Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
teresse di Machiavelli si appunti sul momento della forza più che su quello del consenso (diver samente sarà per il Bodin, dato che questi fonda la scienza politica in Francia «in un terreno mol to più avanzato e complesso» di quello che l ’ Ita lia aveva offerto a Machiavelli). Come del resto Gramsci non ha dubbi sul fatto che Machiavelli, presunto ispiratore dei tiranni, non può in realtà né avere insegnato né voluto insegnare ai princi pi quello che essi già sapevano. In realtà per Gramsci è ovvio che, al di là delle utilizzazioni in tal senso, Machiavelli non intendeva mante nere perpetuamente il mondo «in culla» ma sem plicemente riflette il livello storico dei problemi (necessità prioritaria di fondazione di uno stato territoriale, e immaturità dello sviluppo istitu zionale italiano rispetto ad altri paesi europei). Anzi in tutto Machiavelli «si trovano sparsi prin cipi generali di diritto costituzionale», e egli af ferma la necessità che nello Stato «domini la leg ge»; ancora, in Machiavelli «si può scoprire in nuce la separazione dei poteri e il parlamentari smo». Sono accenti tali da richiamare, almeno per certi aspetti (dato che per altri Gramsci aveva preso precise distanze) quel mito del Machiavelli «repubblicano» che già nella critica inglese del sec. XVII aveva sostituito la «tradizionale nozio ne di un Machiavelli precettore di tiranni» 41 , quel repubblicanesimo di Machiavelli che aveva avuto il primo sostenitore in Alberico Gentile (del che Gramsci stesso era consapevole). Anche per Gramsci, che pure conosceva solo indiretta mente le tesi del Gentile, l ’ intento di Machiavel li nello scrivere il Principe era stato non quello di «tyrannum instruere» (secondo Gentile «non dei tiranni dunque, ma dei popoli Machiavelli era stato precettore» 42 ): ma abbiamo visto come per Gramsci l ’ educazione politica che Machiavelli vuol dare al popolo non è di tipo edificante, non consiste nello «svelare alle genti» gli «arcani» di cui i tiranni si ammantano. Una lettura del Prin cipe questa, tipica di tutta la interpretazione «democratica» di Machiavelli, che era stata tra l ’ altro un modo per sciogliere uno dei più com plessi nodi della esegesi machiavelliana, un mez zo congruo per raccordare il Machiavelli repub blicano e nemico della tirannide dei Discorsi con le più esplosive massime politiche contenute nel Principe. Una questione in merito alla quale
Gramsci, rifacendosi ai Prolegomeni del Russo ne accetta la tesi, che non vi sia contrapposizio ne, ma complementarietà tra le due maggiori opere politiche di Machiavelli, che sarebbero una «il trattato della dittatura (momento dell ’ autorità e dell ’ individuo)» e l ’ altra quello «dell ’ egemonia (momento dell ’ universale e del la libertà)» 43 : osservazione esatta, ma che Gram sci integra ricordando che anche nel Principe non mancano gli accenni al momento dell ’ ege monia e del consenso, accanto a quelli dell ’ auto rità o della forza. Questo potrebbe indicare che esiste una sorta di trait-d'union, di raccordo, tra le teorie politiche dei Discorsi e i metodi di go verno del Principe, tra il momento dell ’ autorità e quello della libertà. Libertà e autorità, forza e consenso, dominio ed egemonia sono quindi per Gramsci non astratte ipostasi perennemente conviventi in ogni ordine politico, come nel Russo 44 , ma con crete espressioni della politica come arte di go vernare gli uomini, delle quali può prevalere una rispetto all ’ altra, a seconda di quale speciale momento si prenda in esame nella vita degli sta ti. E momento specialissimo, e di particolare in teresse tanto per Machiavelli quanto per Gramsci è il momento della fondazione di uno stato, del «principato nuovo»: dove può parere, per le ne cessità storiche del momento, che l ’ attenzione si appunti soprattutto sulla forza, ma dove invece deve essere già implicito lo sviluppo di quello che Machiavelli nei suoi Discorsi descriveva come un «vivere civile e libero» 45 . Si potrebbe allora applicare a Gramsci l ’ osservazione che G.H. Sa bine faceva a proposito di Machiavelli, che que sti aveva due teorie politiche, una per le rivolu zioni, l ’ altra per il governo? 46 Rispondere affermativamente sarebbe certo andare contro tutta una linea di tendenza della riflessione gramsciana del carcere, a proposito di una ricomposizione unitaria, al livello della teoria-prassi politica, di vari momenti che nelle teorie politiche o borghesi o marxiste erano ri masti fino allora separati, o connessi in modo estrinseco: partito-classe, lotta economica-lotta politica, società civile-stato, attività culturale- attività politica, ecc. , e dato che uno dei caratteri di novità della riflessione gramsciana sui modi della politica è che il fine che deve proporsi il «moderno Principe» non è semplicemente acqui
41 Cfr. G. PROCACCI, Studi sulla for tuna del Machiavelli, Roma 1965, p. 249. ' 2 Ivi, p. 251. 43 Cfr. Q 13, par. 5; L. RUSSO, Prole gomeni a Machiavelli, in N. MACHIA
VELLI, Il Principe, Firenze 1931, p. 53. 44 È comunque da sottolineare come quella di Gramsci dal Russo non sia una dipendenza forte. 45 Discorsi, I, IX, in N. MACHIAVELLI, Il Principe e i Discorsi, Milano 198 17 ,
p. 154. Machiavelli usa poi diffusa- mente la più sintetica espressione «vi vere libero». 46 Cfr. G.H. S abine , Storia delle dot trine politiche, Milano 1978, voi. I, p. 265.
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