Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
vita, riduzione dei prezzi e sviluppo di nuovi prodotti. Nel caso dell ’ elettronica è abbastanza evidente la realizzazione delle prime due condizioni, mentre lo svilup po di nuovi prodotti ed anche di nuovi servizi non è per nulla automatico. Su que sto punto ci preme osservare che l ’ imprenditoria italiana ha di fatto privilegiato le innovazioni di processo, per evidente risparmio di personale e di risorse, non pun tando con altrettanta determinazione sulle innovazioni di prodotti e di servizi, che invece creano nuovi settori industriali (e a questo proposito l ’ elettronica potrebbe sfruttare tutto il potenziale innovativo insito nella sua caratteristica di infratecnolo- gia) e generano una domanda di nuovi posti di lavoro (specialmente nei servizi), ta le da compensare i livelli occupazionali eccedenti nei settori tradizionali. C ’ è inoltre da tener presente che nella diffusione di tecnologie avanzate hanno sempre maggiore importanza altri elementi economico-tecnici (vedi ad esempio la cimulatività delle innovazioni e il tempo di diffusione) e politico-istituzionali (vedi politiche industriali adottate dai governi e habitat industriale favorevole all ’ innova zione). Anche per quanto riguarda la struttura dell ’ offerta è opportuno parlare di tecno logie più che di settori; in realtà già da tempo si assiste ad un ridisegno delle strate gie delle singole imprese, e ad una nuova ripartizione di mercati e di prodotti, pro prio in funzione delle caratteristiche e delle variabili politico-istituzionali di cui pri ma parlavamo. Le barriere di certi mercati non sono più così rigide come un tempo: basta pensa re che ad esempio CIT-Alcatel e Fujitsu stanno per entrare nella commutazione elettronica degli USA, e viceversa sul mercato giapponese dei PABX si affacciano ditte nordamericane e forse anche la stessa ATT. La nascita del nuovo comparto della telematica sposta notevolmente gli interessi dei grandi gruppi internazionali ed omogeneizza sempre più aziende di matrice in formatica con quelle tradizionali delle telecomunicazioni. Se infatti la Ericsson pensa che a fine anni ’ 80 la metà del suo fatturato sia rappresentata dai nuovi pro dotti di telematica, una tipica azienda informatica come la Nixdorf ipotizza di atte starsi anch ’ essa alla stessa quota di prodotti telematici, sia pure a lungo termine. Anche gli accordi transnazionali e le joint-venture avvengono ormai su trattative ben precise per alcune specializzatissime tecnologie, o per determinati prodotti, in dipendentemente dall ’ esperienza di base di ogni singola impresa e spesso anche al di là di collaborazioni fra gruppi dello stesso paese. Per l ’ insieme di tutti i motivi precedentemente esposti — politici, tecnici e di mercato — al fine di costruire una strategia di politica industriale non contingente ma organica e di ampio respiro, bisogna partire dall ’ internazionalizzazione dei mercati e da una obiettiva valutazione dei reali punti di forza del nostro apparato produttivo. Per molti comparti industriali ormai si deve parlare di tre grossi blocchi: USA, Giappone ed Europa. Finora il Giappone è penetrato in Europa in particolari com parti (vedi elettronica di consumo) o in paesi che ne hanno facilitato l ’ ingresso (vedi la Gran Bretagna), ma nell ’ immediato futuro c ’ è da prevedere una maggior deter minazione giapponese nel volere entrare nel comparto di base della microelettroni ca o in nuovi mercati (telematica), e perciò sarebbe opportuno che i paesi europei definissero una linea di comportamento non protezionistica ma che salvaguardi i propri punti di forza. A livello di imprese altre volte sono falliti progetti comunitari per le tecnologie avanzate (UNIDATA), mentre la CEE negli ultimi anni ha elabo rato progetti assai specializzati per l ’ informatica, la microelettronica e l ’ armonizza zione delle telecomunicazioni, e studi interessanti, come quello sulle conseguenze sociali della diffusione della microelettronica. Ovviamente condizione necessaria affinché l ’ Italia si inserisca costruttivamente nelle politiche comunitarie del settore è che abbia un suo piano strategico e punti di riferimento all ’ interno del proprio apparato. Ultimamente è nato il progetto ESPRIT (European Strategie Programme of Reasearch in Information Technology) a
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