Problemi della transizione 1983
Scienza e organizzazione del lavoro
re, come per il rinascente o sempre presente neoluddismo, ed il suo centro è oggi la capacità di riannodare un ’ innovazione di processo, che si può pensare di indirizza re, non certo di contrastare, con un ’ innovazione di prodotto, che rilancia come cen trale il nodo della produzione di merci. Ed è questo il piano sul quale forse sarà ne cessaria la più ampia «innovazione» di teorie economiche e di politiche sociali. Cosa vuol dire infatti oggi discutere di innovazione di prodotto e di produzione di mer ci? Dire innanzitutto quali bisogni si intende privilegiare nel realizzare le nuove ca pacità produttive, determinate da questa fase dell ’ innovazione tecnologica, quali valori d ’ uso si intende incorporare nel lavoro, ma anche nei beni, con quali soggetti sociali costruire quell ’ unità, quella solidarietà, che solo può portare a mettere in di scussione l ’ oggettività, questa oggettività dei processi di ristrutturazione produtti va. Innovazione di prodotto vuol dire anche pronunciarsi su quali consumi di massa si intende fare leva per rilanciare una produzione di merci che si vuole allargare, non restringere. Discussione rispetto alla quale si pone in termini complessivamen te nuovi anche il rapporto con il lavoro tecnico-scientifico. E sul terreno della definizione dei bisogni che si intende costruire, ma soprattut to dei valori d ’ uso che si intende realizzare, che il rapporto con i complessi e a volte contraddittori strati di lavoro tecnico-scientifico, può essere costruito; agendo co munque per ricomporre un processo sociale, che oggi segna pesanti ipoteche. Que sti ultimi anni hanno segnato, dentro la crisi della socializzazione, di cui si è già ac cennato, anche il definirsi di autonomie, il cui segno non è certo quell ’ articolazione del corpo sociale, che è garanzia fondamentale della natura democratica dei proces si sociali in atto. Per schematizzare, si è assistito ad una progressiva separazione tra logiche di crescita, ma anche di aggregazione del lavoro tecnico-scientifico e modi di espressione e rappresentazione dei bisogni. Nei processi di rappresentanza per gruppi sociali e di ricerca di garanzie separate, che attraversano tutta la società ita liana, questa contraddizione non è certo irrilevante, anche nell ’ affermare la «nuova oggettività» dei processi di ristrutturazione produttiva in atto. Quello che tuttavia va detto, con chiarezza, è che se questa pratica delle autonomie si consolida, saran no destinate a diminuire ulteriormente sia i tassi di crescita, che l ’ incidenza stessa della ricerca sulle scelte di politica economica. Ma «chiamare la scienza» a discutere di valori d ’ uso da incorporare nei nuovi pro cessi produttivi ed in nuove merci, vuol dire soprattutto riprendere una riflessione sul rapporto che si può istituire, dentro questa crisi e questi processi sociali di auto nomia, tra ricerca scientifica e decisione politica, là dove la decisione politica si pro ponga di modificare la direzione dei processi innovativi, senza rinunziare o costruir si dentro un confronto con tutti i soggetti sociali coinvolti. Con una grande atten zione. In una fase di transizione, come quella odierna, sembra venire quasi sponta neo abbandonare il modello scientifico e contrattuale costruito sulla rigidità mecca nica di linea, sulla prestazione fisica, sul controllo del gruppo operaio omogeneo su quantità fisiche di produzione, dimenticandosi che recuperi più elevati di produtti vità sono realizzati ancora oggi attraverso le piccole innovazioni, e che comunque, spostato se si vuole, il nodo centrale rimane il controllo. Un controllo che, se si limi ta a contrattare gli effetti dell ’ innovazione, non solo sarà comunque subalterno alle scelte di impresa, ma renderà inoperante la stessa discussione sull ’ innovazione di prodotto. Contrattare l ’ introduzione delle tecnologie ed, in prospettiva, la progettazione di nuove macchine, misurando rispetto a questi obiettivi le pratiche e le forme or ganizzative della contrattazione, senza dimenticare che quello che sta oggi accaden do è che mentre muta il sistema dei vincoli, sembra non mutare il modello di divi sione del lavoro, aprendo contraddizioni che non sono laceranti solo per il movi mento operaio. Ma per arrivare a costruire un nuovo modello di contrattazione, in grado di misurarsi con l ’ introduzione delle tecnologie, senza liquidare quel patri monio di conoscenze operaie, che è al centro dell ’ attacco padronale e che per bre vità si indica come modello informale di organizzazione del lavoro, è necessario af
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