Problemi della transizione 1983

Politica industriale

l ’ OIivetti: entrare nell ’ orbita dello Stato francese tramite la CIT-Alcatei, o perse guire una politica di alleanze con gruppi italiani. Allo stato attuale la situazione ap pare estremamente fluida, ma lo scambio avvenuto fra Saint-Gobain e CIT-Alcatel potrebbe avere ripercussioni anche sul mercato italiano non solo dell ’ informatica, ma in quello delle telecomunicazioni, dove è ben nota la volontà di espanzione del la CIT-Alcatel. Non c ’ è dubbio che il sostegno alla R.S. dell ’ Olivetti si inquadra nelle iniziative di politica industriale prima illustrate; eventuali altre operazioni con intervento sta tale — vedi la possibilità di riprendere la quota azionaria al governo francese — do vrebbero essere inserite in un preciso intervento dello Stato nell ’ industria dell ’ in formatica attraverso propri organismi e con precise garanzie circa il reale utilizzo delle risorse. In questo quadro si potrebbe vedere anche un sempre maggior coinvolgimento della Honeywell nella politica di piano portata avanti dalle aziende italiane, e del resto la Honeywell per tradizione, esperienza e presenza qualificata nel territorio potrebbe essere inserita nella politica industriale nazionale. Per essere più chiari su quest ’ ultimo punto precisiamo che la nostra è una sempli ce ipotesi, che non parte da nessuna idea precostituita; del resto operazioni di que sto tipo possono nascere solo dall ’ interno delle aziende, anche perché in Italia non c ’ è purtroppo un ’ autorità politica che in qualche modo possa pilotare alleanze transnazionali. L ’ avvio di un piano per l ’ informatica, oltre che un valido strumento per l ’ intero processo di programmazione, è un elemento essenziale per un comportamento or ganico dello Stato nei confronti delle multinazionali presenti in Italia. In particola re verso la IBM, ma anche verso quelle multinazionali impegnate solo nella com mercializzazione, oltre che una futura legislazione ad hoc in ambito comunitario, si dovrebbero adottare quelle «regole pratiche» contenute nel «Programma finalizzato elettronica» CIPI del 1978 7 * : «Le aziende a capitale estero debbono tendere ad una situazione attiva o quanto meno di pareggio nei propri flussi complessivi di impor tazioni ed esportazioni di prodotti finiti, semilavorati, parti e royalties. Le aziende a capitale estero debbono dotarsi di strutture di ricerca e sviluppo sostanzialmente comparabili a quelle che operano nelle economie europee più sviluppate, sia pure con modalità che potranno essere diverse da caso a caso». Senza dubbio la gestione intelligente della domanda pubblica tramite le due precedenti regole, mai applica te, stimolerebbe una presenza produttiva più qualificata in Italia dei gruppi inter nazionali (dal 1978 ad oggi alcune multinazionali dell ’ informatica hanno notevol mente aumentato la loro quota nei nuovi segmenti di mercato), e forse potrebbe anche avviare eventuali processi di collaborazione, tecnologica o commerciale, con alcune aziende italiane. Nella microelettronica è abbastanza semplice individuare nella SGS-Ates l ’ azien da leader nazionale che, pur con i limiti e le perplessità che può suscitare per situa zioni abbastanza note, ha un ’ esperienza, un know-how ed una quota di esportazio ni di tutto rispetto. A nostro parere però la SGS-Ates avrebbe bisogno di capitale fresco per i grossi investimenti ad alto rischio che comporta la componentistica, e contemporaneamente avrebbe anche la necessità di una ancor più vivace politica di accordi e di joint-venture a livello internazionale per acquisizione e scambio di know-how. Dobbiamo anche riconoscere che per un mercato come quello della mi croelettronica e per rilanciare lo sviluppo della SGS-Ates, bisognerebbe anche pun tare su vincoli per la domanda pubblica di componenti (come fanno molti paesi): per questa via si potrebbe anche realizzare una collaborazione più spinta fra siste

7 vedi: Programma finalizzato elettronica del CIPI, 2 a stesura, pag. 9, Roma 10 Novembre 1978.

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