Problemi della transizione 1983
Razionalità
appropriato a ogni situazione» 14 . Se B accetta queste critiche dovrà modificare la propria nozione di razionalità situazionale in troducendo, ad esempio, un requisito addizio nale in base a cui, per essere razionale (cioè ade guata alla situazione come l ’ agente la vede), un ’ azione dev ’ essere il risultato di una valuta zione metodica di tutte le possibili linee d ’ azio ne alternative, effettuata mediante una procedu ra sistematica di decisione che garantisce l ’ ogget tività di tale valutazione. Il requisito può venire ulteriormente determinato richiedendo che la procedura usata «sia una di quelle “ rispettabili ” , come la massimizzazione dell ’ utilità prevista o la minimizzazione della massima perdita possibi le» 15 . A questo punto, tuttavia, B si troverà a do ver spiegare come razionali solo quelle azioni che possono essere giudicate razionali secondo il pa rametro di razionalità implicato da quella proce dura — si troverà, cioè, a dover condividere una posizione metodologica tutto sommato abba stanza simile a quella del suo avversario — o, se vuole preservare i connotati essenziali della sua metodologia, a ammettere che questo parametro dipende comunque dalla valutazione che un agente dà del proprio problema di decisione — nel qual caso nessuna violazione di quel parame tro potrà essere normativamente interpretata co me un segno di irrazionalità da parte dell ’ agen te. Il fatto che egli abbia, ad esempio, minimiz zato deliberatamente la propria utilità prevista potrà essere comunque spiegato come una rispo sta «adeguata» (cioè razionale) alla situazione co me egli la vedeva 16 . In conclusione: ciò che il metodo di analisi si tuazionale di B non può fare (nemmmeno quan do sia «normativamente determinato») è garanti
3. Naturalmente, entrambi i nostri storici hanno, ciascuno dal proprio punto di vista, dei buoni motivi per dichiararsi insoddisfatti dei ri sultati ottenuti, e della particolare teoria della razionalità, usata dall ’ altro. B può, ad esempio, obiettare che la teoria della razionalità a cui A aderisce comporta l ’ esclusione di molte azioni (in pratica di tutte le azioni che non sono deter minatamente razionali) dal campo della raziona lità e che nessuno storico, per quanto rigido sia il suo atteggiamento razionalistico, può considera re euristicamente fruttuoso un principio che im plica un simile «manichesimo normativo» 10 . D ’ altra parte, se l ’ efficacia euristica di un princi pio di razionalità si misura soprattutto dalla sua applicabilità a azioni irrazionali, il principio usa to da A è pressoché irrilevante dal momento che esso può applicarsi ex hypothesi solo a azioni ra zionali. Da parte sua, A non potrà che dichiararsi ol tremodo insoddisfatto di quella che gli appare una preoccupante mancanza di determinazione normativa del metodo di analisi situazionale di B. Non solo la maggior parte delle azioni posso no essere spiegate, in base a questo metodo, co me «adeguate» (razionali) 1 ; ma addirittura niente esclude che anche le azioni di un pazzo o di uno psicopatico possano essere considerate ra zionali — cioè adeguate alla (luce di una appro priata ricostruzione della) situazione «come essi la vedevano» 12 . A troverà quindi perfettamente lecito, dal suo punto di vista, richiedere che la «logica della situazione» 13 venga sottratta alla personale valutazione e alla particolare regola di decisione propria di ogni singolo agente, per esempio «mediante alcuni postulati normativi e una regola di decisione che specifichi ciò che è
10 E, del resto, è comprensibile che un tale «manicheismo» lasci piuttosto per plesso chiunque sia portato a ritenere che vi sia uno stato intermedio fra la completa razionalità e la completa irra zionalità e che questo sia, anzi, caratte ristico di molte, se non della maggior parte delle, azioni umane. 11 Si veda, ad esempio, l ’ obiezione di Leach (J.J. L e ACH, «Thè Dual Function of Rationality», in R.E. B utts , J. HlN- TIKKA (a cura di), Foundational Pro- blems in thè Special Sciences, cit., p. 406): «Popper lascia così totalmente privo di specificazione ciò che conta co me adeguato che quasi ogni azione po trebbe esserlo». 12 Del resto, lo stesso Popper ha occa sionalmente sottolineato (K.R. POP PER, «La rationalité et le statut du prin cipe de rationalité», cit., pp. 147-148) che il suo principio di razionalità po
trebbe essere applicato anche alle azio ni di un pazzo. 13 La Logica della situazione, o analisi situazionale è stata descritta da K. Pop per in varie opere a partire da Thè Po- verty of Histoncism, London 1957, cap. IV, sez. 31 (trad. it. Miseria dello storicismo, Feltrinelli, Milano 1975, pp. 130-134); si veda anche Thè Open Society and Its Enemies, Routledge and Kegan Paul, London 1945, voi. II, cap. 14 (trad. it. La società aperta e i suoi nemici, Armando, Roma 1973) e Conoscenza oggettiva, cit. p. 235. 14 La proposta è avanzata da J.J. LEACH, «Thè Dual Function of Ratio nality», cit., p. 406. 15 Per questa proposta si veda N. KOERTGE, «Thè Methodological Status of Popper ’ s Rationality Principle», in Theory andDecision, 10(1979), p. 90.
16 Questo risponde in parte al dubbio della Koertge: «E se un agente si met tesse deliberatamente a minimizzare l ’ utilità prevista? L ’ azione risultante conterrebbe ancora come razionale?» (N. KOERTGE, «Thè Methodological Status of Popper ’ s Rationality Princi ple», cit., p. 90).
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