Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

mente i singoli programmi di intervento. I piani strategici presentati dalle aziende operanti in Italia, qualora ritenuti congruenti alla strategia e all ’ interesse nazionale nel settore, dovrebbero ricevere gli appositi sostegni previsti dalle diverse legislazio ni. Per progetti finalizzati riguardanti tecnologie e sistemi altamente innovativi ed a carattere nazionale, si dovrebbe pensare al coinvolgimento di più imprese col coordinamento degli organismi nazionali di programmazione. Le forme di inter vento diretto a sostegno delle aziende si dovrebbero attuare, oltre che con contratti di ricerca o di sviluppo, anche con programmi congiunti fra più imprese. Natural mente tali contratti dovrebbero regolare, nella forma più agile possibile, gli impe gni dello Stato e dell ’ impresa, gli obiettivi da raggiungere e la indicazione dei para metri di controllo per il raggiungimento degli obiettivi. Particolari facilitazioni do vrebbero essere predisposte per quelle imprese che si impegnino realmente per nuove produzioni nel Mezzogiorno. A nostro avviso infatti le aree meridionali asse diate da gravi crisi dei settori tradizionali, possono solo essere salvate con una politi ca industriale ad ampio respiro, che preveda in quelle stesse zone opere di riconver sione produttiva e di riqualificazione professionale. Oltre alle forme, puma citate, di sostegno alle imprese, per realizzare l ’ intervento statale in comparti industriali di indiscussa priorità, si potrebbe pensare ad apposite finanziarie (anche con parteci pazione minoritaria), o ad agenzie, in grado di canalizzare il risparmio privato verso progetti finalizzati. Con operazioni di tal genere lo Stato potrebbe intervenire, in sieme al capitale privato, in progetti industriali a lungo termine e che richiedono massicci investimenti e potrebbe anche agire come sostegno ad aziende italiane im pegnate in partecipazioni transnazionali. Per quanto concerne l ’ intervento legislativo, si deve trovare al più presto un rac cordo fra le diverse leggi e un coordinamento dei diversi piani interessati al settore, primo fra tutti quello del richiesto «Piano dell ’ informatica» col già approvato «Pia no nazionale di sviluppo e potenziamento dei servizi di telecomunicazione» del Mi nistero PP.TT. La 675 deve essere snellita e ristrutturata (vedi la proposta già cita ta), insistendo particolarmente sulla separazione netta tra i problemi di sviluppo e quelli di crisi e sull ’ opportunità di avviare il cosiddetto «meccanismo della riserva» (cioè lasciare una quota parte di risorse per piccole aziende e per allocazioni territo- toriali particolari, vedi il Mezzogiorno). In questo quadro bisogna ridisegnare la GEPI, riconducendola ai suoi compiti naturali, ed inserendola in una politica di salvataggio industriale, connessa alla nascita dell ’ Agenzia o Servizio del lavoro, ed alla riforma complessiva del collocamento. Sempre in tema di necessario coordinamento per interventi già in atto, bisogna sottolineare due punti: anzitutto si deve evitare sovrapposizione di interventi, vedi ad esempio «Fondo per l ’ innovazione» e «Fondo IMI», ed in secondo luogo si deve chiarire l ’ indeterminatezza sul nesso fra progetti CNR ed i piani di ricerca nei setto ri strategici del piano a medio termine. Ci preme infine sottolineare un punto che non è certamente l ’ ultimo per importanza: anche se le grandi scelte strategiche na zionali devono essere correlate ad una o più azienda capo-fila, bisogna comunque prevedere interventi legislativi talmente agili ed automatici da poter premiare gli sforzi di progettazione, sviluppo e ingegnerizzazione di medie e piccole imprese. A tal fine si potrebbe anche pensare ad apposite forme di incentivo atte a favorire la formazione di nuove imprenditorialità, vedi ad esempio il caso delle aziende di software, di cui parleremo in seguito. 5. Punti di forza dell ’ apparato produttivo Venendo più direttamente a parlare delle indicazioni concrete di politica indu striale, l ’ Olivetti rappresenta certamente il punto di riferimento dell ’ industria na zionale dell ’ informatica, pur con i limiti e le critiche alla politica di eccessiva com mercializzazione e di scarsa Ricerca Scientifica (R.S.) autonoma, portata avanti dal la azienda in questi ultimi anni. Non ci sfugge l ’ alternativa entro cui si colloca oggi

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