul concetto di «previsione o prospettiva». Prevedere significa, dice Gram sci, «veder bene», cioè «identificare con esattezza gli elementi fondamentali e permanenti del pro cesso» (è quasi giocoforza qui ripensare al ma chiavelliano «veder discosto»). Gramsci poi av verte che è però «assurdo» pensare a una previsio ne «puramente “ oggettiva ” »: chi fa la previsione in realtà ha un «programma» da far trionfare, an zi solo nella misura in cui l ’ aspetto oggettivo della previsione è «connesso con un program ma», esso «acquista oggettività». Gramsci va ol tre sostenendo che «solo la passione aguzza l ’ in telletto» e che «solo chi fortemente vuole identi fica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà». Si tratta evidentemente di un mo mento forte della riflessione gramsciana, nel quale non è impossibile scorgere un implicito ri ferimento, in questa valorizzazione dell ’ elemen to passionale come componente essenziale di una attitudine politica efficace, a quel Machia velli che, appassionato uomo di parte, con un programma politico in testa, è più lungimirante dello spassionato e scettico Guicciardini (il cui scetticismo non è un «pessimismo dell ’ intelli genza, che può essere unito a un ottimismo della volontà nei politici realistici attivi»), e le cui ope
37 Del resto secondo Gramsci nella scienza politica l ’ attributo di «utopisti co» è proprio «delle particolari volontà che non sanno connettere il mezzo al fine». Quaderni. .. , p. 762.
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