Problemi della transizione 1983

Scienza e organizzazione del lavoro

stria. Esposizione delle caratteristiche richieste alla nuova automazione fatta certo dal punto di vista dell ’ imprenditore: infatti fino ad oggi è stato l ’ imprenditore ad av viare in positivo i processi di ristrutturazione ed innovazione, ai quali ha richiesto quindi evidentemente la soluzione dei suoi problemi. E vero che molte delle inno vazioni non sarebbero state avviate o lo sarebbero state sotto una forma diversa sen za la pressione del movimento dei lavoratori, esercitata in negativo (rifiuto di accet tare una certa organizzazione o certe condizioni di lavoro) o in positivo (richiesta di modifica dell ’ organizzazione e/o dell ’ ambiente). Ma ciò è avvenuto finora soltanto attraverso il meccanismo indiretto dell ’ uso del potere contrattuale per imporre una richiesta, lasciando all ’ esclusiva responsabilità dell ’ imprenditore la scelta di una so luzione, salvo poi verificarne a posteriori la corrispondenza con le rivendicazioni inizialmente avanzate. Ma in che senso è possibile individuare nel complesso di trasformazioni che si vo gliono proporre, spesso in modo contraddittorio ed estremamente disomogeneo, ri sposte alle domande che si possono raccogliere sotto i termini di nuova automazio ne, ristrutturazione industriale, automazione dei servizi, ecc., degli elementi unita ri sui quali rifondare il discorso sulla professionalità in questa nuova fase? È importante, quando si parla di tecnologie elettroniche, ricordare che a questo riguardo non si parla tanto di applicazioni di una tecnologia stabilizzata quanto di un complesso di sviluppi che interessano in continuità il settore della ricerca appli cata e spesso in campi che con l ’ elettronica vera e propria, tradizionalmente intesa, hanno ben poco a che fare. La produzione di circuiti a sempre più alto livello di in tegrazione, sia di uso generale che dedicati, utilizza sempre più affinati procedi menti nei quali ha un ruolo fondamentale la fisica dello stato solido; la definizione delle loro funzioni, sia che si tratti di unità a corrispondenza definita fra ingressi e uscite che di unità programmabili, chiama in causa la logica. Ed infine, anche sul terreno diretto delle applicazioni ai sistemi automatizzati, la definizione di detti al goritmi per la programmazione richiede spesso la collaborazione di ricerca matema tica ad alto livello. Non sarebbe privo di interesse, a questo proposito, esaminare come si configuri, ed a quali conseguenze possa portare, se lasciato a sé stante, questo spostamento verso un legame diretto con la produzione di specialisti che tradizionalmente si pensavano operanti in ambito di ricerca «indipendente». L ’ ambivalenza di giudizi e di atteggiamenti che si ripete anche a proposito di questa nuova fase di evoluzione tecnologica ed in particolare dell ’ influenza che essa può avere sulle caratteristiche di professionalità del lavoro, può essere ben rappre sentata dai due opposti commenti che si sentono fare a proposito dell ’ impiego sem pre crescente di robot: «Se il robot è in grado di fare tutto, quale ruolo resta all ’ uo mo nel processo produttivo?» si domanda da una parte, avanzando il timore di una organizzazione nella quale l ’ operaio sia ancora una volta una appendice, sempre meno importante, all ’ attività della macchina. «Se l ’ uomo non vuole più fare certi lavori perché stupidi, ripetitivi, disagevoli o nocivi e pericolosi, sarà il robot a farli, liberando così l ’ intelligenza dell ’ uomo per mansioni più elevate e creative», si ri sponde dall ’ altra. E non si tratta solo delle estremizzazioni proposte dagli «apocalittici» che non ve dono nello sviluppo tecnologico se non una maledizione che non può che peggiora re la condizione operaia o dai tecnocrati «integrati» per i quali sono assicurate le ma gnifiche sorti e progressive ed il miglioramento della condizione di lavoro si riduce all ’ unico aspetto della sua facilitazione e della riduzione o eliminazione dell ’ affati camento fisico. Sono punti di vista che si ritrovano, magari espressi in modo meno netto e categorico, in un gran numero di discussioni sull ’ argomento e che talvolta addirittura parzialmente coesistono. Sia l ’ uno che l ’ altro di essi soffrono di due limiti caratteristici di una visione ri duttiva del rapporto fra progresso tecnologico e professionalità del lavoro.

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