Problemi della transizione 1983

Le manipolazioni genetiche

di Alberto Monroy

L ’ esplosione delle ricerche nel campo della «Ingegneria Genetica» (erro nea traduzione della espressione inglese «Genetic Engineering» che vuol dire «Manipolazioni Genetiche» che userò in questo scritto) ha causato non solo giustificati (e anche ingiustificati) entusiasmi ma anche reazioni emotive tra i non addetti ai lavori. Desidero premettere che io non mi occupo direttamen te di Manipolazioni genetiche, ma di Biologia dello Sviluppo. Per chiunque però lavori in questo campo, come d ’ altra parte in tutti i campi della Biolo gia, è indispensabile seguire da vicino gli sviluppi dei risultati delle manipo lazioni genetiche che hanno infatti aperto orizzonti nuovi e grandiosi in tutti i campi della Biologia. Per me il più grande contributo che i risultati delle manipolazioni genetiche hanno dato alla Biologia è stato proprio quello di aver prodotto una vera rivoluzione nelle nostre conoscenze sulla organizza zione e sulla funzione del materiale genetico (il genoma). Le applicazioni di queste conquiste non sono, certo, da sotto valutare ma nemmeno da demo nizzare. Di questo aspetto si può, anzi si deve, discutere (sebbene io non sia sicuro di essere la persona più competente a farlo) mentre il valore conosciti vo di esse, e cioè il contributo culturale che i risultati delle manipolazioni ge netiche hanno dato è fuori discussione. Questo si può riassumere in poche parole. Alla nozione di un genoma rigido, e cioè costituito da geni ciascuno con la sua precisa localizzazione si è sostituita quella di una organizzazione dinami ca di geni dotati di mobilità non solo all ’ interno dello stesso cromosoma ma anche da un cromosoma all ’ altro. Questo, già di per sé, è cosa molto impor tante e che ha importanti implicazioni sia dal punto di vista del problema del differenziamento che da quello dell ’ evoluzione. Appurato questo fatto, le tecniche di manipolazione genetica hanno consentito un salto di qualità nello studio del genoma. In questo scritto analizzerò brevemente alcuni di questi punti. Nella concezione «classica» il gene viene definito come l ’ unità di trascri zione: e cioè ogni gene sarebbe un segmento di DNA che «trascrive» una molecola complementare di RNA messaggero (mRNA) che, a sua volta, vie ne «tradotta» in una specifica molecola di proteina. Da questo il principio «un gene una proteina», formulato dopo le fondamentali ricerche di Beadle e Tatum, che negli anni cinquanta aprirono la strada a comprendere come i

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