Problemi della transizione 1983
Razionalità
segua una conclusione pratica appropriata alla mossa fatale. A questo punto, spiegheremo il fatto che il giocatore ha attaccato con la regina — quando la mossa strategicamente razionale consisteva nel lasciarla al suo posto e muovere l ’ alfiere — come il risultato di un tentativo «im perfettamente» riuscito, e quindi «approssimati vamente» razionale, di lasciare la regina dov ’ era e muovere l ’ alfiere? 6. È stato osservato 33 che ogni concetto astratto solleva almeno due interrogativi fonda mentali; nel caso, ad esempio, della razionalità: cos ’ è la razionalità e cosa la fa apparire migliore (o «più essenziale») di altri attributi delle azioni umane. La prima domanda è affrontata dai teo rici della razionalità perfetta col metodo di «prendere in considerazione delle richieste ideali ed esaminare le loro conseguenze»; essi ci dicono pertanto cosa dovremmo aspettarci da persone (idealmente) razionali e che chiunque tradisca tali aspettative non può che essere considerato a tutti gli effetti irrazionale. «Una simile procedu ra è solo vagamente collegata all ’ effettiva prati ca... e può esserne completamente separata» 34
trascurando, ad esempio, che ciò che noi do vremmo aspettarci da una persona che si assume «razionale» — in base a una norma o a un tipo ideale di comportamento razionale — può non essere ciò che quella persona si aspetta da se stes sa in quanto razionale, cioè in quanto giudice della propria razionalità soggettiva (tenuto conto delle sue effettive capacità di comportarsi in mo do razionale). Naturalmente, possiamo ammet tere che ciò che le persone si aspettano da se stes se sia un comportamento non solo soggettiva mente ma anche oggettivamente razionale — e, quindi, che per quanto ammissibile «che ogni individuo sia il giudice finale della propria razio nalità soggettiva è inammissibile che ogni perso na sia il giudice finale della propria razionalità oggettiva» 35 . Ciò non toglie, tuttavia, che — po sti di fronte al problema — non sapremmo tro vare che poche azioni la cui razionalità (o irrazio nalità) non possa essere fatta dipendere dal pun to di vista che adottiamo 36 . Per questo, i teorici della razionalità imperfetta sembrerebbero ren derci un prezioso servizio quando ci autorizzano a spiegare azioni irrazionali come esiti imperfet
33 Si veda il contributo di P.K. Feyra- bend a C. HOWSON (a cura di), Me- thod and Appraisal in thè Physical Sciences, Cambridge University Press, 1976; trad. it. di G. Giorello e L. Mon ti, Critica della ragione scientifica. Me todo e valutazione nelle scienze fisiche, il Saggiatore, Milano 1981, pp. 372-373. Le citazioni che seguono nel testo e all ’ inizio della nota successiva sono a p. 374. 34 Anche se «la differenza viene nota ta», il fatto che le richieste di un com portamento idealmente razionale di ra do si accordino con il comportamento reale viene o sottovalutato o presentato come un vantaggio. Entrambi gli at teggiamenti sono presenti in J.C. HAR- SANYI, «Advances in Understanding Rational Behavior», cit. Harsanyi sotto linea che il fatto che il comportamento reale (ma anche quello di «qualsiasi ro bot di complessità strutturale men che infinita»!) non si conformi al modello di comportamento razionale «significa che in alcune situazioni i modelli di comportamento razionale non saranno molto utili nell ’ analisi del comporta mento umano»; ma — aggiunge — «è chiaramente una questione empirica quali tipi di situazioni... si prestino, e in quale misura, a un ’ analisi in termini di modelli di comportamento raziona le» (p. 318). E a p. 317: «Anche se l ’ ar gomento delle nostre indagini non fos se il comportamento umano, ma piut tosto il comportamento di robot che perseguono lo scopo, un modello di
comportamento di un robot «raziona le»... sarebbe uno strumento analitico di grande valore. Naturalmente, pro prio come nel caso di esseri umani, un simile modello razionalistico operereb be solo con robot altamente “ raziona li ” ». Si veda anche p. 315 (dove Harsa nyi elogia «la prospettiva di rimpiazza re la nozione di comportamento razio nale del senso comune con una nozio ne di razionalità molto più generale, molto più precisa, e concettualmente molto più ricca»), e l ’ affermazione di R. Carnap in R. CARNAP, «Logica in duttiva e decisioni razionali» (in R. CARNAP, Analiticità, significanza, in duzione, a cura di A. Meotti e M. Mondadori, il Mulino, Bologna 1971, p. 508): «poiché il nostro scopo non è la psicologia del comportamento uma no reale nel campo del ragionamento umano induttivo, ma piuttosto la logi ca induttiva come sistema di regole, noi non miriamo al realismo... Pensare al progetto di un automa potrebbe aiu tarci a trovare regole di razionalità. Una volta trovate queste regole si pos sono applicare non solo alla costruzio ne di un automa, ma anche per guida re gli esseri umani nel loro sforzo di prendere delle decisioni razionali nella misura permessa dalle loro limitate ca pacità» (corsivo nostro). Sul problema in generale dell ’ adeguatezza del cosid detto modello Ramsey-De Finetti- Savage di comportamento razionale, si veda M. MONDADORI, «Induzione sta tistica», in Enciclopedia, VII, Einaudi,
Torino 1979 35 A.C. MlCHALOS, «Rationality Bet- ween Maximizers and Satisficers», cit., p. 435. 36 Questa posizione è espressa con molta efficacia da Antigone nella tra gedia di Sofocle (w. 477-470).
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