Problemi della transizione 1983
Politica industriale
te riferite a reali punti di forza del nostro apparato produttivo, o ad aree industriali altamente innovative. Infine, come abbiamo già accennato precedentemente, per tecnologie e sistemi strategici e a carattere nazionale (vedi: le fibre ottiche e le loro innumerevoli applicazioni, le comunicazioni via satellite, la robotica, e le reali pos sibilità di sviluppo dell ’ «office automation») sarebbe opportuno giungere a progetti finalizzati con una azienda capo-commessa, ma che riuniscano altre imprese anche prevalentemente impegnate in settori diversi. A questo riguardo sarebbe auspicabi le — se in Italia esistesse un ’ autorità politica in grado di pilotare strategicamente il settore — chiarire le intenzioni di quei grossi gruppi privati interessati alla diversifi cazione, ma che già oggi sono impegnati nel settore (ad esempio la FIAT si colloca fra i primi tre gruppi italiani per fatturato globale nei differenti comparti dell ’ elet tronica). Queste proposte si inquadrano in una politica di programmazione che il PCI ha da sempre portato avanti e della quale oggi molti sentono la necessità. Infatti nel periodo 1976-79 il dibattito sulla riconversione industriale raggiunse solo obiettivi legislativi, ma sostanzialmente non riuscì ad avviare il processo di programmazione per forti resistenze non solo di determinate forze politiche, ma anche di settori con findustriali che nascondevano la loro netta opposizione dietro la cortina fumogena del dibattito culturale fra «settori» e «fattori». Oggi una certa parte imprenditoriale richiede una politica di piano, soprattutto in un settore così strategico, in cui l ’ in tervento pubblico è da tempo attuato in tutti i paesi industrializzati, sia pure in for me assai diverse fra loro; non è un caso che il concetto di «sistema-paese» viene spes so citato in ambito industriale ed è una dimensione che emerge da una visione rea listica del mercato mondiale. Il mondo delle aziende avverte la necessità di avere un quadro di riferimento nazionale, in una fase in cui «gli strumenti di previsione a di sposizione delle aziende si sono rivelati inefficaci di fronte al salto di continuità»; a tal proposito giustamente osserva Lamborghini 11 : «in questi anni pertanto le impre se, chi più e chi meno, hanno navigato a vista senza bussola in un mare tempestoso. In più, tanto per restare nel linguaggio marinaro, quando scorgevano, come nel ca so italiano, una parvenza di faro, ad esempio qualche bozza di programma gover nativo, e vi si orientavano, rischiavano di aumentare le probabilità di fracassarsi contro gli scogli». Il nostro approccio ci sembra estremamente pragmatico, ed inoltre vuole essere aperto ad ogni forma di contributo esterno, proprio perché siamo convinti che solo da un confronto fra tutte le forze politiche, culturali e sociali, possa uscire una «stra tegia per lo sviluppo», che per essere attuata avrà comunque bisogno di volontà e consenso politico che oggi purtroppo in Italia stentiamo a vedere.
11 vedi: B. LAMBORGHINI, Relazione al Conve gno Ceep Pianificazione d'impresa e program mazione economica: confronto per gli anni '80, Riportata anche in «Mondo economico» n. 40 - 21 Ottobre 1981.
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