Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tanta più luce il principio riesce a espandervi» 8 * ). Possiamo quindi supporre che B abbia seguito l ’ indicazione popperiana — di «tentare, conget turalmente, di dare una ricostruzione idealizzata dalla situazione problematica in cui l ’ agente si è trovato, e rendere in quella misura l ’ azione “ comprensibile ” (o “ razionalmente comprensi bile ” ), cioè, adeguata alla situazione come egli la vedeva^ — costruendo ipotesi esplicative in cui ciò che conta non è la situazione oggettiva dell ’ agente, ma la situazione come egli la vede — la situazione, cioè, come egli soggettivamente la valuta. Tirando le somme: per A un ’ azione razionale è un ’ azione che soddisfa determinate condizioni di razionalità — è, potremmo dire in mancanza di un termine migliore, un ’ azione “ oggettiva mente ” razionale. Ciò non significa, natural mente, che in una situazione di decisione non entrino di fatto elementi soggettivi (per esempio nella determinazione dei valori di probabilità e utilità): ciò che conta è, piuttosto, che l ’ azione risultante può essere intesa come un ’ azione ra zionale indipendentemente dalla valutazione che possiamo darne alla luce della razionalità soggettiva dell ’ agente. Con questo si ammette dunque implicitamente che ciò che un agente dovrebbe fare per essere considerato razionale può non essere affatto ciò che egli stesso conside rerebbe (soggettivamente) razionale. Per B, invece, un ’ azione razionale è un ’ azione che può essere intesa come adeguata dal punto di vista della razionalità soggettiva dell ’ agente (adeguata, cioè, ai suoi scopi e alla sua valutazio ne della situazione in cui ha agito). Ciò implica, da un lato, che una tale azione può non essere oggettivamente razionale (nel senso spiegato in precedenza); dall ’ altro, che quasi ogni azione può essere vista come razionale sotto il profilo (di un ’ appropriata ricostruzione) della prospetti va soggettiva dell ’ agente — ovvero, per dirla in termini più drammatici, che quasi ogni azione è virtualmente spiegabile come un ’ azione razionale

native delle nostre azioni; probabilità a tutti i possibili stati di cose rilevanti per gli esiti delle nostre decisioni e, infine, come se massimizzassi mo la nostra utilità prevista (la speranza mate matica della nostra funzione di utilità cardina le). Il fatto che queste operazioni vengano com piute o meno in modo consapevole non ha alcu na rilevanza ai fini dell ’ efficacia normativa del modello. Per esempio, nell ’ ipotesi-limite che A abbia operato con un simile modello, A non ha avuto alcun bisogno di assumere (e tantomeno di mostrare) che Napoleone si sforzava consape volmente di agire in modo razionale (che faceva, ad esempio, un uso esplicito di utilità e probabi lità numeriche e che desiderava coscientemente massimizzare la propria utilità prevista 3 * 5 ). La scelta dell ’ azione razionale da parte di Napoleo ne avrebbe potuto anche non essere una scelta consapevole o intenzionale. Ciò che conta (e che è presumibilmente compito di A mostrare) è se il suo comportamento si adeguava allo schema di razionalità del modello; allora (come necessaria conseguenza) Napoleone non potrà che aver agi to in modo razionale. A può quindi spiegate co me razionali (tutte e solo) le azioni che seguono logicamente da quello schema (e addirittura cal colare i valori numerici di probabilità e utilità impliciti nel comportamento di Napoleone 6 e escludere le altre come irrazionali (cioè razional mente inspiegabili). B ha ricondotto le azioni alla situazione in cui sono state compiute; così facendo ha usato un principio che ha una stretta parentela con il fa moso principio di razionalità popperiano: gli es seri umani agiscono sempre in maniera appro priata ai loro scopi e alla loro valutazione della situazione in cui si trovano 7 . Un simile principio è non solo applicabile in linea generale a tutte le azioni (razionali e irra zionali), ma è addirittura pensabile che esso dia, euristicamente parlando, il meglio di se stesso proprio quando è applicato a azioni manifesta mente irrazionali («tanto più oscura è la ragione,

3 Ciò in effetti non è richiesto dal mo dello: si vedaJ.G. HARSANYI, «On thè Rationale of thè Bayesian Approach» in R.E. B utts , J. H intikka (a cura di), Foundational Problemi in thè Special Sciences, cit., pp. 381-82. 6 J.G. HARSANYI, «On thè Rationale of thè Bayesian Approach», cit., p. 381. 7 «Les individus agissent toujours d ’ une manière adaptée à la situation où ils se trouvent»; K.R. POPPER, «La rationalité et le statut du principe de rationalité», in E.M. CLASSEN (a cura

di), Le Pondements Philosophiques des Sy stèrnes Economiques, Payot, Paris 1967, p. 145. 8 J.W.N. WATKINS, «Imperfect Ratio- nality», cit., p. 167. 9 K.R. P opper , Conoscenza oggettiva, Armando, Roma 1975, p. 235 (corsivo nel testo). Si veda anche K.R. POPPER, «La rationalité et le statut du principe de rationalité», cit., p. 147.

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