Problemi della transizione 1983
Razionalità
nibile per il raggiungimento dei loro fini 23 . Una persona può, ad esempio, compiere un ’ azione che non avrebbe compiuto se avesse potuto di sporre di maggior informazione; ciò non vuol di re, tuttavia, che quell ’ azione sia inappellabil mente irrazionale e che non possiamo conside rarla — almeno «imperfettamente» — razionale data l ’ informazione di cui l ’ agente disponeva al momento della sua adozione. B può quindi so stenere che un principio di «razionalità imperfet ta» è necessario a connettere un ’ azione con lo «schema di decisione» in base al quale è stata compiuta 24 . «Schema di decisione» è il termine che B ora usa per denotare l ’ insieme di tutti i fattori (in formazione, preferenze, obiettivi) che caratteriz zano la situazione — e entrano nel particolare processo di decisione — di un agente 25 . Se uno schema di decisione è formulato in modo suffi cientemente deliberato e consapevole, ci si apre la possibilità di considerarlo come un insieme di proposizioni da cui segue una certa conclusione pratica. Da notare 26 che una conclusione pratica non è un ’ azione; essa è, piuttosto, una prescri zione, ma una prescrizione alla quale l ’ agente può anche non conformarsi (infatti è logicamen te possibile che un agente adotti un ’ azione non in linea con la conclusione pratica che segue dal suo schema di decisione 26 ); che «segue» non va inteso necessariamente nel senso di «segue logi camente-»'. un agente può trarre dal suo schema di decisione una certa conclusione pratica sem plicemente perché non è riuscito a riconoscere, fra le infinite implicazioni del suo schema di de cisione, quelle che lo avrebbero portato a una conclusione pratica diversa 27 . Il principio di ra zionalità imperfetta asserisce quindi (in quanto regola metodologica) che «fornire una spiegazio ne congetturale per un ’ azione... equivale a po stulare uno schema di decisione che ha una con clusione pratica di cui quell ’ azione potrebbe es sere l ’ esito naturale» 28 . B può ora ragionare in questo modo. «Napo- .
leone ha agito in modo irrazionale» può signifi care o che ha adottato un ’ azione non in linea con la conclusione pratica che segue logicamente dal suo schema di decisione (com ’ è ricostruito congetturalmente da B); o che dal suo schema di decisione (com ’ è ricostruito congetturalmente da B) non segue una conclusione pratica corri spondente a quella azione. La prima alternativa può essere trascurata (per esempio aggiungendo al principio di razionalità imperfetta una clauso la addizionale per cui trascuriamo la possibilità logica che un agente adotti un ’ azione non in li nea con la conclusione pratica che trae dal suo schema di decisione al momento di compiere l ’ azione 29 ); la seconda alternativa implica che Napoleone ha tratto una conclusione pratica che non segue logicamente dal suo schema di deci sione. Il principio di razionalità imperfetta auto rizza B a rivedere lo schema di decisione di Na poleone in modo che da esso segua una conclu sione pratica appropriata all ’ azione in questio ne 30 . Tale azione può venire così congettural mente spiegata come un ’ azione «imperfetta mente» razionale, cioè razionale dati gli obiettivi di Napoleone e dato l ’ errore di valutazione che egli ha commesso nel derivare una conclusione pratica dal suo schema di decisione. 5. Naturalmente, in questo modo B non ha fatto fare un solo passo avanti alla soluzione del problema (del problema, cioè, di trovare un principio di razionalità non così rigidamente normativo come quello usato da A, ma nemme no così perversamente permissivo da rendere qualsiasi azione razionale sotto il profilo sogget tivo dell ’ agente 31 . E in realtà non sembra, alme no a questo punto della controversia, che uno studioso interessato a fornire resoconti razionali stici delle azioni umane abbia molto da scegliere fra una teoria della razionalità (normativa) che segna confini invalicabili fra il razionale e l ’ irra zionale e una teoria che, al contrario, rende que sti confini così incerti da compromettere l ’ idea stessa che la razionalità possa essere una caratte
infinite conseguenze logiche. Uno schema di decisione è destinato pertan to ad avere delle implicazioni inavver tite* (J. WATKINS, «Imperfect Rationa lity», cit., p. 208). 28 J. WATKINS, «Imperfect Rationali ty», cit., p. 209- Il principio di raziona lità imperfetta presuppone, inoltre, una seconda clausola che dovrebbe ga rantire l ’ obiettività di una spiegazione congetturale di un azione esigendo, in particolare, che una tale spiegazione sia sostenuta da un ’ evidenza indipen dente dalla stessa azione. Watkins, co munque, tralascia di discutere questa
clausola (si veda p. 210), la quale rima ne, pertanto, abbastanza vaga. 29 Si vedano a questo proposito le os servazioni di A. Donagan nel suo com mento al saggio di Watkins in R. B or - GER, F. ClOFFl (a cura di), Explanation in thè Behavioural Sciences, cit., p. 221. 30 J. WATKINS, «Imperfect Rationali ty», cit., par. 6.2. Si veda anche l ’ ap plicazione del principio allo studio di un caso storico nell ’ ultimo paragrafo del saggio di Watkins. 31 Infatti, B è meno che mai nella po
23 Si veda la nota 1 di p. 000. 24 Questa è la funzione assegnata al principio di razionalità imperfetta dal filosofo popperiano J. Watkins in J. WATKINS, «Imperfect Rationality», cit., p. 208. 25 J. WATKINS, «Imperfect Rationali ty», par. 6.1. 26 Ciò è in realtà ammesso dallo stesso Watkins; si veda J. WATKINS, «Imper- fectRationality», cit., p. 208. 27 «È logicamente impossibile che uno schema di decisione sia completamente articolato; infatti ogni proposizione ha
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