Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
frontare con maggiore articolazione, soprattutto in questa sede, i problemi della professionalità, con gli annessi politici ed ideali che presenta. L ’ attuale quadro dell ’ automazione dei processi produttivi si differenzia in modo abbastanza netto da quello dell ’ automazione della grande produzione di serie. Mentre nella produzione di massa dei beni di consumo durevoli i processi della pri ma automazione sono tutto sommato ancora prevalenti, la linea di innovazione og gi più significativa e che caratterizza gli sviluppi dell ’ automazione e della ristruttu razione industriale anche quando, come spesso avviene, le sue applicazioni siano parziali e quantitativamente non prevalenti, è contrassegnata dall ’ uso di sistemi versatili e flessibili, la cui specifica applicazione è sovente definita non dalla loro struttura fisica ed attrezzatura materiale, ma dalla sequenza di istruzioni di funzio namento che ad essi sono comunicate. È una linea che viene alla ribalta praticamente a partire dalla seconda metà degli anni ’ 70, e le cui caratteristiche possono essere così schematicamente ricordate: — La crisi, iniziata negli ultimi anni ’ 60 ed ormai divenuta praticamente irrever sibile, del precedente modello di automazione della grande fabbrica e dell ’ organiz zazione ad essa legata. Essa si era dimostrata troppo vulnerabile quando venisse me no l ’ adesione alle sue regole e poneva quindi la necessità di sistemi produttivi più adattabili ad un comportamento elastico (o addirittura conflittuale) degli uomini. — La corrispondente necessità di venire incontro, almeno in forma parziale e mistificata, alle richieste maturate nel movimento operaio in tema di qualità del la voro. — La necessità di un adattamento a più difficili condizioni di mercato che impo nevano una diversificazione di modelli e versioni con mix variabile ed un più fre quente ricambio, facendo venir meno le condizioni di rapido ammortamento degli impianti di automazione rigida. — Il nascere di una domanda di riqualificazione anche da parte dell ’ impresa di piccola e media produzione, non suscettibile di applicazione dell ’ automazione rigi da, che le permettesse di uscire da un ’ area condizionata dall ’ arretratezza tecnologi ca e dalla contemporanea necessità di una forza lavoro di elevata qualificazione tra dizionale. — La tendenza a sviluppare il decentramento fisico della grande industria, che suddivida le grandi concentrazioni operaie, senza rinunciare ad un diretto controllo centralizzato dell ’ andamento produttivo. — Infine, l ’ avanzare sulla scena dell ’ automazione di settori e situazioni di lavo ro che ne parevano assai lontane: dal lavoro d ’ ufficio, sia tecnico che amministrati vo, al terziario ed alla pubblica amministrazione ed alla diffusione dell ’ informazio ne. Tutte queste esigenze finiscono col far capo, come si è accennato, alla richiesta di un ’ automazione che possieda caratteristiche di «flessibilità» e «versatilità». Sono termini, questi, di significato non univoco né completamente equivalenti fra di lo ro, che si possono tradurre sommariamente, facendo riferimento per comodità alle produzioni industriali, in: — Capacità del sistema produttivo di compensare le variabili di disturbo, siano esse dovute ad inconvenienti tecnici, organizzativi o a comportamenti umani, col minimo possibile di degradazione delle sue prestazioni. — Capacità di adattarsi a variazioni non predeterminate nei ritmi di produzione e nel mix dei prodotti colla massima rapidità possibile; nel casd ottimale accettan do elementi di una certa classe alla rinfusa. — Capacità di essere riutilizzato col minimo di adattamenti e col massimo di ri cupero delle strutture fisiche («hardware») a fronte di trasformazioni consistenti nei tipi di prodotto. Non sarebbe difficile, in linea di principio, trovare definizioni di massima analo ghe che si adattino a settori diversi dalla produzione industriale mentre le caratteri stiche dell ’ automazione rigida della grande produzione non corrispondono a nessu na di quelle esigenze né si prestano ad una simile estensione al di fuori dell ’ indu
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