Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Per la commutazione elettronica, la cui introduzione facilita enormemente l ’ in tegrazione di servizi di tipo nuovo e lo sviluppo armonico delle reti di informatica, si deve arrivare quanto prima possibile alla scelta del secondo sistema, in base a quanto affermato nella delibera CIPE del marzo 1982. A nostro avviso infatti ogni ulteriore ritardo nella decisione (fondata su vantaggi reali per il paese) rende obiet tivamente difficile ogni tipo di programmazione, sia del gestore, sia dei costruttori, e certamente non stimola le multinazionali ad un maggior impegno in Italia. E in fatti evidente che l ’ obiettivo dei due sistemi, oltre che razionalità e facilità di eserci zio per il gestore, deve portare ad una più qualificata presenza (in export e in loca lizzazione di R.S. e produzione) delle multinazionali, che in altri paesi hanno ac cettato situazioni assai diverse fra loro. Non è certamente da oggi che insistiamo per il pieno sviluppo e l ’ industrializzazione del sistema Proteo; il sostegno alla R.S. della Italtel, ma anche della Telettra (che ha tuttora un valido punto di forza nelle trasmissioni), deve far sì che nell ’ attuale fase di realizzazione del Proteo la tecnolo gia italiana bilanci almeno quella della GTE. La sfida accettata col partner norda mericano deve diventare per la Italtel, in piena intesa con la Telettra, la via per esprimere al meglio tutte le sue capacità progettuali, a partire dalla prossima gene razione della commutazione elettronica (che non deve essere considerata come un sistema compiuto, ma come una famiglia di prodotti destinati ad evolversi nel tem po) e da concreti programmi di diversificazione, per altro inseriti nel Piano quin quennale. Il nodo di una possibile collaborazione della Italtel con l ’ Olivetti potreb be essere sciolto con accordi strategici per cooperazione tecnica a medio-lungo ter mine: per l ’ immediato si impone almeno una chiarificazione sulle rispettive linee di interesse. Certamente su questo tema non sarà indifferente il rapporto della Oli- vetti con quello che sembra il suo attuale partner francese, cioè con la CIT-Alcatei, i cui interessi nelle telecomunicazioni sono ben noti. Oltre a quelle già citate esistono altre aree strategiche delle telecomunicazioni (spaziale, optoelettronica, radaristica, etc.) che occupano nicchie di mercato assai interessanti, e nelle quali la nostra industria ha delle carte da giocare. A questo pro posito, la tradizione e la tecnologia della Selenia e del suo raggruppamento in alcu ni di questi comparti, devono essere sostenute e sviluppate, mentre per quanto ri guarda il suo impegno in determinati segmenti dell ’ informatica, sarebbe opportu no un maggior coordinamento nell ’ ambito del gruppo a cui appartiene. Affrontare oggi il tema dell ’ informatica e della microelettronica, richiedendo un apposito «Piano dell ’ informatica», vuol dire in gran parte parlare di software. Biso gna onestamente ammettere che l ’ Italia paga un certo ritardo politico e culturale nel non aver considerato il software come un vero e proprio comparto industriale, e nel non avergli assegnato per tempo quel ruolo strategico che gli compete. Conse guentemente a questa osservazione bisogna prevedere l ’ accesso del software a tutte le leggi, attuali e future, di sostegno ai settori di primaria importanza nazionale. Bisognerebbe inoltre pensare anche a forme adatte a favorire la formazione impren ditoriale in questo comparto, vedi il modello estero per la «creazione di imprese». In effetti la capacità che le aziende di software hanno di stimolare attività impren ditoriali, andrebbe utilizzata sia per favorire l ’ esistente tessuto industriale costituito dalle imprese minori, sia per sviluppare Cambiente tecnologico» in aree di recente industrializzazione. Nel campo del software esiste in Italia un gruppo a PP.SS. di notevoli dimensioni — la Italsiel e le aziende ad essa collegate — che rappresenta un esempio unico al mondo di impresa nata per la Pubblica Amministrazione (P.A.). La Italsiel deve quindi avere un ruolo particolare nel «Piano dell ’ informati ca», non solo operando nella ristrutturazione della P.A. centrale e periferica (cor reggendo impostazioni e criteri operativi), ma anche nel promuovere e favorire una maggiore integrazione con altre attività informatiche nell ’ ambito delle PP.SS. Bisogna infine ricordare l ’ importanza crescente che ha per l ’ industrializzazione del software il suo collegamento organico con l ’ Università e con la ricerca, per cui sono auspicabili progetti comuni per obiettivi selettivi e strettamente finalizzati. Nell ’ ambito di una politica di piano, abbiamo finora esposte indicazioni concre

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